INTERVISTA A MICHELE BERNARDI, REGISTA DI “BENGALA” IL NUOVO VIDEO DEI TARM

- dicembre 6, 2018

Quando l’animazione incontra il videoclip nasce la magia: ecco “Bengala” dei Tre Allegri Ragazzi Morti

Fermi tutti: è uscito il nuovo singolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Il brano si intitola “Bengala” e anticipa il nono album della band, in uscita a gennaio 2019. “Bengala” è accompagnato da una seconda dolce versione dello stesso brano, “Con i bengala in cielo”, di sola armonica, archi e voce.

Il videoclip del brano è un vero e proprio cortometraggio, diretto e animato dal talentuoso Michele Bernardi. Abbiamo colto l’occasione per inviargli alcune domande alle quali il regista ha risposto parlando un po’ di cortometraggi animati, innamoramenti indispensabili e progetti futuri.

– Sei il primo animatore dei video dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Hai inoltre collaborato con diverse band importanti: Punkreas, Prozac +, Le Luci della Centrale Elettrica, The Zen Circus, per citarne solo alcune. Hai un raro talento: quello di animare le note musicali. Come si fa?

MB – Nasce tutto dall’incontro, avvenuto tramite amicizie comuni, con Davide Toffolo dei Tarm, nel 1998-99. Mi chiese di realizzare un videoclip animato sulla loro canzone “Occhi Bassi”. Io animatore, lui musicista e fumettista già piuttosto noto. Non sapevamo bene nessuno dei due da dove iniziare, poi abbiamo iniziato…

È stato un incontro importante perché mi ha aperto la strada e la testa verso un  mondo che  conoscevo poco, anche se mi aveva sempre interessato. Da quel momento ho iniziato a elaborare un mio stile, una mia visione, un immaginario personale sui video in musica.

È difficile dire come si fa, sicuramente  bisogna amare la musica, e sopratutto ti devi innamorare della musica sulla quale poter creare le tue immagini, devi entrarci dentro come se fosse tua, diversamente sarebbe un fallimento. Le immagini devono accompagnare la musica, il testo di una canzone, senza mai sovrapporsi, bisogna essere delicati, a volte anche un po’ distanti, mai essere didascalici, per questo l’innamoramento è indispensabile, se questo non avviene meglio lasciar perdere. Ho abbandonato delle commissioni proprio per questo motivo.

– Da dove nasce l’idea di “Bengala”? Di quale guerra parla il testo secondo te?

MB – Non è sempre facile confrontarsi con la personalità di Davide. Anche in questo caso la gestazione è stata lunga e complessa, ma poi abbiamo  trovato  quella scintilla emotiva che ci ha reso tutto più facile.

Risolto questo è stato tutto facile e divertente, le citazioni sono tante, da Richard Scarry, a Tiepolo, Rubens, all’iconografia classica della natività, fino ad arrivare ai graffiti di Bansky.

Avvicinandoci al Natale l’idea era comunque quella di raccontare una natività che non fosse conforme agli stereotipi comuni. La stessa storia apre poi un immaginario tutt’altro che  banale e semplicistico. La maternità, il consumismo, il sesso (Giuseppe pensava di essere stato tradito da Maria) e per finire la guerra. La guerra di cui parla la canzone, secondo me, è composta da tante  guerre, sono le guerre interiori dell’uomo, sono le guerre generazionali. Ricordi quando quindici anni fa Davide Toffolo cantava: “Ogni adolescenza coincide con la guerra”? Sono le guerre che combattiamo quotidianamente per la sopravvivenza e anche le guerre vere, che sono lontane, ma che vediamo arrivare a bordo di gommoni tutti i giorni, quelle che ci raccontano i telegiornali, che ci fanno star male  perchè sono parte di noi.

– Questo è un anno molto importante per te e “Mercurio”, il tuo cortometraggio animato, continua a mietere consensi. Ti ho visto per l’ultima volta sul palco del Festival Internazionale di Cinema d’Animazione Animaphix ricevere il tuo meritato premio emozionato e incredulo. Quali sono state le cose più belle che ti hanno dato questi mesi?

MB – Si, è vero è un anno  importante, pieno di emozioni e soddisfazioni, tu ne sei stata partecipe proprio a Bagheria. Quello che io cerco di dare in tutti i lavori che faccio (che non siano quelli commerciali, che mi interessano davvero poco) è un po’ di emozione.

Non sempre ci riesco ma credo che in “Mercurio” questa emozione si sia palesata attraverso la tensione del racconto. Quando ai festival o alle rassegne gli spettatori mi dicono di essersi  emozionati, questa sicuramente è la cosa  che mi fa  più piacere. Vuol dire che ho realizzato quello che cercavo, dentro di me.

Hai realizzato spot commerciali, videoclip, corti animati, sigle televisive. C’è un lavoro al quale sei particolarmente legato? Che progetti hai in cantiere?

MB – Sicuramente “For Pina”, perché più di tutti gli altri lavori che ho fatto, è quello che ancora riesco a guardare senza vederci solo difetti, mi lascia ancora delle emozioni, grazie anche alla magia della musica di Luca D’Alberto, ma soprattutto per il carisma di quei movimenti, quella dolcezza, quella bellezza immortale che trasmette Pina Bausch.

Lo dico sempre nei workshop che tengo agli studenti, durante la lavorazione ho sempre cercato di “sporcare” il  più possibile il viso di Pina Bausch per togliere un po’ il senso di “biografico” all’animazione, volevo esagerare il movimento, la leggerezza della dinamica. Eppure ogni volta che  ricomponevo i fotogrammi in sequenza, che presi singolarmente erano indecifrabili, il viso di questa donna tornava magicamente come originale… magia del corpo… e del cinema.

Adesso sto lavorando al prossimo corto, una storia tra il mitologico e il reale, una storia  di rapporti umani, tra  padre e figlio. Vorrei solo non pensare al tempo che ci impiegherò a realizzarlo, non vorrei proprio che servissero altri cinque anni per produrlo. Mi manca un produttore, questa mancanza mi lascia libertà totale nella lavorazione ma mi costringe a tempi infiniti…

Grazie a Michele Bernardi per averci dedicato il suo tempo e le sue parole.

 

Il video di “Bengala”

Visita la sezione interviste del Magazine di Radio Cult, o guarda tutti i numeri di Illustracult la nostra rubrica curata da Ilenia Adornato e dedicata al mondo dell’illustrazione grafica.


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