Wall of Sound: quando gli scatti vibrano

- luglio 5, 2018

Harari. Il suo nome – che la mia erre moscia mi impedisce di pronunciare senza sfociare nel ridicolo – campeggia su Palazzo dei Priori per ricordare alla cittadinanza l’invito a una mostra potente, che racconta mezzo secolo di musica attraverso scatti iconici che sembrano vibrare.

L’inaugurazione è giovedì 28 giugno alle 18 presso la Sala Podiani. Mi presento in allegra compagnia con abbondante ritardo, evitando così l’orda istituzionale e riuscendo a vagare liberamente. Mi sono perso purtroppo, oltre a un aperitivo luculliano, il djset di Janky Groove.
Vengo accolto invece dal sound di Rare Thing (Pietro Paris, Luca Sguera, Ivan Elefante, Dario Rossi) impegnato in un concerto tributo a Ornette Coleman, perfetto sottofondo per la visione della mostra, godibile anche per orecchi profani. La sinestesia mi accompagna tra Fabrizio De André, riflessivo più del solito, Vasco Rossi, ancora dannatamente bello, l’eroe David Bowie, scelto per dare il benvenuto al visitatore, Flea dei Red Hot Chili Peppers colto in una posa decisamente degna del nome del suo gruppo (merita) e poi Bob Dylan, Peter Gabriel… insomma nessun big della musica contemporanea sembra esser sfuggito all’obiettivo di Guido Harari, che si muove a suo agio tra fotografia e critica musicale, definendo un settore specifico prima assente in Italia.

Un passo e mi fermo. Un altro passo e mi fermo di nuovo. Ogni ritratto conduce a un altrove nello spazio e nel tempo: a un concerto, a una strada, a uno studio di registrazione, a un anno e a uno stile.

Ho quasi la sensazione che alcune fotografie vogliano uscire fuori dalla cornice e prendere vita. Sarebbe bellissimo. Ho capito, la mia immaginazione sta prendendo il sopravvento, istigata dal pathos dei ritratti.

Mi avvio verso l’uscita, dopo essermi permesso un selfie con il mio ritratto preferito (vi lascio indovinare quale).

 

L’esposizione, curata da Marco Pierini e organizzata in collaborazione con Solares Fondazione delle Arti Parma, è visitabile fino al 26 agosto.

La rassegna rientra nel programma ‘Jazz goes to the Museum’, elaborato da Umbria jazz per la Galleria nazionale: durante il festival, dal 14 al 22 luglio a mezzogiorno nove concerti quotidiani animeranno la sala Podiani, con il coinvolgimento di artisti come Danilo Rea, Antonello Salis e Simone Zanchini, Gianluca Petrella e Pasquale Mirra.

 

La mostra è visitabile presso la Galleria Nazionale dell’Umbria

Orari: da martedì a domenica, 8.30-19.30; lunedì 12.00-19.30 (ultimo ingresso ore 18.30)

*venerdì 29 giugno la mostra non sarà visitabile dalle ore 17.30 alle 19.30

*dal 14 al 22 luglio la mostra non sarà visitabile dalle ore 11.30 alle ore 13.30 per consentire lo svolgimento dei concerti di Umbria Jazz 


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