La poesia è vicina “Lontano da qui”

- gennaio 4, 2019

“Lontano da qui” è il secondo lungometraggio di Sara Colangelo ma è il suo primo film uscito in Italia. L’opera è il remake di un film israeliano dal titolo omonimo (il titolo originale di ambedue i film è “The kindergarten teacher”).

Lisa Spinelli (Maggie Gyllenhaal) è una maestra d’asilo appassionata di poesia. Al mattino premurosa maestra. Al pomeriggio responsabile madre di una famiglia che da tempo ha smesso di darle soddisfazioni. Di sera, finalmente, dopo aver espletato le funzioni della giornata, si dedica alla sua passione: la poesia. Lisa frequenta dei corsi di scrittura poetica per adulti, tenuti dal professor Simon (Gael Garcia Bernal). Nonostante la grande passione che la muove, non riesce a scrivere poesie che susicitino l’interesse della classe e del professore finché non scopre Jimmy Roy (Parker Sevak). Jimmy è uno dei suoi alunni e un giorno mentre aspetta che Becca, la sua baby sitter, lo venga a riprendere comincia a camminare avanti e indietro per la classe declamando dei versi come fosse in uno stato di trance.

Anna è bella (Anna is beautiful)

abbastanza bella per me (beautiful enough for me)

il sole illumina la sua casa gialla (the sun hits her yellow house)

è come un segno di Dio (it’s almost like a sign from God).

Quattro brevi versi possono bastare per comprendere la stoffa di un grande poeta e Lisa da brava cultrice dell’arte lo capisce subito. Cominceranno da qui degli ossessionati tentativi da parte della protagonista di salvaguardare e supportare l’arte di Jimmy che nessuno capisce e sostiene veramente, neanche Jimmy stesso.

Lisa intraprende, a costo di infangare la sua buona reputazione borghese, una vera e propria crociata in nome dell’arte, unico vero Sacro Graal che possa riscuotere l’umanità dal torpore in cui è caduta.

La missione è ancora più drammatica dal momento che Lisa sfida i precetti della società non per affermare la sua arte, ma quella di un’altra persona, di un bambino, “piccolo Mozart” della poesia. Anche qui nessuno capisce la portata della sua impresa e nemmeno l’altruismo che la muove.

Ma nel film della Colangelo nessuno sembra credere più nell’arte, nemmeno chi c’è l’ha in casa (i figli e il marito di Lisa), chi vi lavora (Becca, l’aspirante attrice baby sitter di Jimmy), chi la ammira (Sanjay, lo zio di Jimmy) e nemmeno chi la possiede (Jimmy).

Per affermare un mondo in cui l’arte è davvero elevata a valore fondamentale per l’umanità bisogna ancora guardare lontano da qui

A rendere la storia incredibilmente avvincente è proprio questo tenace tentativo destinato a fallire che, però, nonostante tutto, tiene lo spettatore incollato allo schermo per tutta la durata del film. Come nelle migliori storie, le motivazioni più altruistiche e di interesse collettivo si mischiano a quelle più individuali, portando il film ad essere continuamente in bilico tra diverse forze che collidono in maniera pericolosa: se il tentativo di Lisa sembra tanto genuino e generoso, questo è anche l’unico modo tramite il quale lei sente di poter essere utile al mondo e far del bene a se stessa. Molto forti anche i momenti in cui la protagonistas sembra essere davvero mossa nell’azione da un sincero amore per Jimmy, ma quando la storia sembra prendere questa piega, subito se ne distanzia.

La vera forza di questo è film è senza dubbio la sceneggiatura, vera bomba a orologeria pronta ad esplodere da un momento all’altro.

Il film, nonostante abbia vinto la miglior regia al Sundance, non si caratterizza per delle riprese e inquadrature straordinarie: tutto è abbastanza regolare. Nonostante ciò, però, le componenti del film sono estremamente funzionali nel trasmettere l’atmosfera della storia. E nei momenti di maggiore pathos, la Colangelo sfodera anche la sua abilità nelle composizioni (lei e Jimmy seduti e sfiniti sul battello a New York, Lisa in ginocchio chiusa in bagno e la potentissima scena finale).

Notevoli infine la colonna sonora thriller-noir della sequenza finale e le prestazioni di tutti gli attori coinvolti nel film, dai bambini agli adulti, su tutti Maggie Gyllenhaal.

Il titolo italiano, nonostante l’originale sia “The kindergarten teacher”, è molto bello e azzeccato, in quanto coglie in pieno uno dei messaggi centrali del film: per affermare un mondo in cui l’arte è davvero elevata a valore fondamentale per l’umanità bisogna ancora guardare lontano da qui.


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