GALEFFI | INTERVISTA

- novembre 14, 2018

C’erano i ragazzi che cantavano a squarciagola “Tottigol” – magari con una ferita aperta – sperando di riacchiappare la propria amata. C’erano le ragazze che urlavano invece “Puzzle”, sognando di addormentarsi sul letto di qualcuno. Poi, ovviamente, c’erano le coppiette che si tenevano abbracciate sulle note di “Occhiaie”, ripensando ai “chili d’amore sotto le occhiaie” dopo una notte passata insieme. Stavolta però non ho provato fastidio per queste innocue smancerie. D’altronde anche io, sabato sera, ero all’Urban di Perugia con la mia ragazza, per assistere alla seconda data del Golden Goal Tour di Galeffi – anche se non ho di certo fatto tutte queste moine.

Galeffi mi piace, perché riesce a raccogliere intorno a sé una grande varietà di persone, riuscendo anche a far cantare gente che di cuori infranti e di notti passate insieme non ne vuole sapere. Come fa? Con la sua semplice sincerità. Lo si deduce quando, introducendo “Burattino”, ci spiega come tutto sia nato da questa canzone, profondamente intima, personale, per poi subito dopo sdraiarsi a terra cercando di concentrarsi meglio sui bei sentimenti che ci vuole trasmettere.
Nonostante quest’anno sia andato a vederlo quattro volte, è stato sempre un piacere per me risentire la dolcezza e la tranquillità che traspaiono dalla voce di Galeffi. Ci fa stare bene, diciamolo. Inoltre, il live è sempre arricchito da cover di brani conosciuti: questa volta è toccata a “One day” di Asaf Avidan (dopo un’ardua contesa con un brano di Paolo Nutini), oltre alla ormai nota cover di “Pop Porno” de Il Genio. Quando poi, ormai vicini alla fine del concerto, la maggior parte della gente se ne stava lì con gli occhi lucidi per la mancata esecuzione del brano più famoso, ecco che il tutto si è risolto con l’ottima esecuzione di “Occhiaie”, cantata a memoria da tutto il locale.
Se ancora non siete andati a sentire Galeffi vi consiglio di farlo, giusto per ricordarvi com’era bello sentirsi giovani e innamorati. Ma non è finita qua. Prima dell’inizio del concerto, volendo conoscere più a fondo quel bravo ragazzo che è Marco, sono riuscito a intervistarlo.

 “Scudetto” è il titolo dell’album, mentre “Golden Goal” quello del tour: insomma, sei un ragazzo a cui piace il calcio. Ecco, cosa pensi di trasmettere attraverso l’immagine del calcio? Come si collega con le tue canzoni?

G – Be’, in senso assoluto non ci ho mai pensato. Sono partito dall’idea che da piccolo volevo fare il calciatore, come penso la maggior parte di noi, e dato che non ce l’ho fatta, comunque fare un disco presuppone l’inizio di una carriera. Quindi è stato un po’ per esorcizzare questa cosa, ad esempio “ok non ce l’ho fatta con il pallone ma almeno ho vinto lo scudetto”. Poi ovviamente questa cosa ha funzionato, questo gioco sul calcio, allora abbiamo pensato di tenerlo anche come nome del tour. Dato che sono le ultime date, il Golden Goal è l’ultimo goal prima della fine della partita, quindi è stata un po’ questa l’idea.

– Che squadra tifi? così, per curiosità…

G – Roma ovviamente.

– Nei tuoi concerti ho notato che ci sono veramente un gran numero di coppie che si tengono abbracciate mentre ascoltano “Occhiaie”. Vorrei chiederti, a chi sono rivolte le tue canzoni?

G – Di base sono rivolte alla mia ragazza, cioè sono nate per lei. Poi sono piaciute anche a delle etichette, soprattutto a una che mi ha messo sotto contratto [Maciste Dischi], e quindi è uscito il disco, però io le cantavo a lei, cioè non pensavo “che bello adesso farò il cantante”. Chiaramente alla fine raccontano di una storia d’amore da ventiseienne, e quindi parla a tutti i ragazzi più o meno della nostra età che hanno una fidanzata o che vorrebbero averla.

 – Quindi ti rivolgi anche a chi ha diversi problemi di cuore…

G – sì, in generale tutte le questioni a riguardo.

– Senti, qual è la tua canzone preferita dell’album?

G – La mia canzone preferita? Non lo so, perché cambio idea una volta al giorno… In questo momento mi piace molto “Pensione”, però magari un mese fa era “Occhiaie”, due mesi fa “Camilla”.

– Alcuni ti accusano di fare delle canzoni un po’ troppo semplici, smielate. Tu come rispondi?

G – Rispondo che è vero. Comunque questo disco l’ho scritto più di due anni fa, quantomeno la caratteristica dello “zuccheroso e del miele”, se delle volte può dar fastidio, magari ad altri piace. Io le ho scritte senza far del male a nessuno, voglio dire è un problema loro se non gli piacciono.

– Ok, qualche info, qualche indiscrezione sul nuovo album?

G – Intanto è uscita ieri “Mai Natale”, che comunque rispetto al disco è un bel passo avanti, secondo me musicalmente è molto matura, anche per i più “musicistoidi” che magari hanno fatto critiche. È stata anche una risposta a quello. È mascherata da canzone semplice ma in realtà se la vai a scomporre è un po’ difficile. Chiaramente, poiché per tutti quelli che fanno questo mestiere ripetersi è una rottura di palle (almeno spero), questa canzone è un anche po’ per smentire quelli che dicono “ah sei bravo solo a fare canzoni semplici”, e io gl’ho fatto la canzone difficile. Il prossimo disco che farò sarà un disco BELLO, e quindi magari anche difficile, così come anche semplice. Poi sono tutte pippe mentali fatte da chi, secondo me, rosica. Dai criticoni. Cioè, se sei tanto bravo fallo tu il disco complicato, non rompere le palle a me. Tanto poi criticano tutti, però prima di criticare almeno fai qualcosa. Io non vado a criticare, al massimo non ascolto, perché dovrei scrivere solo offese?

 – Sì, in effetti hai ragione, mi sembra anche giusto. Saluti Radio Cult?

G – Ciao Radio Cult!

 

 

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