IOSONOUNCANE e Paolo Angeli – Cinema Moderno, Lucca

- Marzo 19, 2018

Venerdì 16 marzo 2018, il fortunatissimo tour nei teatri di IOSONOUNCANE (Jacopo Incani) e Paolo Angeli è approdato al Cinema Moderno di Lucca, per l’anteprima del WØM Fest che si terrà, sempre a Lucca, dal 25 al 27 di maggio. La location offre un colpo d’occhio pazzesco, ed un’acustica perfetta più che mai azzeccata per gli ospiti della serata.

In apertura c’è Tobjah (ex C+C=Maxigross), che ha accompagnato tutta la tournée del duo sardo per presentare il suo nuovo disco, “Casa finalmente” (in uscita il 6 aprile per Trovarobato). Dopo qualche canzone – chitarra, armonica, voce – decisamente poco incisive ma che comunque si prestano bene al palcoscenico da teatro e alla sua atmosfera intima, Tobjah saluta il pubblico con la speranza di sfruttare più che mai il nuovo disco per affinare le sue capacità dal vivo in questa nuova veste da solista.
Luci soffuse, nessuna imponente scenografia a colorare lo sfondo. Alla mia sinistra si posiziona IOSONOUNCANE, chitarra elettrica, voci, loop e campionatori vari; all’altro lato Paolo Angeli, con la sua particolarissima chitarra sarda. È da questo momento in poi che lo spettacolo prenderà vita propria per un’ora e mezza.

I due musicisti hanno creato a una scaletta che tocca i repertori di entrambi, senza però andare a riprodurre la canzone nella sua forma originale. I pezzi sono ibridi, smembrati, ricuciti gli uni sugli altri: arricchiti, in un caso, dalla strumentazione elettronica di IOSONOUNCANE; impreziositi, nell’altro, dalle infinite melodie della chitarra di Paolo Angeli. La base – il tappeto sul quale si muove la canzone – viene quasi sempre dagli strumenti di Incani, lasciando ad Angeli la possibilità di lanciarsi in giri di note e assoli, che sanno di psichedelico, musica ambient e post-rock.

Saltano all’orecchio i brani di IOSONOUNCANE: “Summer on a spiaggia affollata“; “Torino pausa pranzo“; “Carne“; una commovente “Buio” (in cui la parte cantata viene sostituita dagli arpeggi di Angeli, per poi ridare spazio alla voce di Incani); “Tanca“; “Giugno“. Sono le tracce che rappresentano l’unico momento in cui l’ascoltatore riesce ad orientarsi, a ridestarsi da un’ipnosi, trovando appiglio negli ascolti a lui più cari che vengono dai due album di IOSONOUNCANE (“La macarena su Roma” (2010) e “DIE” (2015) usciti entrambi per Trovarobato). Il resto del concerto si muove sull’improvvisazione e su arrangiamenti che alternano con il giusto equilibrio momenti in crescendo e fasi quasi minimali, in cui sembra esserci spazio altresì per il silenzio.

Anche i brani di Paolo Angeli trovano margine e su tutti risalta “Tibi” (una colonna sonora scritta per i dieci anni di documentazione fotografica di Nanni Angeli sulla storia della chitarra sarda preparata). In questa traccia viene fuori l’elemento che accomuna il duo: la Sardegna. “Tibi” è infatti caratterizzata dalla presenza di canti sardi, in cui Angeli e Incani si lanciano senza temere la contraddizione e la discordanza che potrebbe emergere – a primo impatto – nel contrasto fra i suoni elettrici e graffianti della prima parte del concerto, e quelli invece più tradizionali – “folcloristici” – suonati nella seconda parte. Il risultato è ottimo e lascia emergere l’importanza che ha, per questi due musicisti, il contatto con la terra natia e con le proprie tradizioni.

Il concerto scorre in fretta, è piacevole e si arriva alla fine risvegliati da un lungo applauso finale e dalle luci del teatro che tornano sul pubblico.

IOSONOUNCANE e Paolo Angeli sono una strabiliante eccezione, che fa da contraltare alle forme di scrittura – a volte troppo semplicistiche – alle quali ci sta abituando la scena musicale del nostro paese. Il progetto nato fra questi musicisti non è un tentativo di far passare tanto se stessi o i propri fatti personali, raccontandoli nella mera forma canzone. Tutt’altro. Questa coppia ha la capacità, acquisita o forse innata, di donare vita propria alla musica. Di dare ai suoni e alle parole la capacità di evocare immagini, creare storie e quindi di raccontarsi attraverso le sue varie forme, anche quando queste sembrano in contrasto tra loro. Sta poi all’ascoltatore riuscire ad ordinare coerentemente, nella propria mente, questi frammenti così preziosi.

 


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