Be more kind – Frank Turner | RECENSIONE

- maggio 15, 2018

Di nuovo Frank, o meglio, un nuovo Frank. La prima volta che mi sono imbattuta in lui ricordo di essere rimasta imprigionata nelle sue semplici e dirette melodie pervase da logorroiche strofe di seimila parole al secondo e ritornelloni da frantumarsi le corde vocali sotto la doccia.
Senza troppi impicci, chitarra e parole oneste. Alla Billy Bragg, praticamente.

Be More Kind è un album che ci presenta un cantautore sotto certi aspetti diverso da come lo ricordavamo dal 2015 con il suo “Positive Song for Negative People”: sintetizzatori e impronte elettro-pop aprono Frank anche ad un’altra tipologia di pubblico, sicuramente rendendolo molto più mainstream (con la speranza che gli ascoltatori di sempre prendano bene questo suo cambiamento e non lo rinneghino).
Questo approccio più ampiamente fruibile si sposa bene con il tema di questo suo album: una sorta di elogio alla gentilezza, necessaria risposta ad un mondo sempre più disumanizzante in cui violenza e umiliazione prendono spesso il posto di una rispettosa  apertura verso chi abbiamo di fronte. Ci sta chiamando tutti, nessuno escluso. Badate bene, nessuna predica incriminante esce dalla penna di FT, quanto piuttosto una riflessione auto-coinvolgente e quello che ci dice nella traccia che dà il nome all’album, con una delicatezza quasi commovente, è questo: “In a world that has decided that it’s going to lose it’s mind, be more kind, my friends, try to be more kind”.

Frank, con la sua solita argutezza lirica e con una nuova dolcezza espositiva, si staglia anche contro tutte quelle politiche che in nome di uno pseudo-rinnovamento inneggiano a soluzioni semplici che implicano una chiusura mentale e fisica verso tutto ciò che in qualche modo rientra nel cosiddetto calderone dell’Altro. “1933” è il brano più vicino al solito buon vecchio Frank (i suoi datati ascoltatori si aggrapperanno a questo solitario baluardo di classico folk punk alla Turner) e qui si parla chiaro: con un rimando ai tempi in cui Hitler salì al potere ci viene messa di fronte l’incredibile stoltezza umana che ci impedisce di imparare dagli errori già commessi (“se la prima volta è stata una tragedia, la seconda è una farsa”). Riprendendo lo slogan della campagna elettorale di Trump e riadattandoglielo abilmente contro, con il brano “Make America Great Again” abbiamo una canzone che ha tutta l’aria di essere una vera hit estiva, sicuramente la più ballabile nel salotto di casa in pigiama.

Devo essere sincera: durante l’attacco di “Little Changes” ero convinta fosse partita la pubblicità di Spotify e proprio quando mi aspettavo la vocina che mi consigliava di abbonarmi a Premium, Frank ha iniziato a cantare. Sonorità lontanissime da quelle che mi erano familiari accostate alla sua voce mi hanno un attimo scossa (poi, per fortuna, è arrivata” Be More Kind” a ristabilizzare il mio stato psico-fisico). Insieme a questa, la traccia che segna con maggiore evidenza il punto di distacco dal precedente Turner è “Blackout” con il suo carattere pop dance anni ‘80.

Degne di nota le bellissime illustrazioni dell’artista Ben Rix abbinate ad ogni brano. Queste sono realizzate seguendo una regola di fondo, ovvero quella di non staccare mai la penna dal foglio. L’idea che viene ripresa dall’album ed è alla base di queste opere è quella di rappresentare le connessioni umane e come queste potrebbero essere più semplici e immediate, proprio come una linea continua in un foglio.
Ben Rix ci dà la possibilità di contribuire a questo suo gioco artistico: chiunque ne abbia voglia può eseguire la sua versione di disegno a linea continua e inviarlo qui
(https://bemorekind.frank-turner.com/).

Ho come l’impressione che questo album arriverà alla sua massima potenza nell’esecuzione live (magari in chiave acustica), dove Frank Turner riesce sempre a far tornare a casa il pubblico con in tasca un po’ di quella sua sincerità e onestà espressiva.

Tracce preferite: “1933” – “Be more Kind”

 

 


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