QUENTIN40 – “40”

- Aprile 11, 2019

Quentin40 viene giù dai giardinetti perché deve dire un paio di cose. Non a caso la prima traccia del nuovo disco – “40” (Guna/Urbana Label) – si intitola proprio “Botti” (“Quentin Quentin Q40 giù dai giardinetti/ vendo pezzi di muro per giovani architetti”) in cui già è espresso chiaramente l’obbiettivo del rapper (vero nome Vittorio Crisafulli): il giovane rapper di Acilia ha voglia di uscire dalla periferia con le sue palazzine e i suoi muretti, per cercare di arrivare in cima (“Non ho più di strada, via di casa e palazzetto”, “Giovan8”). Sa però che per farlo è necessario essere forti e sicuri di se stessi, senza guardare in faccia a nessuno, perciò riempie le liriche delle prime canzoni di offese e insulti rivolti alla nuova scena hip-hop italiana, ormai piena di banalità e stelle cadenti (“Questi rapper senza causa non sono talenti/ o avrebbero mangiato meno droga e rifatto più denti”, “Botti”).

Dopo aver sparato a zero su tutti, si continua sempre con le stesse liriche aggressive e rabbiose fino ad arrivare a “Tiki Taka” (brano decisamente tropicale, estivo), dove il rapper romano afferma di appartenere alla vecchia scuola. Ma nei successivi brani troviamo che strizza l’occhio alla nuova wave come in “Piatto di Pasta” e “Mamma mia”, dove le basi di Dr.Cream fanno da sottofondo ad una malinconia e un sentimentalismo che, dopo i primi pezzi, non ci aspettavamo di ascoltare. Tuttavia sappiamo che Quentin si trova a suo agio anche in canzoni intime e nostalgiche, come aveva già dimostrato in “Scusa Ma”, singolo uscito l’anno scorso alle porte dell’estate.

Nel passaggio tra old e new school, però, c’è Fabri Fibra: in “666GAP” (potenziale hit) l’artista marchigiano si adatta allo stile di Quentin, troncando anche lui le parole, e questo è un forte segnale per chi invece crede ancora che non ci possa essere accordo tra i due stili.

Un’altra tematica ampiamente sottolineata è l’autenticità, intesa come sincerità: Quentin crede in quello che dice (“Quentin non è un personaggio vaffanculo al tuo messaggio/ il messaggio è che un personaggio non lo riesco a fingere”), si scaglia contro l’insensatezza di certi rapper (“questo ambiente è finto, tanto/ quanto chi lo predica”) e preferisce avere intorno poca gente ma fidata (“pochi bro di fianco a me/ resteranno che avrò voce tremula”). D’altronde, già in “Giovane1” si erano affermati i principi del pensiero di Quentin, secondo cui chi non ha respirato l’aria della periferia, non può parlarne (“cazzo ne sai te dei giardinetti?”).

Lo stimolo all’originalità si spinge fino in fondo, tant’è che alla fine di “Inverno” troviamo la frase slogan: “Gli ascolti uccidono i contenuti”. Con chi ce l’ha questa volta Vittorio? Sempre con i soliti rapper da quattro soldi che pur di fare qualche ascolto in più si vendono? Oppure con chi ha portato il suo brano “Thoiry” alla fama nazionale trovando sì successo, ma tralasciando completamente il vero significato del testo? Non si sa, ma a noi può andar bene anche rimanere nel dubbio. Alla fine “40” è un ottimo album, dove sono presenti diversi spunti per migliorare ancora di più, dimostrando definitivamente che Quentin40 non è solo “quello che ha fatto Thoiry”, ma può fare molto meglio.

Visita la sezione recensioni del Magazine di Radio Cult o leggi altri articoli dall’archivio del nostro Roberto Bondi.


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