L’ETERNO VIAGGIO DI JAKE SHANE

- ottobre 12, 2018

Jake Shane è un straordinario musicista giramondo. Nato è cresciuto a Spingfield, nell’Illinois, dopo un’infanzia simile a tante altre infanzie ha iniziato, un giorno per caso e senza ragione, a percuotere le corde di una chitarra, scoprendo che da essa potevano uscire suoni capaci di sconvolgerlo tutto dal di dentro. Il mero movimento del “percuotere” con il tempo deve essersi evoluto, diventando quel qualcosa di pensato, preciso e organizzato che noi tutti chiamiamo più comunemente “saper suonare”. Infatti, sin dal primo contatto con lo strumento, Jake dice di aver saputo da subito che quella era la sua strada: l’unica cosa che avrebbe mai potuto fare nella vite e l’unica con la quale avrebbe mai potuto alimentare la sua esistenza. Ben presto, come un bisogno fisiologico, dalla punta della sua penna sono iniziate a sgorgare le prime linee d’inchiostro. Parole messe in minuzioso ordine, affiancate da un accordo o da un arpeggio. Parole che ha iniziato a cantare per strada, nei bar, nei club, sempre accompagnato dalla sua chitarra, e che sono così diventate, in breve, i testi delle sue prime canzoni.

Dopo essersi trasferito a Nashville per iniziare il corso di filosofia all’università, Jake ha continuato senza sosta a pensare e a scrivere canzoni. Il tutto si è incanalato ben presto in una direzione ben precisa: folk e blues dal profondo della tradizione americana. Nel 2012 esce così il suo primo disco, “Ancient Fire”, un lavoro ancora aspro, ma già pregno di un’attitudine alla canzone fuori dal comune.

Dopo la laurea decide di andarsene dagli Stati Uniti. La voglia di avventure e la necessità di nuovo materiale con il quale alimentare le proprie canzoni prende il sopravvento. Finisce così a vivere in Spagna, a Madrid, dove scopre il vecchio continente, il calore della gente, la fiesta e il flamenco, un genere musicale che cambierà completamente il suo approccio alla chitarra e alla musica in generale. Una sera si imbatte nel concerto di Juan Manuel Cañizares, maestro di chitarra flamenca, e per la prima volta entra in contatto con un suono che gli scomporrà il cervello in mille parti. Sul momento pensa di impazzire e da buon artista in cerca d’ispirazione si lascia trascinare da questa follia. Inizia così a studiare la chitarra flamenca, educando la sua mente e soprattutto la sua mano alle esigenze di un genere musicale difficilissimo. Compone nuove canzoni e scrive nuovi testi ispirati dal fermento della vita madrilena. Nel 2015 termina questo processo creativo con il suo disco più bello “Evening Sounds”: una fredda voce americana scaldata da cori femminili e una chitarra flamenca dagli arpeggi spacca cuore.

Da Madrid in poi Jake non si fermerà più, con nuovi viaggi fra America, Messico, Iran; un ritorno in Europa per registrare il suo terzo disco, sempre a Madrid; e una tournée infinita fra gli stati d’Europa che lo sta portando un po’ ovunque. Anche qui. Anche a Perugia.

È martedì 9 ottobre e all’ingresso del Marla trovo Jake Shane e il suo fido chitarrista Jack Dean. Mi sta aspettando per raccontarmi un po’ di sé, della sua musica e di tutto quello che ha buttato nel suo ultimo disco “Water To Land“, in uscita il prossimo 19 ottobre.

– Jake, raccontaci di come tutto è iniziato, del tuo primo approccio alla chitarra e di come è continuato  questo tuo percorso:

J – ho iniziato a suonare la chitarra all’età di undici anni, per poi prendere a scrivere canzoni quando ne avevo all’incirca quattordici o quindici. Sin dall’inizio suonare è stata l’unica cosa che volevo fare. Crescendo mi sono spostato a Nashville (Tennessee) dove ho studiato filosofia e continuato a praticare musica. Il mio primo album “Ancient Fire” racchiude un po’ quel periodo della mia vita, anche se il tutto è stato profondamente ispirato da “I Fratelli Karamazov” di Dostoevskij. Senza quel libro non avrei mai potuto scrivere il disco.

– Dopo la tua esperienza negli Stati Uniti hai iniziato a viaggiare molto, fino a stabilirti per alcuni anni a Madrid. Quanta linfa trovano le tue canzoni dalle tue esperienze di viaggio?

J – Penso che il viaggio sia, definitivamente, la maggiore fonte d’ispirazione che alimenta le mie canzoni. Quando viaggi sei in un momento di apertura, dato da un sacco di fattori: nuovi posti, nuove esperienze, nuova persone. Sei in una sorta di stato in cui vieni affetto maggiormente dalle cose. Ci fai più caso diciamo. Anche il vivere in un paese europeo, che ha una cultura molto diversa da quella degli Stati Uniti, favorisce enormemente questa apertura. Viaggiare per le città è molto interessante, ma anche quando mi ritrovo a viaggiare per posti sperduti, lontani dai centri abitati, provo delle sensazioni ugualmente positive, se non maggiori. La natura e le esperienze che ho avuto vivendo a stretto contatto con essa durante i miei viaggi, è molto presente all’interno delle mie composizioni, soprattutto nelle ultime.

– Puoi descrivermi più precisamente il periodo della tua vita a Madrid? perché in questo periodo hai scoperto il flamenco, un genere al quale ti sei approcciato con molta dedizione e che ha modificato completamente il tuo modo di suonare:

J – non conoscevo il flamenco prima di arrivare a Madrid. Un giorno mi sono ritrovato al concerto di questo maestro, Cañizares, e da lì ho cambiato completamente il mio modo di vedere la chitarra. Ho iniziato così a studiare flamenco da solo, cercando libri, dischi e quanto più materiale possibile al fine di educarmi a questo genere musicale. Ho trascorso un paio di anni a studiarne le tecniche e da questo periodo di fermento è uscito il mio secondo album “Evening Sounds”, che racchiude un po’ tutta la mia esperienza fra Madrid e il flamenco.

– Dopo Madrid ti sei preso una bella pausa dalla musica durante la quale sei tornato in America per continuare a viaggiare, arrivando questa volta in luoghi come il Messico o addirittura l’Iran. Tra qualche settimana uscirà però il tuo nuovo disco. Puoi parlarmi un po’ di questa tua ultima fatica?

J – Il 19 ottobre uscirà il mio terzo album, “Water To Land“, che è un disco a cui tengo molto. Lo abbiamo registrato quest’estate a Madrid tutto in presa diretta e in soli tre giorni. Penso che il suono questa volta sia più simile a quello di “Ancient Fire” perché sono un po’ uscito dalla fase flamenco, anche se certe influenze provenienti da questo genere continuo a portarmele dietro. La grande differenza sta però nelle liriche, che sono ora più semplici e dirette. In ogni canzone puoi trovare un riferimento alla natura, ai miei viaggi e alle esperienze che ho avuto durante quel periodo di avventure stranissime.

– Cosa vi aspettate da questo lavoro?

J – Questo sarà il disco che mi renderà famoso (ride). Sai ogni volta proviamo a migliorare, ad alzare l’asticella, quindi penso che questo sia il mio miglior disco di sempre.
Jack – Penso che questo disco sia un ponte verso quello che verrà. Per me è stato eccitante lavorarci e completare un progetto iniziato quattro anni fa. Dal punto di vista artistico è bello vedere che si è riuscita ad arrivare fino in fondo. Avevamo un sacco di materiale, qualcosa come venti canzoni e ne abbiamo registrate solo dieci. C’è musica molta fresca, che rispecchia le esperienze e le influenze musicali degli ultimi anni. Mi sono spostato da Berlino a Madrid per lavorare con Jake e devo dire che ne è valsa la pena perché è stata un’esperienza bellissima. Penso che in questo disco ci siano liriche più dirette, scritte con un approccio nuovo che ci aprirà la strada verso quel che sarà.

– Jake, hai altre fonti d’ispirazione oltre ai viaggi?

J – Leggo molto, quindi probabilmente sono profondamente influenzato anche da quello. Ma gli impulsi mi arrivano un po’ da tutto nel momento in cui mi siedo e provo a scrivere qualcosa. In quest’ultimo periodo leggo libri di storia naturale, ma anche di geologia o sull’arte della navigazione. Diciamo che la natura è stata la principale fonte d’ispirazione in questo periodo, come ti ho già detto, e mi ispira nella sua complessità, nel suo insieme: dalle rocce alle stelle.

– Quali sono le tue prossime mete Jake? Continuerai a portare la tua musica in giro per l’Europa o c’è in programma anche un ritorno in America?

J – Voglio continuare a suonare in Europa. A dicembre saremo in Germania per diciassette date e sarà anche la mia prima volta lì. L’Europa rispecchi molto la mia estetica e il modo che ho di vedere la musica. Quindi rimarrò ancora qui, almeno per un altro po’ di tempo.

– Come avete trovato l’Italia dal punto di vista musicale?

Jack – Eccellente, è un paese molto aperto e disposto ad ascoltare. Si vede che avete una tradizione di scrittori e musicisti molto forte. La vostra mentalità e il vostro approccio alla cultura è più che mai positivo.
J – Posso vedermi bene a vivere in Italia nel futuro. Anche qui a Perugia. Non è la prima volta che vengo in questa città ed ho avuto ottime sensazioni entrando in contatto con la gente e con i luoghi del posto.

 

 

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