D’AMORE, DI VITA E DI ALTRE SCIOCCHEZZE | Il ritratto della Natura

- novembre 19, 2018

La Natura ci circonda, essa si estende dal più piccolo filo d’erba agli oceani sconfinati. Parla sottovoce, ma ha molto da insegnarci se ci fermiamo ad ascoltarla. È il luogo in cui l’anima trova il suo interlocutore prediletto. Essa ci avvolge, ci protegge, ci fa vivere e per quanto spesso ci illudiamo del contrario, è superiore a noi. Che sia Madre o Matrigna, che sia venerata o temuta, è stata descritta e raccontata da molti artisti in canti, lodi, dipinti e poesie. Questa settimana ne abbiamo due esempi presi da due grandi poeti dell’Ottocento: Lord Byron ed Emily Dickinson.

‘Natura’ è tutto ciò che noi vediamo:
il colle, il pomeriggio, lo scoiattolo,
l’eclissi, il calabrone.
O meglio, la natura è il paradiso.
Natura è tutto ciò che noi udiamo:
il bobolink, il mare, il tuono, il grillo.
O meglio, la natura è armonia.
Natura è tutto quello che sappiamo
senza avere la capacità di dirlo,
tanto impotente è la nostra sapienza
a confronto della sua semplicità.

(Emily Dickinson)

Vi è un incanto nei boschi senza sentiero.
Vi è un’estasi sulla spiaggia solitaria.
Vi è un asilo dove nessun importuno penetra
in riva alle acque del mare profondo,
e vi è un armonia nel frangersi delle onde.
Non amo meno gli uomini, ma più la natura
e in questi miei colloqui con lei io mi libero
da tutto quello che sono e da quello che ero prima,
per confondermi con l’universo
e sento ciò che non so esprimere
e che pure non so del tutto nascondere.

(Lord Byron)

 


Emily Dickinson
:
nasce il 10 dicembre del 1830 ad Armherst nel Massachusetts e morirà, sempre a Armherst, il 15 maggio 1886. È considerata una delle più grandi poetesse dell’Ottocento.
Nonostante venga da una famiglia borghese, il padre stimato avvocato, la Dickinson non si interesserà a seguirne le orme, ma a soli 25 anni si ritirerà a vita privata, nel suo personale isolamento fatto di contemplazione per la natura, studio dei suoi autori prediletti e produzione poetica.
Scrive centinaia e centinai di poesie, sebbene ne pubblicherà soltanto 7. Al momento della sua morte verranno scoperti dalla sorella almeno 1775 componimenti, ripiegati e cuciti con ago e filo e conservati in un raccoglitore, i quali daranno vita ad una prima raccolta pubblicata nel 1890.
Lo stile della Dickinson è caratterizzato da componimenti poetici brevi e quasi del tutto sprovvisti di punteggiatura, dall’uso delle lettere maiuscole volto ad enfatizzare alcune parole e dall’utilizzo di trattini per spezzare le frasi e simulare il ritmo del respiro. Ne emerge così una produzione poetica intensa e priva di regole che influenzerà la lirica moderna.
Per approfondire: http://www.wuz.it/biografia/1845/Dickinson-Emily.html.

 

George Gordon Noel Byron:
nasce a Londra il 22 gennaio 1788, dalle seconde nozze di lord John Byron il quale nel 1791 muore dopo aver dilapidato tutti i propri averi. Il piccolo George segue la madre, una nobile scozzese, ad Aberdeen, dove trascorre un’infanzia infelice, angustiato da un difetto al piede che lo rendeva zoppo. Alla morte di un prozio eredita il titolo nobiliare e la proprietà di Newstead Abbey. Diametralmente opposto alla Dickinson, Lord Byron vivrà una vita di viaggi, di amori fugaci e proibiti, di scandali e successo. La sua è una poesia che si propone di esprimere “il male del secolo”, l’inquietudine, l’irrequietezza, la malinconia e lo spirito di ribellione contro qualsiasi ordine precostituito. Muore a Missolungi, in Grecia, il 19 aprile 1924.
Per approfondire: https://biografieonline.it/biografia-george-byron.


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