Terry Gilliam, al Postmodernissimo la presentazione del suo ultimo film

- gennaio 15, 2019

Riviviamo la conferenza tenuta da Terry Gilliam lo scorso 9 gennaio al Cinema Postmodernissimo di Perugia, dove ha presentato “L’uomo che uccise Don Chisciotte” il suo ultimo e travagliato film

L’entrata di Terry Gilliam è proprio come quella di un re a corte. Entra sorridendo, salutando il popolo in visibilio con al seguito uno stuolo di giornalisti e cameraman che si annotano ogni sua parola, reprendendo ogni sua espressione. Ma il regista da subito dismette i panni del celebrato per farsi giullare, esibendosi in versi e battute e continuando a ridere a crepapelle.

Noi poveri spettatori di provincia li osserviamo esterrefatti e allo stesso tempo fieri di far parte di un evento che capiamo essere di rilevanza nazionale. Terry forse capta il nostro sbigottimento e dice divertito: “You are the movie, I’m the audience!”.

Appena accomodatosi si toglie il giacchetto e se lo mette addosso a mo’ di coperta. Poi ci ripensa, lo mostra e fa’: “sette capre morte per questo, eh!”. La sua risata sghignazzante è travolgente e a tratti fa ridere ancora più delle sue battute.

Terry fa capire fin da subito che lui potrebbe passare anche tutta la serata di fronte a noi ad esibirsi in ammiccamenti e battute e sinceramente a tutti noi spettatori non dispiacerebbe ma cominciano le domande di rito a cura di Simone Rossi del PostModernissimo e Simone Emiliani di Sentieri Selvaggi.

Rossi rompe il ghiaccio chiedendogli di raccontarci la lunga e ormai leggendaria gestazione di questo film durata per ben 28 anni e, come se venisse riportato di colpo alla realtà, tirato giù per un piede dallo strano pianeta nel quale vive, Terry si fa subito serio ed esordisce così: “Gli anni di preparazione di questo film sono forse la parte più noiosa di tutta la storia”.

A questa risposta tutti temono che Terry si sia subito infastidito, invece, dopo aver pronunciato queste parole si scioglie in un sorriso. Un sospiro di sollievo e anche Rossi ironizza sulla sua domanda, mettendosi le mani nei capelli divertito. Seppur più che necessario per introdurre il film, neacnhe io starò qui a raccontarvi la gestazione del film che potete trovare in qualsiasi sito di cinema in maniera più o meno dettagliata. Mi concentrerò invece sui gesti, sulle espressioni e sulle risate di Gilliam durante questa conferenza.

Tutto ciò che Terry dice è tradotto istantaneamente da una bravissima interprete. Dopo ogni frase il regista le passa il microfono con un movimento del braccio veloce ed esatto, come se fosse in un film comico con la camera che si sposta da un interlocutore all’altro alla velocità della luce.

Una cosa interessante, però, per quanto riguarda la preparazione dell’opera è che “il film ha cominciato a funzionare quando ha cominciato a funzionare anche la combinazione di attori, in particolare con l’entrata tra di essi di Adam Driver, un attore perfetto per il ruolo di  Sancho Panza e diversissimo da tutti quelli con cui finora ho lavorato”. Concludendo sull’argomento rivolge degli insulti (ironici?) in italiano al produttore portoghese Paulo Branco.

Le domande continuano incalzanti e rispondendo ad una di esse Terry ci confida che nel 1989, quando ha cominciato a pensare il film, non aveva ancora letto il libro. Dopo averlo letto, ha pensato che fosse impossibile realizzarne una versione cinematografica per poi, fortunatamente per noi, cambiare di nuovo idea: “sicuramente però non si poteva ripercorrerne pedissequamente le orme, serviva un approccio nuovo per fare del romanzo un film e dunque ho deciso di mantenerne solamente il messaggio che per me era centrale: mettere in scena uno che vende sogni e uno che li vive!”.

Emiliani a questo punto chiede qual è stato l’approccio che ha usato con la luce per plasmare questo film, dal momento che ha sempre avuto un rapporto molto importante con i direttori della fotografia con cui ha collaborato: “per la fotografia partiamo sempre da immagini o dipinti che ci piacciono e da lì cominciamo. Poi, una volta identificata la direzione verso la quale si vuole procedere, viene tutto molto naturale quando si comincia a girare.”.

È poi il turno di percorrere il Medioevo, che per il regista “è un’epoca affascinante per molti motivi. Un tratto che mi interessa molto di questo periodo è la sua struttura sociale, un’organizzazione ben riconoscibile: il re, la regina, i cavalieri, i contadini, gli ecclesiastici”.

 

Finite le domande dei due critici, si interpella il pubblico. Dopo un po’ di attesa, si fa avanti un signore molto elegante a cui viene ceduto il microfono: “sto per fare una domanda che a molti potrà sembrare sofisticata ma in realtà non lo è. Nella sua carriera di studioso, Šklovskij (uno dei principali formalisti russi, ndr) ha sostenuto che la vera forza del Don Chisciotte e delle tante rielaborazioni che ne sono state fatte in ogni ambito artistico, fosse la costruzione della storia più che la storia stessa. Lei cosa ne pensa?”.

Terry non può rispondere subito, deve aspettare che la domanda gli venga tradotta ma noi che invece la domanda l’abbiamo capita…beh, capita è una parolona, noi che l’abbiamo sentita, già sghignazziamo “gillaniamente” sotto i baffi.

Terry però rimane stranamente serio: “Non sono abbastanza intellettuale per rispondere. Faccio solo quello che mi piace e che voglio raccontare. Anche in questo caso ho operato così e ora spero solo di non annoiare lo spettatore per due ore e dieci! A coloro cui non dovesse piacere comunque dico che il cinema è un ottimo posto dove addormentarsi!”.

Alla chiacchierata con Terry è seguita ovviamente la proiezione. Uscito dalla sala, non sapevo davvero cosa pensare. Una vera delusione o un capolavoro formidabile? C’era qualcosa che mi tratteneva. Il cuore lo sentivo, pulsava per il capolavoro. Questo senso di incertezza è durato per almeno due giorni fin quando le redini che trattenevano il battito non si sono sciolte e finalmente ho potuto professare ad amici e conoscenti in fila alle poste stamattina (venerdì, ndr) il mio amore incondizionato per questo film.

 

Foto: Andrea Petinari


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