GIUNGLA | INTERVISTA

- ottobre 3, 2018

Venerdì scorso all’Urban di Perugia ha riaperto i battenti la nuova stagione del Friday I’m In Rock. Circondata da un pubblico che non vedeva l’ora di tornare a calcare la pista dello storico club perugino, si è esibita sul palco GIUNGLA, il progetto solista di Emanuela Drei, di base a Bologna, ex-chitarra e voce degli Heike Has The Giggles. Dopo l’esperienza di un anno trascorsa in giro per il mondo come bassista degli His Clancyness (per il tour di “Vicious”) ha pubblicato, nel 2016, l’ep “Camo” (uscito per la Factory Flaws, etichetta milanese focalizzata sulla scena alternative pop italiana), prodotto e supportato alla grande da Federico Dragogna de I Ministri. Drum machine, campionatori, chitarra-voce in solitaria sul palco, questa la sua formazione attuale, la stessa che sta portando in giro, ormai da più di due anni, per i palchi italiani ed esteri. Questi ultimi sembrano aver accolto con maggior calore le quattro tracce contenute in “Camo”. GIUNGLA infatti è riuscita ad inserirsi nei cartelloni di importanti festival europei, come l’Eurosonic Noordeslag di Groninga (Olanda) e statunitensi, come l’SXSW Festival di Austin (Texas), senza elencare le numerose date in apertura ad artisti di punta del panorama internazionale (basterebbe nominare i Foals o i Battles).

In una serata, quella di venerdì al Friday, che è stata come sempre un sucesso per quantità di pubblico e per qualità sul palcoscenico, la nostra Martina Rossi è riuscita ad intervistare GIUNGLA poco prima della sua esibizione. Ne è uscita fuori una chiacchierata sullo stato del suo progetto e sul ruolo della donna all’interno del panorama musicale attuale.

GIUNGLA sul palco all’Urban di Perugia per la prima dei Friday I’m In Rock.

– Come sei diventata una one woman band?

G – È stato un po’ un caso, anche se sarebbe strano dire che io non l’abbia deciso. Diciamo che è successo e che io ho fatto del mio meglio per farlo succedere, imponendomelo in un certo senso. Inizialmente volevo formare una band, avevo in mente delle persone in particolare, ma poi per diversi motivi non ha funzionato, a livello logistico. Mi sono trovata con un sacco di voglia di far uscire musica lavorando a nuovo materiale, però dovevo sempre aspettare altre persone. Soffrivo abbastanza questa situazione. Così ho preso una posizione, ho buttato via tutte le idee che presupponevano un qualcosa di più strutturato ed articolato, e ho trovato un modo per portare in giro la mia roba stando da sola sul palco. Quindi ho ragionato in studio, consapevole che avrei dovuto rinunciare a qualche sfumatura e a qualche sonorità che magari puoi avere in una band. Inizialmente la cosa mi ha un po’ terrorizzata, allo stesso tempo mi ha dato però molto coraggio, in quanto mi ha permesso di scoprire cose di me che non pensavo. Ho così realizzato che anche una ragazza da sola ce la può fare. In effetti ho sempre suonato e mi sono sempre trovata bene da “ragazza” nel mondo della musica. Diverse ragazze in questi anni mi hanno scritto dicendomi – ti ho vista e ho avuto il coraggio di iniziare a suonare – , non che capiti tutti i giorni, ma quando è successo mi ha fatto davvero molto piacere.

– L’ambiente musicale è prettamente maschile. Non è facile trovare una ragazza solista, o magari una band femminile, capace di girare con costanza raggiungendo anche un certo livello.

G – Guarda di ragazze che suonano, anche da un po’ e molto bene, ce ne sono eccome. Però è sicuramente più difficile il discorso della professionalizzazione. Negli ultimi anni vedo che, anche se lentamente, l’ambiente sta cambiando. Forse è anche grazie a questo sostenersi vicendevolmente tra musiciste di cui parlavamo prima.

– La percentuale maschile rimane però ancora nettamente superiore.

G – Sicuramente, non sto qui ad elencarti tutti i motivi sennò non la finiremmo più. È molto più difficile che, artisticamente parlando, il lavoro di una ragazza venga preso sul serio. Quando c’è una ragazza di mezzo si fa sempre presto a dire che le cose glie le fa un altro, che non è abbastanza brava, o che il suo vestiario non sia azzeccato, quando magari nessuno fa caso a come si veste Calcutta. Immagina quello che direbbero se una ragazza si presentasse sul palco vestita come lui. C’è tanto da lavorare non solo nella musica, ma anche in tutti gli altri ambiti.

GIUNGLA sul palco all’Urban di Perugia per la prima dei Friday I’m In Rock.

– Ora cambiamo discorso e concentriamoci di più su di te e sulla tua musica. Grazie al tuo primo Ep “Camo” (Factory Flaws, 2016) hai avuto la grande possibilità di girare per un po’ per tutta l’Italia e soprattutto all’estero. Le tue sonorità sono infatti molto più internazionali e sicuramente esperienze in festival stranieri come lo Sziget, l’Eurosonic, o l’SXSW, possono essere un ottimo trampolino di lancio. Viste allora le tue sonorità, il cantato in inglese, il rock, l’elettronica e la peculiarità della drum machine: qual è stata la risposta del pubblico? Diciamo un paragone tra pubblico nostrano ed estero.

G – Devo dire che sono stata abbastanza fortunata, perché non ho mai avuto poi così diverse in quanto sono state tutte abbastanza positive. Tornando al discorso di prima, magari all’estero sono più abituati a vedere le ragazze fare cose diverse e non solo con la chitarra acustica e la voce timida. Da quel punto di vista, magari in Inghilterra, o ad Amburgo (dove sono stata recentemente), ho trovato quel pubblico che conosce di più quello che faccio e quelli che sono i miei riferimenti. Per ora non ho fatto un vero e proprio tour all’estero, ma più che altro eventi all’interno di festival. Son stata in Texas per un festival (l’SXSW) davvero grande, non per il palco ma per la quantità di band che si sono esibite, strade che diventavano locali a cielo aperto, una situazione davvero molto stimolante dove ho avuto l’occasione di confrontarmi con artisti più grandi e più piccoli. Il viaggiare è sicuramente uno dei motivi per cui faccio musica.

– L’ep “Camo” è stato prodotto da Federico Dragogna de I Ministri, a questo proposito vorrei chiederti come è stato lavorare con lui?

G – Federico è stato una figura chiave nel mio percorso iniziale. È stato lui a spronarmi e a farmi capire che avrei potuto portare le tracce dell’ep da sola sul palco. È stato molto bello lavorare con lui, che ha un concetto di minimalismo musicale che si lega molto al mio: avere poche cose ma valide e farle funzionare. Ci siamo conosciuti perché negli anni, con la mia vecchia band, abbiamo aperto un po’ di volte a I Ministri, quindi è stata una cosa naturale.

– Cosa ti riserveranno i prossimi mesi?

G – Per la fine dell’anno credo uscirà qualcosa di nuovo. Ho passato questi ultimi tempi a scrivere, e sto lavorando al nuovo materiale assieme a Luke Smith che è stato anche produttore dei Foals (oltre ai Depeche Mode e Anna of the North). Questa esperienza mi sta facendo crescere molto a livello professionale, oltre ad arricchirmi dal punto di vista umano. Staremo a vedere cosa ne uscirà fuori.

GIUNGLA.

 

Foto: AMBO – Tato Richieri


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