Oasis game: come i sogni della comunità prendono vita attraverso la collaborazione.

- luglio 5, 2018

A cura di Svetlana.

Di recente ho avuto l’occasione di partecipare all’Oasis Game: che nome, chissà che vorrà dire! E no, i fratelli Gallagher non c’entrano niente. Qui il termine “Oasis” rimanda proprio all’immagine dell’oasi nel deserto, quello spazio di Paradiso in terra in mezzo al nulla. Ecco, l’obiettivo di questo gioco è proprio quello di creare un qualcosa di bello dove prima non c’era niente. Questa tecnica nasce in Brasile, ma si sta diffondendo in tutto il mondo. Alla base dell’Oasis Game ci sono la partecipazione e la condivisione di tutta la comunità interessata. Questo Oasis Game in particolare, svoltosi nell’ambito della festa paesana La Felciniana, è stato dedicato a Ponte Felcino, e più precisamente a via dell’Ala, una zona con un ampio spazio all’aperto che ogni giovedì ospita il mercato e con delle attività commerciali annesse. Ci sono anche uno spazio dedicato ai giochi per i bambini e un palco, ma è tutto malandato e in pessime condizioni.

L’Oasis Game di Ponte Felcino dura 10 giorni: dal 15 al 20 giugno la fase di progettazione e dal 29 giugno al 1 luglio la seconda fase, quella dell’azione. Il 3 luglio è la giornata conclusiva durante la quale ci saranno dei momenti di co-progettazione dei prossimi passi per capire cosa si potrebbe fare per portare avanti il progetto.

Ho iniziato dal secondo giorno, quindi molti dei partecipanti già si conoscevano e sapevano già più o meno cosa dovevano fare e come funzionava il gioco. Molti, ma non tutti, così la prima cosa che abbiamo fatto è stata la presentazione in cerchio di ciascuno di noi. Il cerchio, tra l’altro, non è scelto a caso, ma fa parte di una delle tante modalità che vengono utilizzate nell’Oasis Game in quanto permette a tutti di vedere e parlare con tutti. Così ho scoperto che Melania Bigi e Natalia Dittmar sarebbero state le nostre facilitatrici, ovvero le due persone che avrebbero coordinato tutte le nostre azioni. Sarebbero state, per così dire, le nostre guide. E poi c’eravamo tutti noi partecipanti: i ragazzi dell’Ostello di Ponte Felcino provenienti dall’Africa, i rappresentanti di diverse organizzazioni e associazioni del territorio perugino, ma anche gli abitanti di Ponte Felcino sensibili al tema di via dell’Ala. L’ obiettivo principale di questo gioco è quello di far emergere le proposte per via dell’Ala in modo da migliorarla e renderla migliore anche dal punto di vista estetico. Ma per fare ciò bisogna coinvolgere nel progetto tutta la comunità. Così dopo un momento di preparazione siamo andati sul palco davanti a tutti i ponteggiani per renderli partecipi di ciò che vorremmo fare invitandoli a ballare in cerchio con tutti noi e a fare i giochi di cooperazione.

La svolta più importante è arrivata il giorno dopo, quando a tutti è stato chiesto di pensare e mettere per iscritto almeno un sogno per la comunità, ciò che ognuno di noi vorrebbe per Ponte Felcino e via dell’Ala. Questi sogni sono stati appesi su un piccolo albero in modo da farli leggere a tutti e successivamente ci siamo riuniti nell’Auditorium del paese per parlare delle proposte organizzando il World Cafè, una discussione intorno ai tavolini in cui bisogna girare, cambiando continuamente sedia e posizione. Alla fine sono venuti fuori dei progetti che vedono come loro fulcro la possibilità di aggregarsi insieme in sicurezza e svagarsi. La parte pratica, con la realizzazione di un plastico rappresentante via dell’Ala, è stata fatta nei giorni successivi, tenendo sempre presente il principio di Oasis Game, ovvero la collaborazione. Per renderla ancora più interessante il 1 luglio ci sarà una festa con la partecipazione di tutti: tanta musica, tanto sport e tanto divertimento.

È stato bello vedere così tante persone, giovani e no, collaborare per un progetto comune superando ogni tipo di ostacolo, non solo quello linguistico. Ma nonostante la buona volontà di alcuni cittadini, convincere le persone a partecipare a questa attività non è stato facile. Infatti, Ponte Felcino è stato scelto proprio per questo in quanto rappresenta un crogiolo di culture diverse che hanno bisogno di imparare a collaborare tra di loro per una convivenza civile. Perché alla fine non importa da dove vieni, l’importante è dove vivi e le persone che ti circondano.


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