“La rivolta del perdente” parte dal Supersonic

- Gennaio 21, 2019

L’ultima volta che ho sentito Il Gigante è stato all’Umbria che Spacca nel 2017, ed era appena uscito il loro primo EP “Stomp”. Già da allora rimasi colpito dall’impegno, dalla foga e dalla rabbia con cui questi quattro ragazzi folignati riuscivano ad esprimere i propri concetti, sostenuti anche da chitarre taglienti e robuste in grado di dar vita ad un sano e genuino rock. Infatti, in questi tempi di itpop e indie, sentire ogni tanto una band che si erge a difesa del rock puro fa bene, anche perché sentire sempre le stesse melodie e frasi senza senso stanca. Dunque, arriviamo al Supersonic di Foligno, dove la band si è esibita sabato 19 gennaio per il relaease party del loro ultimo disco “La rivolta del perdente“.

Le aspettative sono alte, d’altronde la band gioca in casa e non vuole deludere. L’ottimo album appena uscito è capace di farti star bene anche quando tutto intorno non gira propri per il verso giusto, quando vorresti urlare al mondo il tuo disagio ma senti che nessuno è in grado di capirti, quando vorresti rialzarti ma non ce la fai. Insomma, quando sei “feccia”. L’energia e la forza che esplodono sul palco sono quelle che solo il vero rock di cui parlavamo prima può darti, con suoni e concetti che sulla bocca di Daniele, il cantante, stanno a pennello. Difatti già quando entra sul palco il carisma da leader che lo contraddistingue si fa vedere subito; lui e il pubblico sono un tutt’uno, la vitalità che gli fluisce dentro fuoriesce e coinvolge gli spettatori. Si muove con destrezza, invita il pubblico a cantare con lui, arriva addirittura a tuffarsi dal palco. Insomma, non si può fare a meno di essere affascinati da tutta questa determinazione.

Una domanda viene spontanea: tutta l’autocommiserazione e la sfiducia presente nell’album, come possono andare d’accordo con un’esposizione così vivace e travolgente? La risposta ci viene data fin dall’inizio, dove viene spiegato che in una condizione di disagio ed emarginazione «rimane comunque la speranza che ci tiene ancora in piedi, a sussurrarci che non è finita».

Dunque questo suono fresco e vivace serve a tirarci su, a sollevarci, a non abbatterci. E devo dire che i ragazzi de Il Gigante ci sono riusciti, perché nonostante la stanchezza e lo sconforto che mi caratterizzano in questo periodo, mi sono sentito parte di un tutto, parte di una grande famiglia, capace di consolarti anche nei momenti più bui.

Il momento migliore è stata l’esecuzione del singolo che ha anticipato l’album, “Allora suona tu”, dedicato a chi ancora si emoziona per un riff di chitarra, a chi non lo fa per i soldi. Un vero e proprio inno della band, che conferma il proprio ruolo di difensore della tradizione rock facendosi scivolare di dosso anche le critiche (“voi dovreste fare meno casino/ voi dovreste suonare più piano/ voi dovreste essere più mainstream”).

In definitiva, la strada tracciata da Il Gigante è quella giusta, ci sono tutte le capacità per andare avanti e fare ancora meglio: vi prego ragazzi, continuate così.

Foto di Uliana Piro

 


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