I percorsi del desiderio

- Luglio 11, 2018

A cura di Mouktar Ismael Ali

In occasione dell’evento UmbriaMico, il Festival del Mondo in comune, si è svolta il 1 giugno 2018 a Perugia una mostra intitola “I percorsi del Desiderio”. La presentazione è stata realizzata al Chiostro delle Stelle nel complesso monumentale di San Pietro. L’evento è stato ideato dall’ONG Tamat in collaborazione con l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, la Regione Umbria e altri enti locali.

A questa mostra hanno partecipato 18 artisti di diversi nazionalità che sono stati selezionati tramite una call per artisti di UmbriaMico.

Tra di loro c’era Fabrizio Bellini, artista perugino che lavora nell’ambito della creatività su più livelli. Per questa mostra ha portato un’opera realizzata con materiali di recupero smontati nei minimi termini. La sua opera rappresenta una città sulle nuvole dove vivono solo bambini, una città staccata da quello che è il mondo terreno, una città più libera dove ci sono elementi di gioia spontanea, di bellezza dove però i bambini conservano quell’educazione sociale del mondo odierno. Si notano bambini che portano armi, fanno cose pericolose, c’è anche una scena di bullismo, per esempio. Tutto questo per accertare quanto la società si sta incattivendo o forse è stata sempre cattiva. Infine Fabrizio afferma che si è trovato bene con i vari artisti che hanno partecipato alla mostra. Racconta che c’è stata una scoperta culturale neanche troppo forzata perché l’arte è un linguaggio comune.

Un altro artista che ha partecipato all’evento è Saikou Colley, originario del Gambia. È un pittore autodidatta. Realizza dipinti batik, una tecnica per fare dipinti sui tessuti. L’opera che ha realizzato rappresenta le ultime ore prima della partenza dalla Libia in direzione dell’Italia. Racconta che si è trovato bene con gli altri artisti. Afferma che l’arte facilita la coesione sociale tra i popoli perché con i dipinti si riesce a esprimere i sentimenti che non si riesce a esternare a volte per timidezza altre volte perché non si ha una buona padronanza della lingua del posto in cui ci si trova. Saikou informa che in questa lunga avventura della speranza tra monti, deserti e mare c’è chi è morto e c’è chi è affogato. Conclude che lui stesso ha perso il suo migliore amico.

L’ultimo artista che ho intervistato è stato Chuks Etumudon, che è un giovane attore nigeriano. Dice che ha partecipato a questa mostra per contribuire ai globals goals quindi usa le sue competenze di attore comico per mandare un messaggio positivo al mondo per il rispetto dell’ambiente. Afferma che la collaborazione con gli altri artisti è stata piacevole.

Per concludere le interviste, ho voluto approfondire il tema con la curatrice della mostra, Paola Bernardelli, italiana di origine ciociara che vive nel Regno Unito da 22 anni. Lei stessa si considera una migrante.

Ha preparato la call per artisti e sono stati selezionati 18 artisti provenienti da 3 continenti e 5 Paesi diversi come l’Italia, Argentina, Gambia, Romania, Niger ma residenti in Italia. Per Paola, questa mostra rappresenta lo spaccato del tessuto socio-culturale dell’Umbria.

Paola ha tenuto a precisare che il titolo della mostra “I percorsi del Desiderio” è un termine usato nell’architettura del paesaggio. Aggiunge che le persone non usano sempre i percorsi prestabiliti ma preferiscono usare scorciatoie. Dopo la selezione i 18 artisti si sono quindi incontrati per definire insieme quali sono per loro i percorsi dei desideri. I ragazzi che provengono dall’Africa occidentale hanno portato il loro percorso per arrivare in Italia. Un percorso molto difficile. Altri artisti invece hanno portato un percorso interiore.

In seguito la mostra si è spostata a Marsciano e a Foligno e a ottobre 2018 è prevista un’asta solidale di tutte le opere presentate e il ricavato andrà metà all’artista e metà a Tamat.


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