“Àlea” il primo disco dei NUR.

- marzo 4, 2019

I NUR. sono una piacevole realtà: band giovane, in fermento da più o meno un anno all’interno della scena perugina, che fa musica con personalità e urgenza espressiva. Il 25 febbraio hanno pubblicato il loro primo disco dal titolo “Àlea” (registrato presso lo studio Doremilla), un lavoro intimo che parla a tutti; nove tracce eterogenee ma ben legate fra loro, a cavallo fra sonorità alternative e post-rock.

Suoni e parole che sono la sintesi dei diversi stili musicali presenti nei membri della band e che hanno uno sfondo comune reperibile nei grandi maestri del genere quali Radiohead, Sigur Ròs e Alt-J. Così fra synth ricercati e chitarre con reverb e delay che accompagnano una batteria decisa e un basso che alterna suoni profondi a effetti più taglienti, la voce – pulitissima – di Beatrice Bernardini, esordisce nella seconda traccia del disco (“La fiammiferaia“) come una sorpresa che l’ascoltatore non può aspettarsi dopo l’overture iniziale.

Una voce che si contrappone ai suoni elettrici degli strumenti e che proprio per questo colpisce mentre evoca, attraverso le sue parole, storie lontane in cui potersi immedesimare. È la stessa band a spiegarci che «il motivo ricorrente del disco è la descrizione di sensazioni e sentimenti in cui ci si possa rispecchiare, raccontati in maniera simbolica attraverso delle immagini: l’incertezza del futuro, la paura di sbagliare, le speranze, i desideri, la meraviglia e la miseria che ogni esistenza racchiude» e ancora «Àlea è il rischio, è il tentare la sorte, nella musica così come in ogni altro aspetto della vita, nonostante le incertezze, le difficoltà, la paura di sbagliare».

Scorre così senza pesantezza la scaletta del disco, in un ascolto che necessita di attenzione per essere colto appieno nelle sue diverse fasi con «atmosfere intime e metafisiche che si alternano a scosse improvvise». Nel mentre sfilano davanti agli occhi della nostra immaginazione i personaggi evocati dai testi. Ecco allora la passione d’amore rappresentata, nel brano “Alieni“, dall’immagine di Marina Abramović che cammina lungo la Grande Muraglia cinese in direzione dell’inevitabile separazione dall’amato Ulay; o Vyacheslav Korotki, l’isolato metereologo russo che vive in una casetta di legno dell’Artico, e che in “Cosmonauta” viene ripreso per descrivere la solitudine dell’essere umano; ma anche il dramma del diventare adulti raccontato attraverso le figure della mitologia greca in “Aracne“, la quarta traccia del disco.

Come spiegatoci dalla band “Alèa” è un «punto di partenza», un inizio e un primo tentativo di mettere in un disco di lunga durata le proprie creazioni musicali. Queste nove tracce, nonostante l’apparente asprezza che emerge in alcuni punti, rimangono piantate nella mente dell’ascoltatore e lasciano intravedere l’enorme officina di idee e strade musicalmente percorribili che i NUR. hanno inaugurato. Un’officina che, in quanto tale, necessita di ulteriore studio e gavetta e che, vedendo il gran lavoro fatto con “Àlea“, fa ben sperare per il futuro.

Visita la sezione recensioni del Magazine di Radio Cult, o leggi altri articoli dal archivio del nostro Giovanni Anderlini.


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