COSA CI RIMANE DOPO GLI ALBUM DI COMA COSE E GIORGIO POI?

- Marzo 20, 2019

Avete presente quel meme dove un contadino davanti al suo campo dice: «Ecco cosa mi è rimasto, un bel mucchio di niente»? Be’, in questo caso non siamo proprio nella stessa situazione, ma ci siamo vicini. Senza nulla togliere ai due bellissimi album di Giorgio Poi (“Smog”) e Coma Cose (“Hype Aura”), la domanda che ci viene spontanea è: quindi? Come si procede ora? Da che parte?

Quello che voglio sottolineare è che, malgrado l’ottima qualità delle parti strumentali e dei testi, questi due album non superano le aspettative. Rimangono stabili e tranquilli nella loro comfort-zone, non aggiungono nulla di nuovo e li ritroviamo dove si incrociano accostamenti di parole senza senso, frasi-slogan da cantare a squarciagola e ritmi calmi ma travolgenti, che insieme hanno portato allo straripamento del genere indie verso il mainstream, il cosiddetto it-pop.

I Coma Cose e Giorgio Poi potrebbero essere definiti senza problemi con i maggiori esponenti di questo genere, e proprio da loro ci si aspettava un’evoluzione, un cambiamento, nuova linfa vitale da dare all’it-pop, così da farlo arrivare a nuovi orizzonti. Sebbene non tutti lo sappiano, infatti, l’album di Giorgio Poi “Fa niente” (2017) è stato uno dei pilastri su cui è stato costruito l’it-pop, con le sue frasi innocenti ma anche stridenti (chilometri di filo interverbale, bambole del gas) e un velo di malinconia e rassegnazione a ricoprire il tutto. Un disco così bello che è stato notato dai Phoenix, che hanno voluto portarsi Giorgio ad aprire i loro concerti nel tour estivo. Ma il cantautore non si è limitato a questo: ha suonato in “Evergreen” di Calcutta, in “Stanza Singola” di Franco 126 e ha prodotto l’album di Francesco De Leo. Insomma non è stato con le mani in mano, e forse con tutto questo da fare il tempo per ottenere un album originale e innovativo non si trova, e possiamo perdonare in parte il nostro cantautore. Rimane degna di nota la notevole influenza della musica italiana passata, da Carboni a Battisti, forse in un tentativo di collegamento con la nuova ondata generazionale di cantautori.

Per quanto riguarda i Coma Cose, invece, hanno fatto dei giochi di parole la loro bandiera; lo stesso titolo del nuovo album, “Hype Aura” (inteso come aura che si crea intorno a qualcosa che crea un interesse) può essere letto come “Hai paura?”, inteso a sua volta come paura delle aspettative e dei riflettori. In effetti, si erano create tante attese intorno a questo nuovo duo che aveva pubblicato solo una manciata di singoli e un EP, portando nel panorama indie una ventata di aria fresca dalle innumerevoli influenze.

Forse schiacciato proprio da queste attese, il nuovo disco si è rifugiato in una malinconia (che schifo avere vent’anni/ però quanto è bello avere paura, “Mancarsi“) e una rassegnazione (comunque vada l’inizio/ alla fine saremo solo io e te, “Intro“) innaturali per loro. Dove sono finiti quelli del vengo dal niente voglio tutto? C’è uno sviluppo dal punto di vista musicale: il nuovo album si presenta come un pentolone in cui viene messo di tutto, dal rap all’elettronica, passando per i contenuti dei testi che rimandano all’attitudine del panorama it-pop, il tutto amalgamato con grande cura. Si intravedono così spunti di innovazione che non sono stati completamente sviluppati.

Tutto questo per dirvi che l’it-pop necessita di coraggio e sperimentazione se vuole evitare di sparire richiudendosi in se stesso. C’è bisogno di novità, senza lasciarsi andare a rimpianti del passato che possono scoraggiare e intralciare il percorso (il classico non voltarsi, ma guardare avanti).

Visita la sezione recensioni del Magazine di Radio Cult o leggi altri articoli dall’archivio del nostro Roberto Bondi.


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