GUSTI FUORI MODA: DIMARTINO

- ottobre 23, 2018

Ho scoperto i Dimartino per caso un paio di anni fa distrattamente in rete, in uno di quei momenti insonni che di Morfeo neanche l’ombra! Quando ci si mette alla disperata ricerca di qualcosa di affascinante da approfondire che scateni in noi un interesse, un buon proposito per l’indomani. Così con tale intento, mi sono data all’ascolto e il risultato sono state due bellissime occhiaie bluastre. Sarebbe stato certo più appropriato conoscerli una domenica mattina, curiosando tra le bancarelle di un mercatino dell’usato, tra vecchi classici letterari in versione economica e vinili ingialliti, perché la loro musica propone un mondo antico, una prosa d’impeto interpretata quasi teatralmente.

Del gruppo fanno parte Antonio Di Martino, che ha dato il nome alla band, Angelo Trabace al pianoforte e Giusto Correnti alla batteria. I tre della “scuola siciliana” raccontano atmosfere emotivamente complicate e malinconiche in un flusso di versi intricati e figurativamente molto forti, ma che risultano immediatamente comprensibili e travolgenti. Ascoltando uno dei loro brani è come se la voce squillante del cantato accompagni i pensieri emotivi passo a passo, estrapolandoli senza filtri dal caos delle più personali riflessioni e memorie.
Un narratore onnisciente fluttuante che dà voce e mette in musica i sentimenti, i più intimi ricordi, con sottesa nota critica alle apparenze e alle contraddizioni delle relazioni e della storia, il tutto con inchiostro di china, facendo attenzione che non sbavi. I richiami ad alcuni grandi della storia della musica cantautorale italiana (ad esempio Modugno e Tenco, di cui propongono pure una cover: “Ballata della Moda” nel loro primo album) sono innegabili ed evidenti in molti dei loro schemi metrici e questo non fa che dare valore e profondità alla loro musica.

I Dimartino riescono a trascendere la vita di un uomo medio, di un uomo qualunque. Ogni dettaglio comune è elevato ad uno stato di grandiosità con slancio emotivo crescente che all’ascolto, coinvolge ed esalta soprattutto perché collocato dietro l’angolo, letteralmente: vortici passionali vissuti alla luce di un bancomat, alla stazione, o ispirati dallo scatolame in cucina:

Comprerò qualcuno che mi ami
Almeno i venerdì e un po’ di neve artificiale
Che dicono è romantico
E un bacio dato per caso davanti a un monumento
Mentre guardiamo la notte illuminata da un bancomat…

Dal brano “Poster di Famiglia” 

L’esordio è datato 2010 con “Cara maestra abbiamo perso”, seguito nel 2012 da “Sarebbe bello non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile“. Nel 2013 esce soltanto in vinile l’ep “Non vengo più mamma“, un concept sulla morte dolce, accompagnato dalle tavole dell’artista Igor Scalisi Palminteri. Nel 2015 pubblica il disco “Un paese ci vuole“, concept sul concetto di “paese”, mentre lo scorso anno sono usciti con “Un mondo raro“, omaggio alla cantante messicana Chavela Vargas.

I Dimartino sono stati impegnati in quest’ultima settimana, come molti altri artisti italiani (Lucio Corsi, Fabrizio Cammarata, Arabiska Band e molti altri), in due date all’estero: la prima ad Abu Dhabi (Sheraton Corniche) per “When Mediterranean meets the gulf” e  la seconda, domenica scorsa, in Kuwait City (al Hashemi Ballroom) per il Words & Notes Festival.

Stanno lavorando al prossimo album, questo almeno si apprende dai loro profili Instagram e Facebook. Nell’attesa, con l’avvicinarsi del freddo torneranno presto anche i mercatini, fiere e quant’altro. Seguite allora il mio consiglio d’apertura: “Un paese ci vuole” all’orecchio e “La luna e i falò” di Pavese tra le mani.

 

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