BUD SPENCER BLUES EXPLOSION @ URBAN

- maggio 2, 2018

Foto: Benedetta Balloni Photography

“Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti.”
(Martha Medeiros)

C’è stato un periodo della mia vita in cui andare a vedere i Bud Spencer Blues Explosion avveniva con la stessa frequenza dell’andare a correre al Percorso Verde: tre/quattro volte l’anno.

Nove anni fa, in una Piazza San Giovanni ululante per tutta la giornata grazie ai fan di Vasco, i primi ad esibirsi quasi nell’indifferenza generale furono questi due ragazzi alla prima esperienza con il grande pubblico.
Adriano Viterbini (chitarra) e Cesare Petulicchio (batteria).
Adriano e Cesare.
Cesare e Adriano.
Mi conquistarono subito. Con un suono grezzissimo, una batteria semplice e sincera, le dita velocissime sulla tastiera della chitarra, mi dissi che avrebbero potuto essere Grandi davvero.

Erano nove anni fa. L’acqua è passata sotto i ponti. Sono usciti quattro o cinque album, di cui uno (DoIT) è stato sicuramente il mio disco più ascoltato del 2011. Sono diventati artisti e turnisti di successo, hanno riempito i club di tutta Italia, in un certo senso alla fine sono diventati Grandi.

Eppure, mentre varco la nera soglia dell’Urban per andarli a vedere per la quindicesima volta, ho la sensazione che siano una band in fase un po’ calante. L’hype per l’uscita dei primi dischi si è lentamente dissolta, con il nuovo album che non ha avuto la risonanza dei precedenti (io stesso l’ho ascoltato solo due volte, di cui una la mattina prima del concerto). Dopo la breve e infruttuosa ricerca di un drink gratis mi posiziono comunque in prima fila, pronto a godermeli.

Resto così piacevolmente spiazzato dai Monkey OneCanObey che aprono la serata, con il loro assurdo mix di beatbox, blues e voce alla Bruce Dickinson, di cui abbiamo già parlato qui. Anche loro sono in due, come i Bud; o almeno una volta era così.
I BSBE infatti si presentano in quattro. Così come per Pop_X due settimane fa, è un po’ una sorpresa vedere tutta quella gente sul palco. Mi dico che è normale, che si cresce, si cambia; eppure c’è qualcosa che non mi convince. I nostri presentano una manciata di canzoni del nuovo album con l’ausilio di un bassista e un tastierista: tutti bei pezzi, per carità, però si avverte la mancanza di qualcosa. Le vibrazioni del pavimento dell’Urban, la gente che canta, sgomita, si ammassa, l’energia, le jam vorticose – tutto questo non c’è più. I Bud Spencer Blues Explosion avrebbero avuto la possibilità di diventare qualcosa di veramente Oltre, di coraggioso, esplorando le infinite possibilità delle jam strumentali che sono diventate il marchio di fabbrica dei loro live; e invece sono rimasti ancorati, anzi quasi regrediti alla forma canzone del primo album, mescolando un sound meno devastante del solito con una voce ancor più dal gusto para-indie-pop romano. Un’occasione persa.

Poi inizia la seconda parte del concerto.

Cesare e Adriano restano soli sul palco. E in un attimo tutte le considerazioni fatte in precedenza vengono dimenticate: io torno ad avere vent’anni e loro a far tremare il mondo in due, gronda il sudore, tutti cantano, le note si moltiplicano, i pezzi si destrutturano e si allungano vertiginosamente.
Tutto come al solito, come è sempre stato.
Come d’abitudine.

 

MINI INTERVISTA RANDOM A ADRIANO

Alessandro: “Adriano, in nove anni sono cambiate tante cose… vi siete evoluti, ma siete anche rimasti gli stessi di sempre. Cosa pensi che sia cambiato maggiormente?”

Adriano: “Allora, noi cerchiamo sempre di proporre qualcosa… di eccitante. Questa è la nostra cifra stilistica. Quindi credo, anzi, sono certo che per noi ogni volta sia un miglioramento, facendo parte di un percorso che è un continuo divenire, un evolversi… è la nostra vita.”

MINI INTERVISTA RANDOM A CESARE

Alessandro: “Cesare, eravamo amici su Facebook, poi mi hai cancellato…”

Cesare (a fatica): “Eh, ho cancellato Facebook…”

Alessandro (molesto): “Ci sono rimasto male. Tanti anni che vi seguo, quante volte ti ho urlato di lanciarmi una delle tue bacchette… Ma poi sei sempre troppo magro, devi mangiare qualcosa ogni tanto. Certo che questo tuo look ti permette sempre di conquistare tutte le ragazze del locale…”

Cesare (ridendo): “Non mi pare, guarda…”

Alessandro: “A parte le cazzate, ti faccio la stessa domanda che ho fatto ad Adriano. Cosa è cambiato maggiormente in questi anni?”

Cesare (sguardo vacuo): “…Ma è un’intervista?…”

Alessandro: “Eh… sarebbe…”

Cesare: “…[pausa]…non è cambiato niente… [pausa]…”

Alessandro: “Vi siete evoluti… ma non troppo, siete cresciuti…”

Cesare (in trance): “…[pausa]… eh… [pausa]…”

Alessandro: “Ma se parlo solo io che intervista è?”

Cesare: “…non lo so… tu sei bravo a parlare…”

Alessandro: “Vabè… comunque è sempre bello venire a sentirvi.”

Cesare (sorridendo): “…grazie.”


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