GAZZELLE E LA TRISTEZZA DI ESSERE “PUNK” – Recensione, copertina e tracklist

- dicembre 1, 2018

Dopo le prime tre o quattro canzoni costruite come delle ballate malinconiche e tristi, dominate dal pianoforte, mi son chiesto come mai Flavio Pardini, in arte Gazzelle, avesse intitolato il suo album “Punk”. Grazie a varie ricerche, mi sono imbattuto in un’intervista del cantautore romano che afferma: “Di “Superbattito” dicevo che era un disco Sexy Pop, questo invece l’ho chiamato “Punk”, non per il sound chiaramente, ma per la filosofia. È l’approccio ad essere punk”.

Ah ok, così ci siamo. Perché dello spirito ribelle, aggressivo e eccentrico del punk questo album ha ben poco. Un mood amaro e angoscioso attraversa tutto l’album, togliendo anche i pochi barlumi di speranza che compaiono qua e là. Infatti, in “Punk”, Flavio si trova di fronte al tipico disagio che colpisce coloro che si apprestano a guardare la vita con occhi più sinceri e maturi, lavorando di più su se stessi e magari trovando nuovi modi di divertirsi, senza lasciarsi andare all’incoscienza e all’immaturità dei ventenni.

Un po’ come aveva fatto il nostro amico Motta ne “La fine dei Vent’anni”, di fronte a questi problemi Gazzelle si lascia cullare da un’ansia e un’ angoscia tipici di chi non sa comportarsi di fronte un futuro incerto, riflettendo sulle scelte sbagliate e sui possibili rimpianti di una giovinezza passata troppo in fretta (“Come mai, come mai/ Non ti perdi più per strada?/ Come mai, come mai /Non sei più partita?” da “Sppm”), sprofondando in una spirale di delusione e depressione da cui è difficile uscire (“Ho scoperto che le cose belle appassiscono/ E che i sogni dentro ai cassetti marciscono”, da”Coprimi le spalle”).

Una tristezza dalla quale Gazzelle tenta di salvarsi cercando rimedi di fronte a tutti i cambiamenti che sta vivendo, provando a convivere con i nuovi problemi quotidiani (“Non c’è niente di male/ Se non ti va più di andare a ballare”) e trovando rifugio nella classica solitudine (“Spegnete i colori, i tormenti, i dolori, gli ombrelli e i malumori/ Che noi, che noi stiamo bene anche soli”, da “Tutta la vita”).

Tuttavia questo è il disco della maturità, e l’artista romano lo dimostra attraverso arrangiamenti curati e più complessi (anche se un po’ ci manca la componente elettronica che aveva caratterizzato “Superbattito”) e tramite testi che narrano storie d’amore finite male, ma rimaste intrappolate nelle fitte reti del pensiero. Un cuore spezzato che sfoga tutta la sua afflizione e il suo tormento (“Preso male che non c’è/ Più nessuno come te/ E piangi sul cuscino/ Tutte quante le mie lacrime”, da “Punk”), arrivando ad espressioni forti e preoccupanti (“Ho scoperto/ Che non puoi morire due volte di seguito/ E che se fuori piove io dentro nevico”, daCoprimi le spalle”).

Va bene Flavio, però un po’ di vivacità suvvia. D’altronde, nella vita mica tutto è nero. Forse sei un pochino pessimista. Ma a noi piaci così. Sì, perché ci piace sentirsi soli come gocce fuori dalla finestra, o mangiare una torta di mele per scacciare la nostalgia e non andare a ballare. Ma tranquilli, alla fine dei conti in questa vita “si sta bene”. Parola di Gazzelle.

Copertina


Tracklist

01. Smpp
02. Punk
03. Sopra
04. Tutta la vita
05. Sbatti
06. Non c’è niente
07. OMG
08. Scintille
09. Coprimi le spalle

Informazioni

Data di uscita: 30 Novembre 2018
Etichetta: Maciste dischi

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