Pop X @ Urban

- aprile 17, 2018

La prima volta che vidi Pop X fu al Mercoledìrock 2013. C’era questo Davide Panizza che era venuto da solo in treno da Trento. Eravamo a cena con lui e sembrava un tipo strano un po’ timidone. Poi sale sul palco. Un’ora di concerto fatto principalmente di basi midi sgranatissime e strilli nel vocoder, in mutande, con degli assurdi occhiali led sparafleshanti. Da quel giorno in poi mi sono portato nel cuore diversi pezzi di Pop X, ma mai avrei pensato che nel 2018 il fenomeno sarebbe esploso in questo modo: concerto all’Urban, prezzo del biglietto 12 euro, ventiquattromilalire del vecchio conio.

Armato della consapevolezza di essere uno dei più longevi ascoltatori di Pop X, mi dirigo verso l’Urban con l’atteggiamento hipster di uno che la sa lunga, pur non avendo ascoltato l’ultimo disco più di un paio di volte, singoli a parte.

Avevo visto qualche video live su youtube relativo al tour 2017, per cui mi aspettavo una situazione tipo: Davide mette i pezzi e canta, gli altri fanno bordello e ballano. Invece la band entra, ed è una band vera e propria, ognuno ai sui posti: chitarra, batteria, tastiere, basso. Il concerto inizia con un tappetone di suoni assordante, Davide tira fuori uno strumento impossibile a metà tra un sassofono ed Emiglio Robot e attacca un assolo ai limiti della sopportazione umana.

Capisco che è tutto giusto, era quello che volevo. Poi iniziano i pezzi, solo pezzi nuovi, non conosco una parola, attorno a me orde di persone che mai avrei creduto di trovare in quella situazione cantano a memoria tutte le parole. Loro cantano e io sto zitto, la parte hipster di me viene giustamente denigrata e messa a tacere. Se dovessi descrivere lo stile del concerto, direi che era tipo Tame Impala che fanno musica da balera. Una sorta di Balerawave. Tutti i finali delle canzoni sono troncati oppure fatti andare avanti per interminabili minuti e lasciati morire senza alcuna cura, questa cosa mi fa molto ridere.

Dopo un’oretta attaccano Frocidellanike e Litfiga, che alzano il livello delle danze che diventano pogo. Da qui inizia la seconda parte del concerto: i membri della band lasciano le postazioni e prendono drink in mano, Davide mette le basi, canta e sminestra con gli effetti. Stati confusionali. Partono a ruota: Cattolica, Madamadorè, Drogata Schifosa, Secchio e non mi ricordo quale altra di cui però sapevo sicuramente le parole. L’hipster in me torna fuori orgoglione. L’ultimo pezzo è Io centro con i missili. Delirio. La canzone finisce, le luci si abbassano e si scopre che il palco era vuoto già da un po’. Sgomento tra la gente, tipo coito interrotto. Tutto Bello.
Continuerò a sognare Pop X a Sanremo, arrivare ultimo con una canzone che resterà nel cuore di ognuno.

 


Commenti

Lascia un commento

La tua mail non sarà visibile. I campi contrassegnati sono obbligatori *


Radio Cult

Background