Afrodite, il nuovo capitolo musicale dei DiMartino – Recensione, copertina, date tour

- Gennaio 29, 2019

Il 25 gennaio, per 42 Records e Picicca Dischi, è uscito “Afrodite”: il nuovo album della band palermitana Dimartino

I tre singoli che lo hanno anticipato, “Cuoreintero”, “Feste Comandate” e “Giorni Buoni” avevano già disperso nell’aria l’essenza stessa di questo nuovo album, un progetto discografico verso il quale Radio Cult aveva già teso l’orecchio se ben ricordate, definendolo “mitologicamente fuori dal tempo” e sensibilmente teso ad un intimo e romantico sentire. Quest’oggi quindi non vogliamo ripeterci, ma addentrarci in un’analisi più profonda dei restanti brani del disco, quasi fossimo Filologhi Romantici del XVIII sec.

Si, perché, come reperti antichi e preziosi, gli inediti raccolti in “Afrodite”, sono il prodotto di anni di esperienze di vita vissuta, raccolte emotive vere e proprie che Dimartino ha voluto raccontare al suo pubblico attraverso il suo cantare acuto e disteso, sentito e teatrale, con l’ausilio di una band musicale devota ai maestri del cantautorato italiano e alle scene più note e contemporanee del pop europeo (Phoenix tra tutti). Un album intimo e fortemente personale che in ogni brano e ad ogni riff sa raccontare un’affascinate storia tutta da ascoltare, vivere e cantare.

La prima traccia “Giorni Buoni”, il cui videoclip è stato realizzato da Ground’s Oranges, racconta di un sentimento fatalmente al limite, che vive di contrasti e altalenanti passioni a fior di pelle. Tra balli sotto ai neon vicino alla spiaggia, e le note dei Pixies, il branp è la storia di un amore tanto ricercato che, nella magica Sicilia, si nutre “di giorni buoni e ore crudeli”.

A seguire il brano “Due personaggi” che si apre, a suon di batteria, ad un arrangiamento essenziale con piano e chitarra, dove i rimandi pirandelliani quasi sembrano rincorrere l’arrangiamento e la voce di DiMartino che squillante canta “il dramma di una vita normale” e le difficoltà, le meraviglie del quotidiano dove poi “sempre, sempre, sempre” si finisce per ritrovare se stessi ancora e ancora, con più ottimismo e vitalità.

Ciò che emerge infatti da ogni strofa, da ogni nota, è la fervida passione per la vita e per gli affetti insieme alla costante ricerca di risoluzione a qualsivoglia personale conflitto, perché la lotta spesso da sola non distrugge ma è essa stessa motore e principio di bellezza.

Sì, perché quest’album porta il nome di una divinità tutt’altro che saggia. Afrodite era infatti la dea della bellezza, simbolo di eleganza e sensualità, ma è stata anche causa, allo stesso tempo, per il suo temperamento irrequieto e passionale, di epiche battaglie e storiche rivalità (la guerra di Troia per esempio).

Una forza divina tutta femminile quindi, le cui linee caratteriali sembrano poi contraddistinguere anche gli altri personaggi femminili dell’album come in “Daniela balla la samba” o “Ci Diamo un bacio”, dove vengono cantate donne sognanti ed ambiziose dai capelli color del cielo e gli occhi di fiamme, rappresentate in attesa “di un’onda anomala” o nel bel mezzo di una lenta danza sinuosa nel silenzio dei grilli e degli echi degli allarmi, mentre a terra dal catrame nascono i fiori e dall’oscurità  i colori.

Un forte valore narrativo dunque in “Afrodite”, e questo anche grazie al sapiente utilizzo che Di Martino fa degli elementi circostanziali. Attraverso questi infatti è possibile seguire e figurarsi le parole stesse del testo della canzone, come se si avesse di fronte una vecchia polaroid sbiadita o una cartolina dell’immagine fissata nella lirica.

Ogni strofa sembra scorrere davanti i nostri occhi in un susseguirsi di immagini, gesti e azioni che passano dinamiche all’orecchio tra le corde di chitarra, il pianoforte, il basso battente e lo stacco di batteria. Le calde note acustiche retrò, sono poi frenetiche e vitali anche in “Pesce d’aprile” dove ad ogni verso non si contano i sorrisi. Un brano divertente e universale, in cui chiunque può riconoscere dei propri ricordi adolescenziali.

Poi abbiamo “I Ruoli”, “Liberaci dal male” e “La luna e il bingo”, brani che tra atmosfere equivoche al calar del sole, nelle ore crepuscolari, affrontano tematiche note e care ai Dimartino, quali ad esempio, l’eterna conflittualità interiore nei rapporti affettivi, la ricerca disperata di salvifica redenzione, o il godereccio svago della notte come distrazione al giorno duro e necessario perché reale.

Nella sua Palermo Di Martino è riuscito a creare un vero e proprio capitolo narrativo a tutti gli effetti, dei racconti cantati e suonati assolutamente d’impatto e di valore. Un’ opera di inediti che trova la poesia nel quotidiano presente, sulle spiagge e sopra i tetti, nell’urbano generalmente inteso e nella maturità degli affetti, in quel dato periodo in cui sembra sempre più difficile trovare la meraviglia e lo straordinario.

Antonio Di Martino darà inizio al suo Tour il prossimo febbraio assiame alla sua band che ricordiamo essere composta da Angelo Tarabace al pianoforte e Giusto Correnti alla batteria, ai quali si aggiungerà la chitarra di Simona Norato.

Per voi qui tutte le date e sappiate stupirvi, cantare e saltare, sarà sicuramente una bella esperienza.

Visita la sezione recensioni del Magazine di Radio Cult o leggi altri bellissimi articoli della nostra Costanza Ambrosi.


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