I Cieli di Turner | INTERVISTA

- Aprile 18, 2018

Abbiamo fatto due chiacchiere con I Cieli di Turner, band umbra che ha da poco lanciato il primo album e che ha aperto ai FASK all’Urban lo scorso 17 Marzo.

Innanzi tutto, il nome! Come mai “I Cieli di Turner”?

Allora, ci chiamiamo I Cieli di Turner perché per un gruppo musicale la cosa più difficile forse è riuscire a collegarsi ad un immaginario visivo che sia in grado di dare quella componente che per natura manca alla musica.
A noi piaceva molto il pittore Wiliam Turner, un romantico Inglese e i suoi paesaggi simili a quadri astratti, per come si mescola la luce nei suoi cieli; ed è per questo che abbiamo scelto questo nome.

Quali sono le vostre influenze musicali? A quali artisti vi ispirate?

Dal punto di vista strettamente musicale siamo parecchio debitori del rock alternativo italiano, sicuramente ci sono di mezzo i Verdena e c’è qualcosina del Teatro degli Orrori.
Ci piacciono molto anche artisti stranieri come i Bloc Party, gli MGMT (soprattutto per come utilizzano le sequenze musicali) e i Crystal Castles.
Per quanto riguarda i testi, invece, siamo molto debitori di tutto quello che è il cantautorato italiano. Non sappiamo se viene percepito o meno, ma da parte nostra ci sono una valanga di ascolti in quel senso, rispetto ad artisti come Francesco De Gregori, Guccini o lo stesso De André.

Ok, sappiamo che avete un buon rapporto con Paolo Benvegnù. Come è nato questo rapporto? Come vi siete incontrati?

Paolo è una persona squisita, nel senso che da proprio gusto parlarci e starci insieme. Era venuto a suonare ad un festival sul lago Trasimeno dove avevamo suonato anche noi, e lui, come fosse stato ad un concerto di un gruppo atomico, appena scesi dal palco era lì. pronto a farci i complimenti e a dirci che gli era piaciuto molto: e così ci siamo conosciuti.
Diciamo che dobbiamo a lui alcune scelte che hanno riguardato il nostro disco, come ad esempio andare a registrarlo nello stesso studio dove lui ha registrato i suoi ultimi lavori, ovvero allo studio Jork in Slovenia.

Sappiamo che avete aperto ai Ministri al festival Umbria che Spacca e ad Appino. Qual è il punto di forza dei vostri live?

In realtà abbiamo aperto alla partita dell’Italia che abbiamo perso malamente però sì dai, diciamo che abbiamo aperto ai Ministri. Secondo noi il punto di forza è riuscire a creare un live che sia fluido e che ti porti  in una certa atmosfera, noi non siamo dei chiacchieroni quando suoniamo quindi abbiamo provato a fare una scaletta dove i pezzi si legassero l’uno all’altro e dessero a chi ascolta un’idea del concerto che non fosse per singoli pezzettini ma una comune esperienza unica.

Un ultima domanda. Qual è la vostra canzone preferita dell’album?

Alessandro: Io Gorifi, credo

Edoardo: Secondo me quella che è venuta meglio è Opera Viva, a livello di disco proprio

Francesco: A me piace particolarmente Distanza Siderale

Va bene ragazzi, grazie per il tempo che ci avete dedicato e in bocca al lupo per stasera.

Grazie, crepi


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