Il Van Gogh delirante di Alessandro Preziosi

- febbraio 6, 2019

Delirante, alienato e alienante, quasi fastidioso: il Van Gogh di Alessandro Preziosi è un crudo spogliamento dell’artista lasciato solo con le proprie allucinazioni, ma privato dei colori e dei pennelli con cui dar loro forma e consistenza, e farle volare via. E invece no, quelle allucinazioni rimangono lì, attanagliate nella fragile mente dell’artista che attende disperatamente la visita del fratello Theo, che alla fine arriva, dopo un lungo viaggio, e reclama almeno un saluto… ma l’artista non ha convenzioni sociali, a maggior ragione ora, che è stato rinchiuso come un animale in cattività tra quattro mura bianche, senza nemmeno una finestra per respirare la vita fuori. Solo alla minaccia della ripartenza del fratello, unica sua ancora di salvezza, l’artista apre mente e cuore e si lascia andare a un pianto lancinante, facendo cadere ogni velo rimasto appeso sulla sua condizione di sconfitto perché diverso, perché instabile, perché difficilmente inquadrabile. E chi, in fondo, non lo è? E la relegazione in una stanza vuota senza gli strumenti della propria arte può essere la cura ai propri deliri? Il fratello è convinto a firmare i documenti necessari per riportare l’artista ai suoi colori, alla sua libertà, quando irrompono sulla scena, mefistofelici, infermieri e medico di reparto, personificazioni grottesche di una psichiatria perversa e sadica, spesso corrotta.

Ma si insinua qui un dubbio inquietante: e se fosse tutto un’allucinazione, una proiezione nella mente dell’artista, così pervasiva da convincere anche lo spettatore?

Labile, troppo labile è il confine tra realtà e immaginazione, normalità e pazzia, e troppo spesso il “pazzo” ha meno manie del “normale”, come emerge dall’impietoso confronto tra il lucido Van Gogh e il pericoloso medico di reparto affetto da un patetico culto di sé.

Parole di saggezza provengono dal direttore del manicomio, che fa terapia nell’unico modo possibile, con la parola, senza barriere, senza pretese, con il solo desiderio di capire per poter imparare a guarire le idiosincrasie della mente.

Uno spettacolo drammatico attualissimo, che si interroga sulla psiche dell’uomo e sul ruolo dell’artista nella società, si avvale di una straordinaria interpretazione di Alessandro Preziosi, che si rivela, oltre che un bello del cinema, un vero animale da palcoscenico.

Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco” è andato in scena da mercoledì 16 a domenica 20 gennaio al Teatro Morlacchi di Perugia.

 


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