I Massimo Volume in concerto a Foligno

- Marzo 25, 2019

A sei anni di distanza da “Aspettando i Barbari” i Massimo Volume sono tornati sulla piazza con “Il Nuotatore”, la loro nuova e mastodontica opera, sudata e covata per lungo tempo. Il tour di presentazione del disco è arrivato – giovedì 21 marzo – a Foligno dove, sotto la cornice dell’Auditorium San Domenico, la band si è esibita dando spolvero a tutto il proprio repertorio, alternando così vecchi e amati brani alle più recenti composizioni.

Gli ululati di chitarra di Egle Sommacal, accompagnati dei ritmi della batteria di Vittoria Burattini hanno segnato per tutto il tempo la marcia perfetta per i fiumi di parole che Emidio Clementi ha fatto scorrere dal palco al pubblico. Fiumi nei quali il pubblico folignate ha potuto immergersi per quasi due ore di concerto e che, fra esistenzialismo e storie contenenti un universo di simboli e significati, fanno – anche – de “Il Nuotatore” la nuova e perfetta opera capace di continuare a incantare i fan di questo lungo viaggio chiamato Massimo Volume.

“Litio” è così la prima spinta di suoni che rompe il ghiaccio e ferma lo sbadiglio di un concerto a teatro. L’ascoltatore si risveglia dalla comodità delle poltroncine in pelle per lasciarsi catturare da vicende raccontate come un mantra dalla voce dell’autore Emidio Clementi in quel «torno sempre a te, in questi giorni inquieti torno sempre a te».

Nel buio dell’auditorium si accendono lanterne illuminate, colorate dai passaggi musicali, dai cambi di ritmo e dagli arpeggi stridenti di Sara Ardinozzi – ospite nelle vesti di seconda chitarra in questo nuovo tour.  Entra allora “Una voce a Orlando”, l’apertura de “Il Nuotatore”, che disegna i nuovi orizzonti cercati con questo ultimo album: ancora più densi e definiti dal vivo, mentre l’auditorium rimbomba di «esistono case senza luce né tetto, ma la gente ha imparato a viverci lo stesso, pur di non stare all’aperto». Sempre nelle acqua de “Il Nuotataore” il concerto continua con “Amica prudenza”, “Nostra signora del caso”, “Fred” e con la surreale storia de “La ditta di acqua minerale” persa miseramente a carte da «zio Alberto» che rimarrà a lavorare lì come impiegato per il resto dei suoi giorni.

Sono brani che parlano di persone comuni quelli de “Il Nuotatore”, testi a volte da interpretare a volte chiari e sconcertanti nella loro drammatica futilità. Come nel brano “Mia madre e la morte del gen. José Sanjurjo” il generale spagnolo che doveva salire al potere al posto di Franco e che per fare un ingresso trionfale davanti alla sua Madrid, caricò di troppi oggetti e lussurie un aereo che finì per schiantarsi proprio mentre lo portava nella capitale spagnola: «cosa avrebbe dovuto fare, chiese mia madre? Presentarsi come un morto di fame?». Dopo la pausa vengono riproposti vecchi cavalli di battaglia come “La cena”, “Coney Island” e “Il primo dio”. C’è “Qualcosa sulla vita” emoziona tutti prima di lasciare lo spazio finale del concerto a “Fuoco fatuo”, la chiusura.

In un mare di applausi i Massimo Volume nuotano felici di essere una realtà unica nel nostro panorama musicale. Come catapultati da un’altra epoca in questo strano 2019, ci ricordano il potere della parola e la bellezza degli arpeggi distorti. Tornando a casa, nel dopo concerto, potreste sentirvi il cuore gonfio di ispirazione, o una gran voglia di riascoltare uno dei loro dischi. Tutto normale: è l’effetto che fanno i grandi gruppi sul nostro cervello.

Foto di Martina Rossi

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