“Un cuore di vetro in inverno”: l’ultimo spettacolo di Filippo Timi è un’epopea disarmata e ultrapop – Recensione

- dicembre 14, 2018

Il ritorno sulle scene

Filippo Timi torna a teatro, e questa volta si diverte ancora di più.

Dopo una breve digressione su Adamo ed Eva e l’assegnazione dei rispettivi organi (pisello e cervello), dopo un potente affresco della Natività, e dopo il racconto dello sbarco sulla Luna come apice dell’umanità che va oltre i propri limiti, arriva finalmente il momento per il nostro eroe sui generis di cimentarsi nella più ardua delle imprese: sconfiggere il drago delle sue paure, che sono, in realtà, le nostre paure.

Siamo nel ‘600, ma non lo sappiamo bene, forse siamo nel 2018, poco cambia, e siamo in Umbria, il donca (dialetto perugino) straripante dissipa ogni dubbio sulla provenienza del cavaliere sgangherato, che, come ogni cavaliere che si rispetti, si fa accompagnare da una piccola corte, ovviamente anch’essa sgangherata quanto basta: uno scudiero ridanciano che ha imparato a non fidarsi, un menestrello malinconico a tratti tragico, una prostituta goliardica dai lidi romagnoli. E uno splendido angelo custode che assume le sembianze di Marylin, che si fa trascinare avanti e indietro da uno scarno carrello per scoprire le sorti alterne delle vicende umane (una deliziosa Marina Rocco, attrice-feticcio di Filippo Timi sempre più delicata e consapevole).

Re a casa sua

Ma davvero bisogna andare? Il cavaliere errante non ne è pienamente convinto e si rivolge al pubblico, coinvolgendolo nello svolgimento dell’azione scenica. “Sì”, “noooo”, “sì”, la risposta non è unanime, occorre riformulare la domanda, “sì”, ora è unanime, ma non piace, allora si porge la domanda ancora, e ancora… “tanto lo spettacolo dura poco”, quindi Timi – re a casa sua – può giocare quanto vuole, e infrangere la finzione. È subito festa, un abbraccio corale avvolge l’attore che non è nuovo a espedienti di metateatro.

Alla fine, il cavaliere errante trova il coraggio e va ad affrontare il suo destino, ritrovandosi solo, in mutande, solo di fronte al proprio mostro, che sconfigge accogliendolo in sé, arrendendosi alla propria intrinseca fragilità e comprendendo che l’uomo non si può salvare da solo.

Poesia stridente, magistrali colpi di teatro, cover di Gigi D’Alessio, coreografie iconiche sotto lo stroboscopio: l’ultimo spettacolo di Filippo Timi è un variopinto romanzo di formazione messo in scena destreggiandosi sulla linea sottile che separa il sublime dal trash, la realtà dalla finzione, la follia dalla ragione, in cui l’uomo contemporaneo deve trovare la sua orbita.

Un cuore di vetro in inverno” è in scena al Teatro Morlacchi di Perugia fino a domenica.


Commenti
  1. Lucilla   On   dicembre 16, 2018 at 10:16 pm

    Ci sono alcuni passaggi di una intensità dolorosa per chi ha vissuto vicino a persone che sono partite per sconfiggere il drago e non sono più tornate grazie

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