Eugenio in via di gioia – “Natura viva”

- Marzo 13, 2019

Stiamo andando incontro alla primavera, verso una stagione ricca di novità, anche musicali. Marzo è iniziato con parecchie nuove uscite, tra le quali il terzo album degli Eugenio in Via di Gioia, “Natura Viva” , dopo due anni da quello precedente, questa volta per Virgin Records (Universal Music Italia). Un salto importante per il gruppo torinese e un’occasione per pubblicare un lavoro più compiuto, senza perdere la libertà espressiva e stilistica.

Gli “Eugenii” sono un’ondata di freschezza e creatività per la nostra musica: il tratto che li contraddistingue è la capacità di una sintesi sempre geniale tra contenuti, testi arguti e briosi, e un sound imponente, sempre aperto alla sperimentazione. In realtà, gli Eugenio in Via di Gioia nascono dalla musica di strada, di cui la “genuinità” folkloristica è stata perfettamente riconoscibile fin dalle prime loro canzoni. In questa caso, invece, è diverso e già si era capito dalla pubblicazione dei primi singoli nei mesi scorsi; è chiara un’evoluzione strumentale indirizzata a sperimentare sonorità più elettroniche sia metalliche e aspre, sia più morbide, anche se hanno precisato che la maggior parte dei suoni sono primariamente «suoni acustici filtrati digitalmente, che abbiamo campionato per averli sempre con noi, anche dal vivo» (Rockol.it). Ascoltando integralmente “Natura viva”, questa tendenza è stata pienamente confermata, gli orizzonti folk sono sempre più sullo sfondo mentre nuove atmosfere prendono vita, sfiorando dimensioni a tratti tribali e a tratti orientaleggianti.

Sono dieci le tracce che danno corpo a “Natura viva”, un lavoro più introspettivo e personale, meno caratterizzato, o almeno in forma diversa, da quell’ironia lucida e socialmente impegnata a cui ci hanno abituato in precedenza. Tutti i brani costituiscono un intreccio volto a sondare e perlustrare le profondità abissali dell’essere umano; si tratta di compiere un viaggio articolato e non semplice dentro l’animo, dimenandosi attraverso i suoi desideri e le sue battaglie quotidiane, come quelle per la sopravvivenza, per l’affermazione o per il riconoscimento. Lotte che spesso sono contro: contro i limiti, contro le insicurezze, le costrizioni, i nemici.

Non per niente la traccia d’apertura, “Lettera al prossimo”, è un colpo allo stomaco e sui denti: una denuncia dell’insensato e imposto ‘homo homini lupus’, quella disposizione che mette l’uno contro l’altro (“Pugili senza guantoni/ Qui solo verità senza opinioni/ Senza mezzitoni”), ma anche un appello chiaro e accorato a colui che ti sta a fianco (“Giurami che veglierai con me/ Se no poi domani saranno guai”).

Presto però ci si rende conto che gran parte dei problemi ce li creiamo da soli e gli ostacoli alla propria realizzazione libera forse non sono gli altri, quindi “Inizia a respirare” perché “La caverna è sempre stata aperta/ Ma invece di uscire tu l’hai blindata”. Cominciamo così a guardarci dentro con le grandi indagini interiori e le grandi domande di “Cerchi”, “Altrove” e della onirica, cinematografica e magistralmente scritta “Il tuo amico il tuo nemico Tu”.

Al centro del viaggio c’è la poetica e cadenzata “Albero”, una riflessione tra la natura viva e complessa, potenzialmente sempre insoddisfatta e disarmonica, dell’uomo a confronto con quella dell’albero che cresce spontaneamente e con equilibrio, seguendo il suo corso. “Pace all’Anima”, invece, è l’arma più tagliente del disco, in cui emerge con vigore la lucida e affilata penna di Eugenio che, ponendo delle immagini semplici e indelebili, in questo caso di Adamo ed Eva, le estremizza, provocando.

Passando per “Camera mia” – la più affine alla cifra più tradizionale della band, è l’azzeccato nuovo singolo in perfetto stile “eugenico” – arriviamo al tocco di classe finale, dove si sfiorano alte vette: “Il fine e la luna”, tra le più belle dell’album, delinea un quadro di immagini coerenti e suggestive, che ampliano inaspettatamente gli orizzonti, stimolando impressioni al contempo drammatiche e speranzose, le quali sembrano riferirsi soprattutto a chi ha responsabilità culturali, sociali e politiche (“Che fine ha fatto la luna/ che mi accendeva la tela/ che fine ha fatto la luna/ in questo cielo tutto nero/ Inventerò la luna”).

Dulcis in fundo, con “La misura delle cose” il cerchio si chiude: guardiamo dal centro di un essere umano che prende coscienza di se stesso e, anche se immerso nelle sofferenza, nel dolore, nell’insoddisfazione, cerca un baricentro, perché forse la soluzione all’infelicità può essere più prossima e realizzabile di quanto avrebbe potuto pensare (“Riconciliati con se stesso, è giunto il momento di ridere/ Salvati adesso dai bisogni che non hai/ Puoi ritrovare la misura delle cose”).

L’esigenza comunicativa ed espressiva degli Eugenio in Via di Gioia straborda da ogni parte e si percepisce sensibilmente. Il rischio di fare minestroni o canzoni poco comprensibili potrebbe essere sempre dietro l’angolo, ma la loro bravura è proprio quella di saper trovare un equilibrio, rimanendo fedeli a se stessi e alla propria identità stilistica, la quale è ormai ben delineata e riconoscibile. Inoltre sono bravi musicisti, ricchi di intuito creativo e voglia di fare. Ogni canzone scandisce e stimola questioni, pensieri e suggestioni emotive con grazia e genialità, per poi guizzare via.

“L’esplosione di un’eruzione
non equivale all’immensità
della creatività più luminosa del sole”

Gli “Eugenii” sono scomodi, anche se in modo amabile e tenero, perché hanno qualcosa da dire e te lo raccontano, provocandoti. Resta solo da partire con loro e cercare il proprio posto in Via di Gioia.

Tra poco partirà il tour per tutta l’Italia, noi ci saremo il 30 marzo all’Urban di Perugia.

Visita la sezione recensioni del Magazine di Radio Cult, o leggi altri articoli dall’archivio del nostro Federico Marcovecchio.

 


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