TROPPA GRAZIA – Incontro col regista Gianni Zanasi

- dicembre 3, 2018

Questa settimana parliamo di un film presente già da qualche giorno in sala, la nuova commedia diretta da Gianni Zanasi (Non pensarci, La felicità è un sistema complesso), ospite lo scorso venerdì al cinema Postmodernissimo di Perugia. Il film si chiama Troppa grazia e vanta di importanti protagonisti quali Alba Rohrwacher, Elio Germano, Giuseppe Battiston e la bellissima Hadas Yaron; inoltre, presentato qualche mese fa alla Quinzaine di Cannes, ha ricevuto anche un importante premio europeo. La sinossi è tanto bizzarra quanto interessante:

Lucia (Alba Rohrwacher) è una geometra di 36 anni che vive da sola con sua figlia. Mentre si arrangia tra difficoltà economiche e relazioni personali sempre poco chiare, il Comune la incarica di un controllo su un terreno dove deve sorgere una grande opera architettonica aspettata da tutti. Durante i controlli Lucia si accorge che le mappe del Comune sono sbagliate e piene di manipolazioni per coprire probabili rischi geologici. Lucia, spaventata dall’idea di poter perdere il suo incarico, decide di non dire nulla e non creare problemi. Il giorno dopo, ripreso il lavoro sul terreno, viene interrotta da quella che le sembra una giovane “profuga”. Lucia le offre dei soldi e riprende a lavorare. Ma la sera, mentre cucina in casa sua, la rivede improvvisamente lì davanti a lei. La “profuga” la fissa e le dice: “Vai dagli uomini e di’ loro di costruire una chiesa là dove ti sono apparsa…”.

Date le premesse succulente di trama e critica, eravamo molto incuriositi di vedere il film e di incontrare il regista. Ne siamo usciti soddisfatti, ma a metà. Proviamo a spiegarvi perché.

Zanasi si può considerare uno di quei registi che sta favorendo un fresco rinnovamento della commedia italiana e questa volta ha deciso di osare, raccontando una storia ambiziosa e delicata allo stesso tempo. Cosa accadrebbe se a una geometra in crisi, donna atea e madre affaticata, apparisse la Madonna per complicarle ancora di più la vita?

Lo spunto narrativo – che il regista racconta essere nato da una sua fantasia e da una risata – non ha nulla di religioso o prettamente cristiano ma porta con sé, in modo originale e dissacrante, una ricca serie di stimoli tematici: il lavoro, la condizione femminile, l’ambientalismo, l’onestà e la corruzione. Tranquilli, nulla di pesante o impegnativo: tutti questi temi emergono con leggerezza e lasciano lo spazio a Lucia, la protagonista indiscussa.

L’attenzione è tutta per questa donna che, proprio nel momento in cui potrebbe perdere se stessa, è costretta a fare i conti con quella parte di sé più nascosta e dimenticata, quella più misteriosa, quella che richiama la sua infanzia, che la spaventa e la turba. A interpretare questa donna “scombinata”, la cui vita rischia uno stravolgimento, c’è Alba Rohrwacher, che riesce ad esprimere la sua elegante vena comica in maniera sorprendente e inedita, riconsegnandoci Lucia in tutte le sue sfumature.

In fin dei conti, questo è ciò che interessa a Zanasi: raccontare la storia in cui Lucia si ritrova a fare i conti con un “sentire”, spesso soffocato forse dalla routine o forse dall’invecchiare, quel qualcosa che sfugge alla razionalità ma che le parla di se stessa, di quella possibilità che ha di essere fedele a ciò che è, anche se può essere scomodo o costoso.

La prima parte del film raccoglie tutte queste provocazioni in maniera frizzante, dinamica e soprattutto divertente. In particolare, i momenti di incontro/scontro tra Lucia e Maria sono follemente incantevoli (la scena della lotta è così spiazzante, efficace e ricca di valenza narrativa che rimarrà nell’immaginario comune). Adas Yaran, qui di una bellezza rara, riesce a interpretare un ruolo difficile con credibilità e soprattutto autorevolezza, pur talvolta sembrando troppo distaccata o esterna alla situazione.

Purtroppo, invece, nella seconda parte, dopo un climax narrativo, il film sembra arrancare, o meglio, non sviluppa pienamente tutto ciò che bolliva in pentola, faticando a gestire i vari elementi messi in gioco. Da un lato questa è una scelta registica che mira a scardinare una forma narrativa convenzionale tipica di tali commedie, preferendo non tratteggiare una esplicita evoluzione formativa della protagonista; tuttavia rimane il rammarico per questo potenziale non sviluppato e per un calo del ritmo a favore di una risoluzione frettolosa.

Zoppicature a parte, Zanasi rimane fedele a se stesso e conferma il suo personale stile narrativo che procede spesso per immagini e suggestioni e, pur se corre il rischio di risultare frammentario, riesce comunque a proporre commedie fresche e intimamente capaci di raccontare storie, con profondità.

Infine, a puntellare una colonna sonora in armonia con la narrazione, ci sono I Cani che per questa occasione hanno scritto “Nascosta in piena vista”.

Visita la sezione cinema del Magazine di Radio Cult, o leggi altre recensioni dall’archivio di Federico Marcovecchio.


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