I vampiri sono tornati

- Maggio 10, 2019

Amici di Radio Cult oggi vogliamo proporvi lato A e Lato B del nuovo Album dei Vampire Weekend.

Due recensioni per 18 brani da gustare per il grande ritorno della Band di Ezra Koenig.

LATO A

A cura di Roberto Bondi

I vampiri sono tornati, finalmente, e lo hanno fatto in grande stile. Sì, proprio in grande stile perché, dopo sei anni dall’ultimo album (Modern Vampires of the City, 2013), la fuoriuscita di un componente co-fondatore della band (il tastierista polistrumentista Rostam Batmanglij, speriamo di averlo scritto bene) e tutto l’intricato e confuso brodo di roba musicale buona e no che c’è in giro, non era facile farlo.

Soprattutto un doppio album (18 brani). Con l’ultimo eravamo rimasti ad atmosfere un po’ fosche e tristi, dove l’entusiasmo inziale dei primi due era drasticamente diminuito. Fortunatamente i ragazzi di New York sono usciti dalle bare e sono tornati a portare spensieratezza e gioia tra noi poveri mortali; d’altronde è lo stesso cantante, nonché frontman della band Ezra Koenig ad ammetterlo: “Dopo che hai fatto una cover dell’album in bianco e nero con all’interno canzoni riguardanti la morte, non puoi andare più a fondo”.

Anche il nome dell’album, Father of the Bride, si rifà al nome di una commedia con Steve Martin, e bisogna dire che inizialmente il nome programmato era “Mitsubishi Macchiato” (“Mitsubishi perché mi piace il logo, Macchiato perché il caffè la mattina appeno sveglio è forse l’unico momento della giornata in cui sono ottimista”, dice Ezra). Anche se, dalla prima canzone, tutta questa felicità non sembra esserci.

L’album, infatti, si apre con Hold You Now, una stupenda ballata malinconica (con Danielle Haim, membro del trio rock Haim) che narra di una relazione incostante, fatta di tira e molla. In più, un coro melanesiano tratto dal film “La sottile linea rossa”. Mamma mia che tristezza. E invece no, provate ad ascoltarla, e vedrete che una leggera parvenza di allegria è presente, e si allarga piano piano fino ad arrivare anche alla seconda traccia, Harmony Hall, uscita come singolo per anticipare l’album. Proprio da questo brano si vede la voglia di tornare alle origini: oltre ad essere solare, ironico e ingenuo, il titolo è il nome del dormitorio della Columbia University dove si sono incontrati i membri della band.

Brani come This Life (scritto con Mark Ronson), Rich Man e Bambinacontinuano con questa scia di ilarità e gaiezza, ma guai a pensare che il disco sia tutto uccellini che cantano e fiori splendenti su un campo primaverile. Infatti si avverte una certa evoluzione non solo nella musica, ma anche nei testi di brani come Big Blue, Unbearably White e Rich Man, dove si dà spazio soprattutto alla riflessione: ormai non parliamo più dei giovani spensierati che trattano di problemi legati al college in maniera ironica, distaccata, spensierata, ma siamo alle prese con giovani che iniziano a farsi domande su tutto (Dio, l’amore, il destino…). Infine, a conclusione della prima parte dell’album, ritroviamo la calda voce di Danielle Haim che ci narra di una coppia di sposi alle prese con le aspettative deluse di un matrimonio (Married in a Gold Rush).

LATO B

A cura di Costanza Ambrosi

Le danze per questa seconda parte di Father of the Bride hanno inizio con un brano quasi sperimentale.

L’insieme armonico dei primi 9 brani trova nella decima traccia, My Mistake, un’evoluzione stilistica sostanziale tra borbottii d’acqua, un malinconico pianoforte, cori di sottofondo e flebili accordi di chitarra.

Con amara consapevolezza My Mistake fa riaffiorare dalle quiete acque dei ricordi l’errore più grande, quello reazionario e irrimediabile che ha cambiato ogni cosa. A seguire Sympathy, con la sprezzante chitarra ritmica di Steve Lacy (classe ’98, è un chitarrista, bassista, compositore americano)

Un’ atmosfera del tutto differente e lontana dalla triste e rassegnata lirica personale del brano precedente. Sympathy infatti affronta un tema storico miliare complesso come la nota, ritrovata “simpatia” tra Religione Cristiana e Giudaica e nello specifico, la loro lotta contro un comune nemico:

“…Judeo-Christianity, I’d never heard the words; Enemies for centuries, until there was a third; In the ping-pong match of constant desire…”.

Religione Cristiana, Ebraica, un nemico terzo e una partita di Ping Pong, credo che il messaggio del brano arrivi chiaramente senza bisogno di ulteriori chiarimenti, come del resto diretto, martellante e travolgente è l’arrangiamento musicale. In Sympathy infatti la chitarra di Lacy domina imperante sulla voce di Ezra Koenig incontrastata.

Si prosegue con la dodicesima traccia, Sunflower, dove, sempre Steve Lacy con ritmo battente e magistrali assoli di chitarra elettrica, armonizza una lirica semplice e disincantata, almeno apparentemente: “Strange thought upon the pillow: -What day demands a date?- ;Well I don’t know.”

Lacy poi, torna anche in Flower Moon e come per Sunflower con le sue corde, ci regala un’acustica densa, sognante ed eclettica.

Segue 2021, che più che un vero e proprio brano risuona come una breve parentesi synth sfumata, con un testo romantico e pieno di domande sul futuro e il destino.

Troviamo subito dopo We Belong Together. La voce di Danielle delle Haim torna suadente in questo brano scanzonato e piacevole, leggero, con versi e strofe che su una base essenziale e semplice inneggiano all’unione che guarda al presente.

Poi Stranger, che sempre tra note rallegranti e di disimpegno, gioca con le differenze e le stranezze della vita.

Con Spring Snow, particolarmente attuale date le temperature di questo maggio, ci dirigiamo verso la conclusione dell’intero Album con pacatezza e malinconico romanticismo. L’atmosfera sfumata nei toni quieti e introspettivi si mantiene tale anche nell’ultimo brano, Jerusalem, New York, Berlin con il suo flebile e delicato tocco di piano.

Un inizio, come una fine all’insegna della musica cantautorale per i Vampire, una dimensione certo per loro inedita ma affrontata da Koenig e compagni degnamente, poeticamente, con il loro distintivo stile naif.

Un Mondo di melodie diverse e brani universalmente condivisibili, tutti unici a loro modo, unitamente parte di un progetto che racconta gli anni e l’evoluzione di questa band.

Non a caso la copertina scelta per Father of the Bride è un Globo. Un’orbe rotante come manifesto degli ultimi intenti artistici dei Vampire Weekend.

Father of the Bride come trasmissione di temi condivisi, leggeri e complessi, ostici e ironici, il tutto attraverso una vena musicale semplice ed essenziale, a volte rotta, ma estremamente più consapevole e studiata.

L’8 maggio con Jerusalem, New York, Berlin, I Vampiri e Danielle Haim al SNL hanno presentato Father of the Bride.

Jimmy Fallon ha mostrato il Vinile dell’Album, che sarà distribuito anche in musicassetta per gli amanti del Vintage.

Quindi cari amici, spolverate i Walkman, tutto ciò che c’è da sapere su ambo i lati della musicassetta ora è vostro, non vi resta che l’ascolto.



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