STRADE | INTERVISTA

- novembre 14, 2018

Simone Ranalli, classe ’89, romano. Il 10 settembre pubblica “Chesterfield”, singolo che annuncia il suo progetto solista pop. Lo abbiamo intervistato qualche giorno fa e ci siamo fatti spiegare chi è Simone ma soprattutto chi è Strade.

– Chi è Strade? Come nasce il tuo progetto e qual è il tuo background?

S – Strade è un progetto solista che nasce all’incirca due anni fa, a livello formale un anno fa, ma io personalmente scrivo da più di due anni per questo progetto. Ho suonato in tante formazioni prima di iniziare come solista, mi ero stancato di mettere a disposizione la mia musica. Mi è  capitato molto spesso di scrivere per gruppi, in cui comunque suonavo, che poi magari non sono andati bene e non sono mai riuscito a riprendere i mei brani come “brani di Simone” perché ormai erano i brani del gruppo.

– Hai deciso lì di intraprendere una carriera solista.

S – Si, esatto. Suono da quando ho quindici anni e ho sempre suonano in formazioni, quindi inizialmente non è stato facilissimo prendere consapevolezza che stavo per iniziare qualcosa di diverso. Quando poi mi sono ritrovato a poter scegliere, arrangiare in maniera autonoma, mi sono reso conto di quanto fossi più libero.

– Per quanto riguarda quindi la tua formazione precedente, musicalmente parlando, da quali generi arrivi? Perché comunque il pezzo che è uscito ora si rifà molto alle sonorità della scia Itpop che va tanto adesso.

S – Sicuramente ciò che mi ha influenzato maggiormente è il brit pop anni ’90 (ho tatuato il primo disco degli Oasis su una coscia). In realtà non mi sono mai allontanato troppo da questa scena, i pezzi alla fine sono ballate in 4/4, nessuna rivoluzione quindi. Per quanto riguarda il passato, vengo da diverse cose: dal punk-rock collegiale, tipo i Blink 182, al pop leggermente più distorto con le chitarre – quindi comunque sono sempre rimasto sulla linea pop. L’ultima band con cui ho suonato era l’ex-formazione di Marco Cantagalli (Galeffi), abbiamo suonato insieme per due anni facendo brit pop, l’unica differenza è l’aggiunta di qualche synth.

– Come nasce la collaborazione con Megha (Asian Fake)? Comunque tutta la loro produzione si basa sull’elettronica, mentre tu fai delle ballate. Come siete entrati in contatto, ma soprattutto come siete riusciti a conciliare delle istanze così tanto diverse?

S – Nasce sostanzialmente da due cose, io stavo lavorando con altri producer ma non mi stavo trovando bene, allora il mio batterista mi ha indicato Francesco (Megha, ndr). Poi nella stessa settimana, mi hanno fatto notare che io e Francesco ci assomigliamo un sacco, anche questa persona me lo ha consigliato per la produzione così alla fine l’ho contattato. Mi sono reso conto da subito che avevo trovato il mio producer, ci troviamo sulle cose anche senza bisogno di parlare. È come se ci conoscessimo da una vita, mi propone solo cose che sono assolutamente aderenti alla mia linea e ci troviamo praticamente su tutto. C’è una grande sintonia di base. Siamo quasi una coppia di fatto ormai (ride, ndr).

– Oltre a “Chesterfield” hai prodotto, sempre con Megha, altre rte brani per andare poi a comporre un Ep. Come sei organizzato quindi? Uscirà dell’altro a breve?

S – In realtà, ora come ora, mi sto guardando intorno. Il pezzo è girato abbastanza, ed è piaciuto molto più di quanto mi aspettassi. Al momento quindi non lo so, nel 2019 sicuramente farò uscire qualcosa di nuovo, ancora non so se sarà un EP, un album, se uscirò con la stessa modalità di ora, ancora è tutto da definire. Diciamo che quest’ultimo anno è stato un po’ travagliato, tutte le scadenze che mi ero dato sono saltate perché ho avuto la brillante idea di rompermi il tendine d’achille, perciò mi sono dovuto fermare con tutto.

 

Salutiamo e rignraziamo Simone, mentre attendiamo le novità di gennaio.


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