Il Domino Tour di Malika Ayane a Perugia – Live report dall’Urban

- Dicembre 17, 2018

Le due date in Umbria

Venerdì, come promesso, eravamo all’Urban pronti per il Domino Tour di Malika Ayane.

Come anticipato nelle news della scorsa settimana, la cantante italo-marocchina ha concluso la tappa perugina con il concerto del 14 dicembre, regalando al suo pubblico una seconda e particolare interpretazione sia del terzo album, che di alcuni suoi celebri pezzi.

Sì, perché il concerto tenutosi all’Urban è stato il secondo live in Umbria (il primo giovedì 13 al Teatro Liryc di Assisi).

L’Ayane infatti (come per il Tour Naif), si è esibita con due date in ogni regione raggiunta, in due differenti palcoscenici, offrendo due distinti spettacoli interpretativi dei suoi brani, e avvalendosi nei teatri di un’orchestra di cinque elementi, e nei club di quattro mani esperte alla chitarra, al basso e alla batteria, fatta esclusione per le sue di mani che erano invece sapientemente impegnate al synth, oltre che ad afferrare l’asta del microfono all’occorrenza.

La doppia chiave interpretativa che il Tour ha offerto, certamente ben si collega al nome scelto e selezionato per questa ultima produzione della Ayane. Il gioco del domino infatti, consiste nel girare tessere dalla doppia faccia, dandosi alla ricerca dello stesso punteggio per cercare più abbinamenti possibili.

Il Domino Tour propone, con identico spirito, diverse interpretazioni degli stessi brani per i quali, l’Ayane scientemente, ha saputo muovere le sue ariose mani a questa chiave interpretativa.

Sono stati proposti infatti non solo brani del suo ultimo lavoro, ma anche del passato, dando inizio quindi in ogni concerto, ad un gioco dove i protagonisti sono i pezzi del “mondo musicale Ayane”, e il cui scopo è la scoperta della loro multiforme ed universale chiave interpretativa.

Il concerto

Il concerto ha avuto inizio con “Nodi” che è anche il brano d’apertura di Domino, una scelta coerente quindi, magari anche un invito a sciogliersi un po’ con il testo che, infatti, suggerisce proprio questo:

“Senza sforzarmi di capire/ Pensi anche tu non serva più/ L’orgoglio e guardare indietro/ Per ripulire/ È che invece basti fermarsi/ Sciogliere tutti i nodi.”

La versione live di “Nodi” differisce sostanzialmente da quella prodotta, ma il pathos del testo viene percepito allo stesso modo, soltanto che all’intro strumentale e all’atmosfera con cui si apre il disco, si sostituisce un intro di chitarra elettrica e batteria energica e d’effetto.

Ciò che non muta è la voce della Ayane, anzi, si fa più ricca e profonda, non per i suoi particolari virtuosismi, ma la sua percezione dal vivo è sicuramente più interessante.

Una voce che si fa poi più forte e grintosa con l’esecuzione di “Stracciabudella”, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’intero album. Una versione molto ritmica e dance, dove il basso la fa da padrone.

Si prosegue con “Questioni di Forma” sempre con le vibranti corde di sottofondo e la batteria, con un synth che appena si percepisce nell’apertura del pezzo.

L’alternanza strumentale si ripete nell’esecuzione dei brani che seguono. Tra canzoni dell’ultimo album e brani di “Naif”, il filo conduttore è il medesimo.

Le note ritmiche riprodotte suggeriscono un coinvolgimento leggero e scanzonato da parte del pubblico, e questo anche per i testi che invece hanno una portata più profonda e riflessiva (“Cose che ho capito di me”; “Non Usciamo”).

Ma non sempre si riesce ad alleggerire un pezzo che nasce sognante e malinconico, e per “Blue Bird” dall’album “Malika Ayane” (2008), l’atmosfera si è necessariamente resa più intima.

Un momento di composta introspezione, in una manciata di minuti che poi ha lasciato subito posto ai pezzi che molti, tra il pubblico, attendevano da tempo. In successione la band ha eseguito: “Come Foglie”, “Ricomincio da qui”, “Ansia da felicità”, “Feeling Better”. Ovviamente i titoli più conosciuti hanno aumentato ancor di più l’enfasi partecipativa e il cantare stonato.

Uno spettacolo che sicuramente colpisce per la piena e coinvolgente presenza scenica della Ayane che, per tutta la durata del concerto, ha saputo giostrarsi sapientemente richiamando le corde e le percussioni a sé con disinvoltura e fascino, non perdendo l’eleganza che la contraddistingue, adattandosi perfettamente al contesto di un club di stampo rock come l’Urban.

Un’unica perplessità

Forse il tipo di espressione scelta per i brani di “Domino”, nei concerti presso i club, è particolarmente rischiosa per l’intero progetto, per i suoi contenuti espressivi ed emozionali. In ogni traccia dell’album, se ci si dedica al suo ascolto, è come se si dovesse mettere in luce, oltre le apparenze materiali e sensibili, l’aspetto emotivo e grandioso di ogni più tradizionale e meccanico aspetto della vita quotidiana.

Malika Ayane canta coscientemente delle piccole cose della vita, con la sua voce fascinosa e intrigante ad ogni strofa, regala sorpresa e fascino anche agli aloni di vino, alla cenere volante o ad una tovaglia sporca (“Imperdibile”, in “Domino”) e tutto questo, con il tipo di sottofondo scelto per i concerti live nei club, credo che si sia vagamente perso.

Ciononostante, tale scelta è sicuramente in linea con la chiave dell’ambivalenza, della duplice lettura che l’intero album suggerisce: l’elevazione del quotidiano e del dettaglio comune, dell’intimità personale degli affetti  di tutti i giorni che l’Ayane esalta e liricizza con cura e dolcezza, come ha sempre fatto e che la rendono grande non solo come interprete.

Il live del 14 dicembre si è poi concluso con “Senza fare sul serio”, brano tra i più conosciti e degna conclusione per il concerto.

Un’ esperienza quindi, che ha sicuramente confermato le doti vocali, esecutive e carismatiche dell’Ayane, la cui poesia e gestualità retrò tuttavia sembra essersi vestita di cuoio nero e frange, rimanendo pur sempre elegante e di classe.

Visita la sezione live report del Magazine di Radio Cult, o leggi altri articoli di Costanza Ambrosi.

 


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