Intervista a Dead Poets Society | ROAD TO #UCS18

- Luglio 4, 2018

Dead Poets Society è il progetto musicale che Igor Lorenzetti sta portando in giro per il paese dal 2017. Chitarra e voce di stampo indie-folk americano e una vena malinconica che trasporta suoni intimi e racconti sulle paure e le ansie esistenziali. In vista del suo ormai imminente live all’Umbria che Spacca – sabato 7 luglio – abbiamo scambiato due chiacchiere con Igor per farci raccontare le necessità espressive che si celano dietro le sue «intimate songs for sad guys».

 

Parlaci un po’ di te: dei tuoi primi approcci alla musica, delle tue esperienze in questo ambiente e della nascita del progetto Dead Poets Society

Il progetto Dead Poets Society nasce lo scorso anno da una forte esigenza di raccontare. Per 10 lunghi anni sono stato il cantante di una band post hardcore, gli Shinebox. Con loro ho trascorso alcuni dei momenti più belli della mia vita, registrato dischi, attraversato l’Italia, fatto un tour in Gran Bretagna, alcune date in Spagna, partecipato al GROEZROCK festival in Belgio e avuto l’onore di aprire i concerti di band delle quali sono totalmente innamorato (Pianos Become The Teeth innanzitutto). Quando la band si è sciolta per cause fisiologiche, sono giunto a due conclusioni: la prima è che non avrei mai potuto condividere il palco con persone diverse da quei quattro ragazzi; la seconda è che non avrei mai potuto smettere di suonare. E così, esattamente come accade dopo la fine di un grande amore, ho deciso di rimanere solo ad affrontare palco e personali paure. Ho preso lezioni di chitarra e ho iniziato a scrivere in maniera ossessiva.

Il nome vuole essere un omaggio al mio amore per la letteratura (specie americana) e al film omonimo del 1989 diretto da Peter Weir in cui si parlava di una “setta dei poeti estinti”. Volevo così mettere in musica il mood delle pagine più belle della mia vita e raccontare cosa hanno suscitato in me.

 

Quali sono i generi musicali, o i singoli artisti, che più hanno influenzato le tue canzoni?

L’ultimo folle amore della mia vita è stato For Emma, Forever ago di Bon Iver. Sono rimasto affascinato, oltre che dalla bellezza dei brani, dal romanticismo che si nasconde dietro la nascita di questo disco: un capanno isolato nel Wisconsin, la neve, una mononucleosi da debellare e un amore finito da smaltire. Da quel momento in poi ho amato tutta la discografia di Bon Iver, imparato a conoscere Sufjan Stevens (Carrie & Lowell soprattutto), Iron & Wine, The Tallest Man On Earth, fino ad arrivare alla drammaticità genuinamente britannica di Keaton Henson.

 

Qual è il tentativo di questo progetto musicale? Di cosa parlano le tue canzoni? Perché la scelta del cantato in inglese? 

Dead Poets Society parla di quello che sono, dei miei disturbi di ansia, della mia mania di perfezione, del terrore perenne di vivere una vita che potrebbe non tirare fuori il meglio di me. Non sono brani tristi, sono piuttosto canzoni malinconiche, fotografie in bianco e nero in cui ti chiedi che fine abbiano fatto le persone ritratte, se la vita sia stata clemente nei loro confronti o se invece le abbia schiacciate.

Ho scelto l’inglese perché, dal mio punto di vista, non esiste lingua più “musicale”; i miei ascolti, fin dall’infanzia, sono stati totalmente anglofoni.

 

Puoi dirci qualcosa riguardo alle tue pubblicazioni recenti e prossime?

Al momento è uscito su YouTube il video del mio primo singolo, See you in the backyard. Contemporaneamente sto registrando il mio primo disco che spero uscirà dopo l’estate: ho scelto di condurre questo progetto in modo molto “familiare”, affidando tutto ad amici e persone care. Dopo tantissimi anni di Shinebox e varie etichette discografiche, volevo l’assoluto controllo su ogni dettaglio della mia vita artistica.

 

Stai collaborando con qualche etichetta discografica, o agenzia di booking, che aiuta e sostiene il progetto Dead Poets Society?

Questa esperienza sarebbe davvero poca cosa senza l’aiuto e l’affetto di Andrea Tocci e della sua Montero Booking: conosco Andrea da praticamente tutta la vita, abbiamo diviso palchi e serate in band diverse per decenni. Ha ascoltato i miei brani, se ne è innamorato in modo per me del tutto inaspettato e da allora mi aiuta ad attraversare l’Italia per far conoscere la mia musica.

 

Sensazioni e aspettative riguardo al tuo prossimo live all’Umbria che Spacca?

Sono ovviamente molto felice ed onorato di poter far parte di questo festival e ringrazio, oltre ad Andrea, tutti i ragazzi dello staff che ogni anno si impegnano per rendere reale, concreta e vera questa idea.

Inoltre, ringrazio voi di Radio Cult che mi avete dato l’opportunità di raccontarmi. Spero sinceramente che la gente torni numerosa ai concerti, vogliosa e curiosa di ascoltare storie.

 

Dead Poets Society si esibirà all’Umbria che Spacca sabato 7 luglio, presso i Giardini del Frontone (Red Bull Stage), alle ore 18:30.

 

Tutti i link utili:

 

YoutubeDead Poets Society

Bandcamp: Dead Poets Society 

Facebook: Dead Poets Society

Instagram: @igorlorenzetti (Dead Poets Society)

 


Commenti

Lascia un commento

La tua mail non sarà visibile. I campi contrassegnati sono obbligatori *


Radio Cult

Background