COSA RESTERÀ DEL CASO PODESTÀ? – INTERVISTA A FEDERICO FIUMANI SUI FATTI DEL SUPERNOVA FESTIVAL

- novembre 27, 2018

C’è chi parla di “caso Weinstein della musica italiana”, chi di “Supernova gate”, vengono lanciati hashtag al grido di #losapevanotutti, ma se davvero tutti sapevano perché ne sta parlando solo uno?
Noi di Radio Cult abbiamo cercato di ricostruire tutta la vicenda che sta vedendo coinvolti Federico Fiumani – storico leader dei Diaframma – ed Emanuele Podestà – noto manager e organizzatore di eventi – parlandone con i diretti interessati. Uno in particolare, ovvero Fiumani.

I Fatti:

Inizia tutto il 16 novembre con un post su Facebook scritto da Fiumani.

Il post ha subito incuriosito il pubblico, e molti hanno iniziato a fare domande nei commenti sottostanti, fino a che qualcuno ha nominato Genova. Qualche giorno dopo, Fiumani, con un altro post su Facebook, fa chiarezza sulla questione.

La città è Genova, il festival in questione è il Supernova e l’organizzatore a cui si riferisce è Emanuele Podestà. Quest’ultimo è volto noto dell’ambiente musicale indipendente e non solo a livello locale. È a capo di una casa editrice, organizza il sopracitato Supernova (che negli ultimi anni è diventato uno dei festival musicali più rilevanti a livello nazionale), oltre a numerosissimi eventi in ambito artistico-musicale sempre a Genova.

Non è la prima volta che vengono rivolte accuse simili a Podestà, però è la prima volta che ciò viene fatto da un nome così importante come quello di Federico Fiumani. Il caso ha assunto quindi una portata maggiore.

Di Podestà non si sa un granché, soprattutto perché ora ha disattivato ogni profilo internet che riconducesse a lui. Ci sono però delle denunce per stalking e molestie (sempre ritirate grazie ad accordi economici stretti in via extra giudiziale) e c’è il caso della scorsa estate di Kants Exhibition.

Kants Exhibition è lo pseudonimo di una ragazza che ha pubblicato degli screen di conversazioni avute proprio con Podestà, riguardo la pubblicazione di un libro per la Habanero Produzioni (casa editrice di Podestà). La ragazza spiegherà poi meglio la sua storia durante un’intervista a Noisey. Il nocciolo della questione è che le viene chiesto un “69” per ufficializzare l’accordo di pubblicazione.

L’importanza di Fiumani sta nell’essere diventato il catalizzatore delle denunce di tante ragazze che non avevano mai avuto il coraggio di parlare e che ora lo stanno facendo tramite le sue denunce. Dopo di lui, anche altri artisti hanno espresso la loro opinione e si sono distaccati dagli eventi in questione. Bianco ha annullato il suo concerto al teatro Bolser previsto per il 23 novembre spiegando come un concerto che parli di “amicizia e rispetto” non possa inserirsi in un contesto del genere; anche Colapesce e il suo manager Emiliano Colasanti, avevano annullato i live della scorsa edizione del Supernova per la stessa motivazione che ha spinto Fiumani a cancellare quello dei Diaframma, disdetta questa che non era mai stato spiegata nel dettaglio e che ora invece prende, purtroppo, improvvisamente significato (la dichiarazione di Colapesce e la dichiarazione di Emiliano Colasanti). Come spiegato soprattutto da Colasanti, i due al tempo non hanno detto nulla su Podestà perché credevano fosse giusto che a parlare fossero le “vittime” e hanno lasciato così spazio di decisioni a loro, rispettando soprattutto la loro richiesta di anonimato.

La testimonianza di Fiumani:

Ho raggiunto telefonicamente Federico Fiumani per farmi spiegare direttamente da lui la vicenda.

– Federico, essendo stato tu il primo a denunciare pubblicamente la faccenda, vorrei che mi spiegassi come sei venuto a sapere di Podestà e come si è evoluto tutto il caso Genova? 

F – Dunque, Podestà mi ha contattato per suonare al Supernova Festival il 25 aprile 2019, ho accettato e abbiamo fissato il tutto. Il giorno dopo è uscito l’evento Facebook e subito diverse persone di Genova hanno iniziato a scrivermi in privato dicendomi di stare attento a Podestà, definendolo “una bestia che picchia le donne”. Mi sono un po’ allarmato, in mancanza di prove certe però ho pensato che potesse semplicemente essere qualcuno che lo stava calunniando. Una mia amica di Genova, che mi aveva organizzato un concerto due anni fa, mi ha mandato la diffida del suo avvocato dove si diceva che appunto Podestà l’aveva aggredita spegnendole una sigaretta in faccia e aveva pestato il suo ragazzo. Lì ho riscritto a Podestà dicendogli che non avremmo assolutamente suonato al festival. Lui allora mi ha chiesto chi mi avesse detto cosa, millantando denunce verso di loro, querele e minacciandomi di farmi causa. Da lì ho scritto il primo post, diverse ragazze mi hanno contattato raccontandomi la loro storia, preferendo però rimanere anonime non sono mai state tirate in mezzo. Subito dopo ho fatto il secondo post riportando anche dei loro racconti, facendo capire chi fosse lui senza nominarlo mai.

– Secondo te perché nessuno ha mai denunciato questa cosa a Genova visto che, a quanto pare, tutti lo sapevano?

F – Perché suo padre è una persona molto in vista, e ha pagato le vittime per ritirare le denunce, quattro ragazze lo hanno già fatto. Usa metodi assolutamente intimidatori. La ragazza di cui ti parlavo prima, aggredita per strada e che dopo l’accaduto ha denunciato il fatto, è stata minacciata da Podestà che gli ha promesso che l’avrebbe ritrovata per sfregiarla con l’acido.
Io ho denunciato una situazione insostenibile e che non poteva passare in sordina. Mi sto esponendo prima di tutto, ci ho perso dei soldi ma lo rifarei assolutamente. Spero che lui e personaggi simili paghino le conseguenze delle loro azioni. Quello che sto cercando di fare è avvisare più artisti, manager e persone possibili.
Se posso aggiungere l’ultima cosa, non è vero che nel mondo della musica ci sono atteggiamenti comuni a quello di Podestà, il mondo della musica è uno dei mondi più puliti che esistano, ci sono dentro da quarant’anni. Le ragazze non abbiano paura di suonare nei festival e di andare ai concerti. Podestà è solo una mosca bianca. Quello che interessa a me è che venga denunciato e finisca in galera.

Cosa pensare e come reagire:

Guardando a questa storia in un’ottica “femminista” mi chiedo come sia possibile che il simbolo di questa lotta sia proprio un uomo. Mi rendo conto però che non si tratta di un uomo qualsiasi bensì di Fiumani, simbolo di un certo tipo di musica politicamente impegnata e da sempre in prima linea. Un uomo che prende posizioni nette. Ora non starò qui a tessere le lodi di Fiumani, certo è che grazie a lui finalmente se ne parla. E non si parla solo del caso Genova, si sta parlando in generale della violenza sulle donne, di come le ragazze vengono trattate nell’ambiente musicale, del sessismo che ancora oggi nel 2018 la fa da padrone in un ambiente a netta prevalenza maschile.

Quando Fiumani dice che il mondo della musica, soprattutto “indipendente”, è pulito, ha ragione, ma ciò non significa che sia facile. Per una ragazza è ancora complesso riuscire a lavorare in un mondo del genere, deve sempre dimostrare il triplo di uomo, sarà sempre considerata una ragazza prima di essere un’artista, manager, addetta stampa o qualsiasi altro ruolo.

Per la donna è ancora un taboo salire su un palco con jeans e maglietta, perché poi “chissà il pubblico cosa dirà”, o magari saranno proprio gli addetti ai lavori a dirti “ti pare che stai su un palco così? vai a cambiarti dai”. Non serve arrivare alla violenza fisica per parlare di determinate cose. Quando ad un’artista viene detta una cosa del genere è già sessismo ed è già violenza, perché qui si parla di differenza di trattamento tra uomini e donne e non mi risulta che qualcuno abbia mai detto a Calcutta di non poter salire sul palco vestito come un barbone.

Certo è che la storia sul caso Genova non è ancora chiara, sono stati pubblicati degli screen di conversazioni private di Fiumani (forse per screditarlo?), e c’è chi lo ha accusato di aver colto quest’occasione per fare promozione al disco in uscita. L’argomento su cui concentrarsi non è certo Fiumani. È necessario fare chiarezza, ed è necessario che le ragazze coinvolte trovino il coraggio di parlare e denunciare. Solo un processo potrà poi stabilire come sono andate davvero le cose e non una gogna mediatica.

La probabilità che questo caso e il clamore generato attorno ad esso si esauriscano nel giro di una settimana è davvero molto alta; ma ci sono delle realtà che stanno facendo il possibile affinché non diventi un mero fuoco di paglia.

Delle segnalazioni infatti si sta occupando il collettivo Bossy, che, oltre a lanciare l’hashtag #losapevanotutti, ha creato una mail per raccogliere tutte le istanze e le denunce in modo da poter avere le prove e aiutare sia le ragazze che vogliono uscire allo scoperto sia coloro che non vogliono rivelare la propria identità, la mail è losapevanotutti@gmail.com.

Questo articolo è in costante fase di aggiornamento.


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