Afterhours @ Forum di Assago

- Aprile 18, 2018

Sono le ventuno in punto quando i blinder si spengono e i sei fanno il loro ingresso, in rigorosa penombra, in un forum stavolta davvero “completamente sold-out”. Ovazione di rito, ognuno guadagna la propria posizione sul palco. L’emozione, anche dopo trent’anni, tradisce e Dentro Marilyn parte in due tempi, ma al primo “respirare” è già tutto dimenticato.

Le prime cinque posizioni in scaletta (Dentro Marilyn, Strategie, Germi, Ossigeno e Il sangue di Giuda) sono infilate una dopo l’altra senza dire una parola. E va bene così perché in effetti non ci sarebbe molto altro da aggiungere e la palpabile impazienza della band di concedersi totalmente al suo pubblico, va lasciata sfogare.
Timidamente iniziano ad intravedersi le prime immagini sul grande schermo bianco (unico elemento scenografico del palco volutamente lasciato quanto più essenziale possibile) e, altrettanto timidamente, Agnelli inizia a dialogare col – mai come stasera – SUO pubblico, introducendo Padania e Non voglio ritrovare il tuo nome. Cetuximab, insieme a San Miguel che arriverà poco dopo, sembra più una provocazione che un pezzo necessario ma funziona, l’effetto è straniante, l’obiettivo centrato.

La serata, si intuisce, sarà ancora lunga ed i pezzi scorrono veloci. A sorpresa Giorgio Prette, primo ed applauditissimo ospite della serata, prende momentaneamente in prestito la batteria di Fabio Rondanini per ricongiungersi ai suoi vecchi compagni di viaggio su Ballata per la mia piccola iena e La sottile linea bianca. Il piano e voce di Pelle, che chiude il primo set, è uno di quei momenti da chiudere a doppia mandata nel cassetto delle emozioni che non si lasciano dimenticare. Il secondo dei cinque set è brevissimo (La vedova bianca, Riprendere Berlino e Quello che non c’è) ma lascia comunque il giusto tempo al pubblico di esibirsi nel suo più grande classico: le mani battute a cazzo di cane.

Il palco torna vuoto, gli strumenti cambiano, la sensazione è che stia per succedere qualcosa di importante. E succede. Tornano sul palco in cinque, la maschera da Pluto indossata da tutti rimanda dritti al 1997. La tensione sale. Parte Terrorswing, la band è di spalle, gli intenti sono chiari. Un vademecum di quello che è forse il più bel disco della band, colpisce dritto in faccia chiunque, cinque pezzi potentissimi (Male di miele, Rapace, 1.9.9.6., Lasciami leccare l’adrenalina, Dea e Voglio una pelle splendida), carichi di quell’energia che solo la formazione dell’epoca poteva restituire. Ennesima dimostrazione di come, ventuno anni dopo, Hai paura del buio? sia ancora uno dei più bei dischi rock mai usciti in Italia. In assoluto uno dei più sentiti ed intensi momenti dell’intera serata.

Ancora una pausa, ancora frenetici movimenti tecnici sul palco. Stavolta, degli Afterhours che conosciamo, torna sul palco soltanto Agnelli, insieme alla primissima formazione della band. Quella della fine degli anni ’80, degli esordi in inglese, degli album ormai introvabili e delle prime versioni di capolavori che avrebbero trovato la loro forma ideale soltanto qualche anno più tardi (Inside Marilyn three times). Una chicca per pochissimi appassionati ma che sembra divertire particolarmente i musicisti ritrovatisi. Il palco torna a spegnersi ancora una volta ed a questo punto che la band va all-in: in mezzo al pubblico, in versione “buskers” e con un uno-due acustico che lascerebbe a terra anche le “anime più dure”, le attesissime Bianca e Non è per sempre.

E infatti c’è chi piange, chi si bacia fortissimo, chi manda audio messaggi alla ragazza in Erasmus in Spagna, chi canta con gli occhi lucidi e chi semplicemente emozionato, ascolta. Da brividi. Si torna sul palco. Il trittico finale è la perfetta chiusura di una serata da ricordare: La verità che ricordavo tirata all’estremo, Bye bye Bombay col suo ormai classico sing along e quel “torneremo a scorrere” della conclusiva Ci sono molto modi, che stasera sembra avere un senso in più. Saluti di rito, abbracci, inchini.

Dopo trent’anni la creatura di Manuel Agnelli, unico comune denominatore di tutte le fasi della band, è ancora qui. Ed i fortunati dodici mila del forum ne hanno avuto tre ore di dimostrazione.

Con buona pace dei leoni da tastiera che tanto hanno criticato la parentesi televisiva del leader della band, che si rassegnino. Ragazzine in crisi ormonale non hanno risposto all’appello. Gli Afterhours si.

 

SETLIST

  • Dentro Marilyn
  • Strategie
  • Germi
  • Ossigeno
  • Il sangue di Giuda
  • Padania
  • Non voglio ritrovare il tuo nome
  • Cetuximab
  • Grande
  • Folfiri o Folfox
  • Ballata per la mia piccola iena
  • La sottile linea bianca
  • San Miguel
  • Il mio popolo si fa
  • Pelle
  • La vedova bianca
  • Riprendere Berlino
  • Quello che non c’è
  • Terrorswing
  • Male di miele
  • Rapace
  • 9.9.6.
  • Lasciami leccare l’adrenalina
  • Dea
  • Voglio una pelle splendida
  • My bit boy
  • Love on saturday night
  • How we divide our soul
  • Inside Marilyn three times
  • Bianca
  • Non è per sempre
  • La verità che ricordavo
  • Bye bye bombay
  • Ci sono molti modi

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