Intervista a Mahmood: curiosando sull’album “Gioventù bruciata”

- Aprile 16, 2019

Bypassiamo tutta la parte dove copio e incollo da Wikipedia la biografia di Alessandro Mahmoud, in arte Mahmood. Ti basti sapere che è nato del 1992 a Milano, per la precisione a Gratosoglio, periferia sud della città (ricordatelo ti servirà per dopo), papà egiziano e mamma sarda.

Il 22 febbraio è uscito il suo primo album, intitolato “Gioventù bruciata”, che contiene due feat: il primo con Fabri Fibra in “Anni ‘90” e l’altro con Guè nella versione di “Soldi” a cui hai assistito nel festival della canzone italiana, non negare, lo hai visto anche tu.

Ma andiamo con ordine, perchè anche la copertina dell’album ha riferimenti interessanti che Alessandro mi ha svelato quando abbiamo scambiato due chiacchere a Perugia durante il Festival del Giornalismo.

Partiamo dal latte versato, io pensavo si riferisse al detto “piangere sul latte versato”, ovvero una sorta sull’impotenza dei giovani (eccetera, eccetera), ma ero completamente fuori strada. In verità, mi spiega Mahmood, «si fa riferimento al film omonimo del 1955. In una scena, James Dean, attore protagonista, usa una bottiglia di latte per alleviare il dolore dei pugni ricevuti dopo una rissa. Io, invece, riferito alla mia gioventù, la verso perché non ho più nemmeno voglia di curarmi i lividi».

“Soldi” e “Gioventù Bruciata” (title track e brano che gli fece vincere Sanremo giovani l’anno scorso) sono sicuramente le due canzoni più conosciute quando si parla di Mahmood, ma scorrendo il disco ci imbattiamo in altre tracce come “Urumaki” e “Asia Occidentale”: ok i riferimenti all’Italia e all’Egitto, ma l’Asia? «Sono un grande fan del mondo dei manga e degli anime, infatti anche nella copertina ho la maglia di Rayquaza. Giocavo sempre con il Nintendo».

Un’espressione emblematica che mi ha colpito è cercare il Nilo nel Naviglio presa dall’omonima canzone: «Significa cercare qualcosa di buono anche dove probabilmente non c’è, avere quella speranza senza la quale è difficile fare le cose».

Di recente sono stato a Milano per trovare degli amici e il caso ha voluto che abitino tutti due a Gratosoglio (ti avevo detto di ricordartelo). Parlando di musica è uscito fuori Mahmood e sono rimasto sorpreso di quanto fossero coinvolti nella sua storia: un ragazzo della loro zona è riuscito a diventare qualcuno, portando in alto il nome del quartiere, era come se fosse una vittoria anche per loro, un motivo di vanto: «Sicuramente mi fa piacere il fatto che si sentano partecipi. A Gratosoglio ci sono nato e cresciuto, se la mia storia diventasse d’ispirazione per questi ragazzi posso solo che esserne felice».

Quello che ti invito a fare, lettore, è di ascoltare questo album, per non rimanere dell’idea che Mahmood è solo “quello che ha fatto la canzone Soldi” o “quello che ha vinto Sanremo”.

Il nostro Gabriele Galeazzi e Mahmood al Festival del Giornalismo di Perugia

Visita la sezione interviste del Magazine di Radio Cult, o leggi altri articoli di Gabriele Galeazzi.


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