Colapesce | INTERVISTA

- aprile 13, 2018

Quest’ultimo tour si sta svolgendo tra teatri e club, sei ormai alle tappe finali, come è andata finora? Com’è stata la reazione del pubblico in due ambienti così diversi?

Hai già in programma un tour estivo?

Non siamo alle tappe finali perché ora usciranno altre venti date e poi ci sarà il tour estivo. Ho fatto diverse date in teatro (Siena, Roma, Catania). È andata molto bene, devo dire che nel tour teatrale, molto spesso, alla fine, la gente si alza e il teatro diventa un club. La dimensione del teatro a me affascina perché c’è un’attenzione diversa al concerto rispetto al club.

Rispetto agli altri album (egomostro, Un meraviglioso declino) “Infedele” ha una tracklist abbastanza corta, 8 pezzi, da cosa è stata dettata questa scelta?

Ho letto in un’intervista che hai scartato molti brani che non sono stati quindi inseriti in “Infedele”, perché non erano “funzionali” al discorso che volevi portare avanti nel disco, qual’è questo discorso?

Brani ne avevo circa venti, poi ne ho selezionati dieci. A livello narrativo mi interessava essere il più conciso possibile. Fino all’ultimo l’album doveva essere di nove pezzi, poi però ho deciso di metterne otto sia per una questione di tempi, perchè appunto non volevo fare un disco lungo, e poi l’idea dell’otto che mi dava l’infinito mi sembrava più coerente, rispetto a mettere un nono brano che è un brano strumentale (che però facciamo dal vivo, ed è l’intro del disco). Gli altri due album erano molto lunghi, ma questa volta mi piaceva l’idea di concentrare tutto sia a livello musicale che testuale, e poi l’effetto è che ti fa venire voglia di riascoltarlo.

Ascoltando l’album, una delle prime cose che ho notato è che ci sono diverse linee, tracce più “radiofoniche” e pop, e tracce più impegnative dove si sente molto l’influenza di IOSONOUNCANE.

Con IOSONOUNCANE in realtà abbiamo lavorato a tutto l’album, e paradossalmente le tracce più radiofoniche sono quelle su cui abbiamo lavorato di più, mentre le altre erano già ben definite. L’idea del disco non ha pezzi più facili o più pop, la forma canzone è sempre al centro della scrittura. Sicuramente ci sono dei brani in cui la canzone d’autore e l’aspetto sonoro emergono di più e la forma canzone viene un po’ meno, però di base c’è sempre strofa e ritornello in tutti i pezzi. Infedele doveva essere, e secondo me lo è, un disco pop, la forma canzone c’è sempre tranne forse in “Compleanno” e “Pantalica”, che sono le più ostiche come produzione.

Si capisce che a livello di produzione c’è stato un lavoro molto complesso dietro.

Si, assolutamente si. Anche perchè è stato pensato molto per una dimensione live, chi lo sta vedendo in giro, fortunatamente nota quest’aspetto che viene spesso celato nella registrazione. Prima di iniziare il tour, mi dicevano : “come farai a rendere live quella densità sonora?”; in realtà dal vivo rende ancora di più perchè sul palco siamo in sei, giriamo in dieci e in estate saremo undici. Era stato pensato come uno spettacolo un pò più grosso. L’aspetto live è fondamentale per il progetto, è forse più importante del disco stesso in questo periodo storico. Mi rendo conto che l’esperienza del live ti lascia qualcosa in più, sia a livello sensoriale ma di messaggio. Volutamente è uno spettacolo tridimensionale, usiamo degli incensi per profumare la sala, ci sono delle ostie, uno spettacolo luci e video (stasera purtroppo no per questioni tecniche). È come se fossero dei piccoli riti.

Un’esperienza multisensoriale a tutti gli effetti.

Si tutti e cinque i sensi. Anche il disco ha questo aspetto tridimensionale (anche nella registrazione), anche se non tutti lo hanno percepito. All’ascolto in cuffia ti da questa sensazione, brani come “Vasco da Gama” hanno cinque, sei strati (il mare, l’arpa indiana, ecc) che creano la tridimensionalità e aiutano il racconto. La dimensione live la restituisce quasi meglio che il disco.

È molto interessante come concetto perchè soprattutto ora come ora, nell’ambiente indipendente di adesso è una cosa “nuova” questa grande attenzione al live.

Si perchè spesso sono o elettronica, o karaoke, e la dimensione live mi sembra si sia smarrita nel tempo. Volutamente la prima parte del tour era teatrale per dare la possibilità al pubblico di lasciarsi guidare da chi ha fatto lo spettacolo. Oggi si è persa questa dimensione di staccare e abbandonarsi a chi ha pensato una cosa per te, in generale anche nella vita.

Se un artista inizia a pensare meno a come strutturare il live, ma semplicemente sale sul palco e canta le quattro canzoni dell’album, secondo me va a perdersi un po’ il rapporto con in pubblico.

Dipende cosa fai. Questo tipo di approccio può risultare più ostico perché richiede un pubblico più “esigente”. Quando fai quello che dici tu, il pubblico va là per cantare quelle canzoni e bersi due birre, ma allora rientra nel mondo dell’intrattenimento e non più dell’arte. Fare questa grande distinzione è importante, e spesso nessuno la fa e accorpa tutto nella scena indipendente ed è tutto la stessa cosa. Secondo me c’è la musica d’intrattenimento e poi ci sono quegli artisti che provano a fare uno sforzo diverso sia a livello musicale che testuale; che sicuramente è più complesso da fruire per un ascoltatore però quando riesci ad avere quella chiave di lettura, riesci ad entrare di più nel progetto e ti lascia qualcosa.

Tu pensi che sia passato questo messaggio con “Infedele”?

Spero di si. Secondo me si, perchè molti poi quando vedono lo spettacolo si rendono conto che c’è qualcosa in più e molti mi hanno scritto e mi hanno detto che appunto gli ha lasciato qualcosa, che il live è un’esperienza.

Hai un legame molto forte con la tua terra, vedi appunto il nome Colapesce, anche in questo album è molto sentito, anzi si vede il legame con i luoghi che ti appartengono, a partire da “Pantalica” per finire con “Maometto a Milano”; “Vasco da Gama” è nata poi mentre eri in viaggio. Qual’è il significato di questo forte legame?

A parte il legame con i luoghi, nel disco c’è quest’idea di viaggio, non a caso il primo brano è “Pantalica”, che è dove sono nato. Da lì poi si evolve questo viaggio che finisce in “Sospesi” (che è poi il brano più materiale) in qualche modo ci sono questi due protagonisti, nel periodo natalizio, che è dove si ritorna a casa, quindi il disco parte da un luogo, fai tutto un viaggio e ritorna nello stesso posto dove rimani sospeso e isolato, ed è per questo che nel brano non faccio riferimento a luoghi precisi.

È un pò una chiusura del cerchio.

Si, sospesa però.

Pantalica è la nascita della civiltà siciliana, è un luogo molto magico, ha una spiritualità. L’idea di fare una produzione così all’estremo era appunto per creare un contrasto. In ”Infedele” funziona cosi, dove ci sono testi più classici con un linguaggio più classico (dove ci sono dei riferimenti), un uso più “antico” del linguaggio, la produzione è ipermoderna. Dove viceversa la produzione è più classica c’è un linguaggio più moderno. L’ho chiamato “Infedele” perchè è infedele anche a se stesso, ribalta un po le regole di tutta una serie di cose, anche a livello testuale, passando da un linguaggio urbano ad uno più aulico, anche a livello musicale si passa da brani elettronici a brani chitarra e voce; è come se fosse un disco bipolare a tratti.

Mi hai preceduto, l’ultima domanda che volevo farti era appunto perchè “Infedele”.

Sono varie le motivazioni a parte questa, è legato anche all’immaginario religioso, si vede infatti anche dalla copertina. E anche perchè l’infedeltà, oggi, è al centro del dibattito anche politico internazionale. Il concetto di infedeltà è molto profondo. Spesso questi messaggi non passano, però è giusto che un artista lo faccia dando la possibilità comunque di immagazzinare.

Oggi in generale credo che si dia poca importanza a chi fa questo mestiere. Il fenomeno della musica indipendente di cui si parla in questi anni; mi sembra ci sia poca sostanza. Invece secondo me fare il musicista, il mio lavoro, quello del “cantautore”, anche se non mi sembra proprio adatto, è quello di fotografare un periodo storico, quindi ha una valenza importante che travalica la moda della musica indipendente di ora che va per un anno e poi passa di moda.

Il mio obiettivo è sempre stato questo da quando ho iniziato.

FOTO: Capanno Blackout


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