Father John Misty – GOD’S FAVORITE CUSTOMER | RECENSIONE

- Giugno 8, 2018

God’s Favorite Customer è un album incredibilmente fuori moda, diretto e tormentato che arriva a poco più di un anno di distanza dall’acclamato Pure Comedy.

God’s Favorite Customer è il quarto album di Josh Tillman, in arte Father John Misty, ex batterista dei Fleet Foxes e cantautore malinconico e provocatore.

Un mese e mezzo prima dell’uscita prevista l’album appare per intero, a causa di un leak, sulla versione neozelandese di ITunes. FJM la prende bene: trasforma la copertina, con la sua faccia corrucciata, in un meme.

La leggenda narra che Father John Misty si sia rinchiuso per due mesi in una camera d’albergo a causa di una crisi coniugale e che dall’isolamento, tra quelle quattro mura, sia nato l’album. In una recente intervista Josh ne parla così: «il vero I Love You, Honeybear, ma senza tutto quel cinismo. È una sorta di disavventura. Le parole semplicemente uscivano da me. Proviene direttamente da qualcosa che mi è successa un anno fa, insomma quando la mia vita si è incasinata. Credo che la musica serva proprio a rendere il dolore e l’isolamento meno dolorosi, e in definitiva è un album tormentato».

Con lo stile intimo che lo contraddistingue, un pianoforte e la sua voce caldissima, FJM continua a comporre il suo diario caratterizzato da emozioni contrastanti e ritmi beatlesiani. Dentro l’album appaiono ballate romantiche dedicate alla sua musa Emma (Just Enough Dumb to Try, Disappointing Diamonds, God’s Favorite Customer), melodie fischiettate (Date Night), pezzi vintage e caldi (Mr. Tillman), frasette sarcastiche e tanto egocentrismo.

Numerosi gli alti e bassi, vista anche la relativa lentezza del disco, che non spinge quasi mai sull’acceleratore. Ma ci sono diversi pezzi in grado di dimostrare quanto sia bravo Josh a scrivere canzoni e quanto sia talentuoso, pur rimanendo meno immaginifico e più misurato.

Un album intenso, che trae tutta la sua forza dall’istinto con il quale è stato composto, nelle confessioni personali e nelle melodie che avvolgono con l’intenso e cinico finale di “We are only people”, nel quale canta: “sappiamo così poco di noi stessi, ma quel poco basta per desiderare di essere quasi chiunque altro”.

Le tracce necessarie: Please Don’t Die / Just Dumb Enough To Try / Date Night

 

 


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