VIVA I BALEFULLIES E IL VALORE DELLA BELLA MUSICA LOCAL | INTERVISTA

- ottobre 29, 2018

Martedì 23 ottobre, in quel delizioso  contesto che è il Marla, si sono esibiti i Balefullies, band locale senza dubbio delle più rimarchevoli, che ha regalato al centro di Perugia del sano rock direttamente dagli anni ‘60/’70. Perché in tutta onestà belle le nuove tendenze giovanili, nulla da togliere, ma un conto è la roba bella davvero e un conto è l’entusiasmo della novità. E non sto assolutamente dicendo che i Balefullies non siano “nuovi”, quanto piuttosto che le loro influenze lo siano un po’ meno.
Dai Creedence Clearwater Revival a Bowie, passando per Nico, Neil Young, Nick Cave, i grandi nomi della storia del rock ce li ritrovi un po’ tutti, e sono proposti senza l’arroganza di chi, come tanti altri, viene tipo da Poggio Mirteto e vuole convincere tutti che il suo sound arriva direttamente dal New Mexico, né con l’anonimato di chi fa solo cover e lì sta.
I Balefullies sono il giusto mix di rock, folk, blues, country, uniti a una doppia voce maschile/femminile che già di per sé li distingue, alla quale aggiungono del loro. Ogni tanto sono più pop, altre volte più dark, ma restano comunque sempre fichi e fedeli a sé stessi.
Bene, dicevo che questi signori di cui sopra hanno suonato l’altra sera al Marla e io mi sono divertita a intercettarli per far loro qualche domanda (nota a margine: è da qualche mese che li inseguo, non siamo riusciti a beccarci per colpa fondamentalmente mia, quindi sono doppiamente felice di essere infine riuscita nell’impresa!).
Già a primo impatto una cosa mi avvince nella loro formazione: insieme a Francesco, Carlo e Diego, alla voce e al basso c’è la bellissima Alessia, con la quale mi interfaccio durante l’intervista. Mi piace il pink power, e nel mondo delle band “miste” trovo non sia ancora debitamente valorizzato. Quindi da subito mi piglia benissimo (senza chiaramente nulla togliere ai sopra citati signori, bravi forte e simpatici davvero, non si discute).

Ma basta indugiare: vediamo insieme cosa mi hanno raccontato l’altra sera.

– Allora ragazzi, è la prima volta dei Balefullies nel Magazine di Radio Cult, quindi iniziamo dalle basi: Balefullies è un nome fico, io ne ho sbirciato le origini ma ho bisogno di qualche chiarimento. So che viene dal verso di una poesia che recita «Baleful rain blow up my mind». Non sono però riuscita a risalire alla poesia, quindi al contesto del verso. Mi dite di più? Come lo traducete quindi? Come mai dite che “Be there” è la canzone che meglio spiega il significato di Balefullies?

 A – Ciao bellezza, ciao Radio Cult! È un vero piacere per noi! La poesia da cui abbiamo preso ispirazione per il nome del gruppo è mia, e penso che per ora resterà chiusa nel cassetto. Magari un giorno la farò leggere ma per ora nein! Comunque stavamo cercando un nome che esprimesse la nostra idea di suono, il nostro stato d’animo… Abbiamo visualizzato  l’immagine di un cielo cupo, minaccioso, piovoso, gloomy, baleful, e questa poesia è venuta alla mente: ecco la genesi di questo neologismo: Balefullies. Siamo degli allegri compari insomma! Per quanto riguarda “Be there” non so, forse è stata tra le prime canzoni ad averci rappresentati e resi riconoscibili, la prima dove ci siamo messi a nudo.

– Bene, doverosamente toccato e chiarito il punto nome, un’altra domanda canonica è necessaria: siete attivi dal 2013, ma da quando avete iniziato a suonare la formazione è un po’ cambiata, giusto? Mi raccontate questo cambiamento com’è avvenuto e quanto l’arrivo di Dieghino ha influenzato il vostro stile?

A – Siamo attivi dal 2013 e lungo il percorso abbiamo avuto qualche cambio di formazione. I cambi hanno riguardato solamente la batteria mentre noi tre (chitarre, voci e basso) siamo stabili. Dieghino suona da poco con noi e avrà tempo per inserirsi nella composizione, per ora i brani che proponiamo sono stati già arrangiati in precedenza. Diciamo che le idee principali partono dalla vecchia guardia. L’arrivo di Dieghino è stato una bellissima sorpresa, si è integrato benissimo e in pochissimo tempo ha imparato molti brani, è stato stupefacente! Ora avrà sicuramente più spazio  per metterci del suo, ne siamo sicuri.

– Parlando di influenze, la vostra produzione musicale attinge a tanti generi: folk, rock, grunge, garage, new wave. Ognuno di voi ci ha messo il suo contribuendo col proprio background musicale o siete partiti da zero decidendo “a tavolino” di essere così eclettici?

A – Noi non abbiamo mai fatto nulla a tavolino, abbiamo background musicali diversi ma non lontanissimi. Siamo anche amici e ci consigliamo ascolti, ci contagiamo e cerchiamo sempre di restare aperti mentalmente. Le gabbie non ci piacciono così come non amiamo etichette musicali prestabilite.

 – Siete usciti ormai qualche tempo fa con un EP omonimo di sei canzoni appunto piuttosto diverse l’una dall’altra, e so che a breve uscirà un album dal quale avete già estratto due singoli (uno più bello dell’altro a parer mio) che sono “Somewhere” e “Cold desert”. Si avverte che nel corso del tempo siete maturati, e quello che vorrei sapere è se, alla luce dell’eclettismo di “Balefullies”, vi manterrete sulla stessa linea stilistica o se nel frattempo qualcosa è cambiato e dobbiamo aspettarci delle sfumature differenti in questo album.

 A – Purtroppo i cambi formazione sono stati pesanti e a volte sconfortanti. Non neghiamo che a volte avremmo voluto mandare tutto a puttane. Non è stato facile riprendere ogni vota dal principio. Ovviamente rallentano queste cose ma si perdono per strada anche amici che magari non stavano passando un bel periodo e che non potevano non rinunciare alla musica. Diciamo sconforto, amarezza, tristezza… Però la voglia di registrare i nostri brani non ci ha abbandonati e così anche “in direzione ostinata e contraria” abbiamo preparato un altro EP. Di sicuro sarà figlio di questo periodo turbolento. Siamo felici che ti siano piaciuti i singoli!

– Sulla vostra pagina Facebook scrivete, alla voce “interessi del gruppo”, che vorreste suonare al Coachella.  In attesa del Coachella però avete girato un bel po’: nel 2015 avete vinto il Riverock Contest, l’anno successivo il Brand New for Life, questa estate avete aperto agli Zen Circus sul main stage dell’Umbria che Spacca. Ecco, raccontatemi un po’ del live di questa estate e soprattutto se avete in piano un tour in vista dell’uscita del vostro album.

A – Siii il Coachella! Magari! Ma anche il Glastonbury eh! Anche il Madcool… Non buttiamo nulla eheh! In questi anni i Balefullies ne hanno vissute tante… Tante “sconfitte” ma anche tante gratificazioni! Abbiamo avuto l’onore di aprire ai The Black Heart Procession, emozione indimenticabile! All’Umbria che Spacca è stato meraviglioso, organizzazione perfetta, palco e tecnici impeccabili, pubblico interessato e caldissimo… Siamo sempre onorati di partecipare a queste iniziative mosse da buoni propositi per la nostra Perugia! Comunque i live che hai citato ci hanno donato un’energia incredibile, sono stati il nostro carburante come lo sono tutte le esibizioni, dai club più piccoli e tosti del centro storico ai palchi più importanti. Ci auguriamo di suonare fortissimo e diffondere il nuovo EP in tutta Italia!

 

E io glie lo auguro di tutto cuore, lo aspetto con impazienza. Nell’attesa, vi suggerisco di sbirciare questo pezzo, estratto dall’ultimo album, che secondo me è una mina e si chiama “Cold desert”.

Seguite i vostri locals amici, sempre!

 

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