“Secret Ingredient” un film di Gjorce Stavreski

- marzo 4, 2019

A distanza di tre settimane dal cambio di nome della Macedonia in repubblica della Macedonia del Nord, è uscito ora in Italia, il film macedone, “Secret Ingredient” (“L’ingrediente segreto”) di Gjorce Stavreski. Complottisti avanti! Già la sento la vostra tastiera battere freneticamente scrivendo che il cambio di nome è tutta una trovata per pubblicizzare l’uscita di questo film. Ma dai, magari i complottisti si interessassero al cinema macedone.

Avvicinandosi al film, invece, diversi anni fa leggevo una rubrica fuori di testa intitolata “Absurdistan” (la rubrica usciva con il mensile culturale de la Repubblica, XL) partorita dalla penna di Nicolaj Lilin (“Educazione siberiana”). Lilin, tra il serio e il faceto, narrava tutta una serie di episodi assurdi accaduti in Unione Sovietica. Ricchi che facevano i clochard, Ferrari di cui veniva acquistato solo il telaio per essere esposte in giardino e incrementare il proprio status e mille altre storie ai confini del reale. Non ho mai capito quanto Lilin li condisse con la sua fantasia o meno, ma ne andavo comunque pazzo, credendovi con tutto me stesso. Con “L’ingrediente segreto” mi è sembrato di assistere ad un episodio di quella rubrica trasposto al cinema.

«L’acqua ha memoria!». Questa è una delle prime battute del film. La scena iniziale è straordinaria: un guaritore sta cercando di vendere il suo ridicolo rimedio “omeopatico” a Vele e suo cugino Dzham, entrambi meccanici in una fabbrica di Skopje (capitale della Macedonia), assicurandoli che questo guarisca finalmente il padre di Vele, malato di un grave tumore ai polmoni. I due cugini escono dalla casa del guaritore smascherando l’inganno. Fuori dalla casa di quest’ultimo una chilometrica fila di pazienti in attesa di ricevere il millantato rimedio. ABSURDISTAN!

Poi, però, arrivano le parole del regista a sostenere che proprio il fenomeno dei guaritori, molto diffuso in Macedonia durante la crisi economica che stiamo vivendo, è del tutto vero. Ma torniamo al film.

Vele è disperato. Tiene molto al padre e vuole procacciargli a tutti i costi le medicine necessarie per tenere ancora acceso quel barlume di speranza che porta alla guarigione, o quantomeno a fargli vivere al meglio il suo ultimo periodo di vita. Ma Vele, come gran parte dei macedoni, non ha i soldi per permettersi l’alto costo dei medicinali. Succede che, un giorno, viene però comandato ai meccanici della fabbrica di ritrovare un pacco di tre chili circa, nascosto in uno dei treni che loro riparano. Vele lo trova, ma senza restituirlo. A casa, dopo averlo aperto, scopre che il pacco contiene della droga.

La sequenza notturna, che da qui ha inizio, ricorda per certi versi le meravigliose (per quanto di un altro livello) scene notturne di “Good Time”, capolavoro, per chi scrive, dei fratelli Safdie. La notte di Vele tiene incollati alle poltrone per il suo saliscendi di tensione alternata ad ironia e al surrealismo finale: Vele dopo il fallimento dei piani principali, decide di usare la marijuana contenuta all’interno del pacco per fare una torta al padre, sperando che questa lenisca almeno i suoi dolori. ABSURDISTAN! Mi aspetto ancora molto.

Dopo la tormentata notte, purtroppo, un po’ di quiete e con essa un po’ di noia. Tutto il seguito del film, a parte un incredibile finale che non vi sveelerò, alterna felici trovate a momenti più opachi, soprattutto per quanto riguarda i dialoghi e l’intensità delle scene. Le buone trovate sono però davvero buone e si alternano così frequentemente alle sequenze meno riuscite, che, nonostante qualche difetto (sequenze di scarsa tensione, battute e gestualità degli attori, a parte Vele, troppo didascaliche in più di un frangente), il film non risulta essere mai pesante e noioso.

In prima battuta ciò è possibile grazie all’ottima prestazione dell’attore protagonista, onnipresente nel film, Blagoj Veselinov (Vele). Il conflitto tra il padre (che in macedone si pronuncia “totò” e per noi italiani non può non risultare un po’ ironico) e il figlio Vele, in particolare, è davvero ben gestito, sia a livello di scrittura sia nel modo in cui rientra ed esce continuamente dal percorso principale del film. Tale conflitto, insieme ad altre scene, innalza la figura di Vele a quella di eroe di questi tribolati tempi moderni: un eroe che nonostante i continui maltrattamenti, persegue e protegge la sua volontà in modo incredibilmente stoico.

Il film, inoltre, nonostante l’apparente surrealismo di molte scene, paradossalmente con l’incedere della storia, sembra (verbo d’obbligo per un paese a noi così sconosciuto) proporsi come un affresco incredibilmente esatto e chirurgico dei pregi e difetti del popolo macedone, in cui si può rivedere, ahinoi, tanta Italia di questi ultimi tempi: l’ignoranza dilagante che rende succubi di qualunque teoria proposta, la povertà diffusa e una presenza imponente di una criminalità che gode di uno Stato assente. Da questo punto di vista, sembra esserci, tra le intenzioni del regista, un vero e appassionato intento documentaristico, che entra davvero con grande fluidità ed ottimo risultato, nel meccanismo fictionale della storia: una caratteristica che sembrerebbe davvero avere il suo modello nel miglior cinema neorealista italiano. Contribuiscono a rendere efficace tale intento anche le location in cui il film è ambientato, soprattutto quella della fabbrica, che ci rimanda al meraviglioso “Corpo e anima”, della regista ungherese Ildikò Enyedi.

Una buona abilità registica e una bella fotografia hanno il loro climax tecnico nel momento in cui Vele e la sua ex ragazza si rivedono e vanno sulle autoscontro. Bellissime sequenze filmiche in cui i due sembrano divertirsi e tutto prelude ad un lieto fine quando ad un certo punto spuntano inattese le voci fuoricampo dei due attori che parlano di ciò che ha posto fine alla loro relazione e che anche ora sembra ripresentarsi. Una sequenza in cui gioia e dolore sono l’una magnificamente sovrapposta all’altro. Altra sequenza in cui Vele si conferma l’eroe totale che mette da parte (forse solo temporaneamente) anche il suo amore (unico e piccolo spoiler!), pur di provarle tutte per salvare il padre. Notevole anche la sequenza finale, che raccoglie le scene di maggior sofferenza del film e quelle più ironiche e dissacranti, assimilabili, quest’ultime, alle indimenticabili prese in giro di “Blackkklansman” nei confronti del Ku Klux Klan.

Insomma, un perfetto film domenicale per ridere e riflettere (anche sull’Italia) nonché il primo film macedone che guardo (e che sento!). Non credo me ne dimenticherò.

“Secret ingredient” (“L’ingrediente segreto”) sarà proiettato nelle sale del cinema Postmodernissimo di Perugia fino a mercoledì 13 marzo.


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