#ijf18 | 1971: l’anno d’oro del (rock)?

- aprile 16, 2018

International Journalism Festival

1971: l’anno d’oro del (rock)?

Un excursus pasticciato su alcuni artisti del periodo, con aneddoti inconsistenti che non avvalorano l’importanza del contesto storico di cui si doveva parlare, lasciando ad altre spiegazioni (e forse alla lettura del libro) la motivazione di scegliere il 1971 come “annus mirabilis” della musica rock.

A volte non basta averne fatto parte.

Nella splendida cornice del piccolo Teatro della Sapienza di Perugia si è tenuta la presentazione del libro “1971: l’anno d’oro del rock” di David Hepworth, giornalista e scrittore inglese; presenti l’autore e Luca Valtorta di Repubblica, in qualità di moderatore. I due hanno intavolato un botta e risposta durato un’ora, con scelte piuttosto discutibili riguardo la tempistica, incentrandosi soprattutto su aneddoti “simpatici” ed excursus troppo lunghi su autori di interesse dubbio.

I capisaldi con cui il giornalista inglese ha individuato il 1971 come “annus mirabilis” del rock sono fondamentalmente corretti:

  • il passaggio dalla forma canzone al “Long Playing”, il vinile, che cominciò a essere apprezzato nella sua interezza, grazie a un pubblico maggiormente capace di ascolto;
  • l’uscita dei migliori dischi di autori già affermati (Rolling Stones), in concomitanza con le novità, le sperimentazioni dei gruppi emergenti;
  • la musica che uscirà per gli anni immediatamente successivi cercherà sempre di rifarsi alle sonorità del 1971.

Eppure si ha la sensazione che questa sia stata un’escamotage ben congegnata, atta a nascondere alcune palesi lacune presenti nel discorso “1971 come anno di svolta della storia della musica”.

In effetti la retrospettiva sul contesto storico e soprattutto musicale è stata completamente tralasciata, come se Hepworth si fosse fermato al 1971 e alle definizioni da “comunicazione di massa” dell’epoca. Ad esempio il giornalista inglese identifica il momento più importante della storia della musica, e il definitivo passaggio dalla musica cosiddetta “pop” alla musica rock nell’apprezzamento popolare, con lo scioglimento dei Beatles avvenuto il 31 Dicembre del 1970 per volontà di Paul McCartney. Affermazione decisamente semplicistica quella di Hepworth, che si dimentica (o fa finta di dimenticarsi) di tutto il substrato musicale creatosi a partire dalla fine degli anni ’60 (King Crimson anyone?). In realtà la musica era in evoluzione già da tempo e si preparava da anni al suo periodo più fiorente, il triennio 1971-1973. Inoltre la definizione di rock dataci da Hepwort lascia molti dubbi, mettendo sullo stesso piano generi piuttosto diversi (es. Carol King con i Led Zeppelin che c’azzecca? E la musica “nera” della Motown?). Il concetto e il significato di rock hanno radici ben più profonde e ho il sospetto che Hepworth sappia benissimo tutto questo, ma tralasci un’indagine retrospettiva più accurata per affermazioni più adatte per un pubblico di musica ne sa davvero poco e si accontenta anche di una minestrina riscaldata.

Roba buona per lettori di Rolling Stone.

AH E ANCHE SOLO NOMINARE I PINK FLOYD NON SAREBBE STATO MALE (sentite il mio cuoricino di floydiano che si spezza </3 )

Il video completo dell’evento

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