La prima volta degli Eugenio in Via Di Gioia a Perugia

- Aprile 1, 2019

Per la prima volta a Perugia, dal palco dell’Urban e all’interno del Roghers Spring Festival, gli Eugenio In Via Di Gioia danno vita alla seconda data, dopo Firenze, del nuovo tour di Natura Viva. Prima di ogni concerto degli Eugenio si percepisce un’aria particolarmente elettrizzante e tutto è trepidante. Mentre si attende che entrino, da un lato si ascolta un giovane cantante statunitense amico della band, Charlie Urik, e dall’altro si colora e si personalizza la gigantografia di una delle opere che costituiscono le iconiche illustrazioni dell’album, create ad hoc dallo street artist BR1(http://www.br1art.com/).

Foto di Simona Bruni

Gli Eugenio sono carichi, creativi, pieni di vita e non aspettano altro che suonare: tutto questo si avverte fin dal primo momento in cui i quattro artisti irrompono sul palcoscenico, quando con la potente traccia “Inizia a respirare” inaugurano il live. Eugenio, cantante e chitarrista, mostra immediatamente il tripudio di genialità che gli attraversa muscoli, nervi e voce: interpreta i brani in ogni dettaglio, attraverso una mimica espressiva e dei movimenti che sono un tutt’uno con ciò che canta. Le tracce successive ‘bruciano’ subito più di metà del nuovo album: dopo qualche intermezzo comico (ovviamente sempre mirate verso il mitico bassista, Lorenzo Federici), si continua con “Cerchi”, “Il fine e la luna”, “Camera mia”, “Pace all’anima” e “Il tuo amico il tuo nemico Tu”. Tutti cantano a squarciagola, Eugenio si taglia un dito e chiede un cerotto al pubblico, ma tutto sembra scorrere liscio; sennonché verso la fine di “Camera mia” improvvisamente le casse smettono di funzionare. Nessun problema, si continua a cantare e la band, abituata a suonare in strada, non mostra alcun segno di panico: un salto in mezzo al pubblico e si suona unplugged, ancora più a squarciagola. In realtà il problema tecnico è stato presto risolto, ma ormai tutti non attendevano altro che Eugenio e la sua chitarra; così, con un’eccezione alla scaletta, si intona tutti insieme “Sette camicie” e la pazzia ‘eugenica’ si espande verso tutti i presenti.

Foto di Simona Bruni

Si procede poi con alcune delle tracce ormai ‘classiche’ del repertorio, passando da “Giovani illuminati”, a “ La punta dell’iceberg”, “Emilia” e “Obiezione”. Tra queste però si infiltra quello che è sempre uno dei momenti più geniali e riusciti dei loro concerti: per cantare una delle prime canzoni scritte, “Prima di tutto ho inventato me stesso”, Eugenio prende un cubo di Rubik, lo lancia a qualcuno e, dopo averlo fatto scomporre per bene, lo riprende iniziando la traccia. Nel giro di tre minuti, mentre esegue un brano complesso, il cantante ricompone il cubo, il simbolo di quell’universo disordinato da ricostituire. Questo ragazzo è letteralmente un genio.

Andando verso la chiusura, Natura Via viene completato con “Albero”. “Lettera Al Prossimo” e “La Misura Delle Cose”. Infine, dopo il piccolo siparietto del falso finale, si riprende con i ‘must’ del repertorio: la più volte reclamata“Altrove” e “Chiodo fisso”, suonata nell’inedita e emozionante versione con Charlie Urik. Tuttavia non si poteva finire così, la bocca sarebbe rimasta un po’ asciutta, quindi si chiude con la scatenata ballata folk, “Re fasullo d’Inghilterra”.

Foto di Simona Bruni

I quattro ragazzi di Torino hanno talento da vendere, da esibire e da far crescere. Sono fatti per far musica, per scrivere e per suonare. Sarebbe bello un giorno vederli passare dal club al palazzetto, dove i racconti densi, fortemente teatrali e scatenati, che sono le loro canzoni, possano trovare anche una propria dimensione scenografica. In questo modo me li immaginavo mentre suonavano: proprio così si realizzerebbe ancora di più il loro talento e quell’estro creativo che fluisce dalla loro musica come un fiume in piena.


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