ESCE “SKINS”, L’ALBUM POSTUMO DI XXXTENTACION – Recensione, tracklist e copertina

- dicembre 7, 2018

Mi ricordo perfettamente quella sera, ero a casa, a rilassarmi, dopo aver studiato tutto il giorno.

Scorrendo su Facebook trovai la notizia di Jahseh Dwayne Ricardo Onfroy, in arte XXXTentacion, trovato morto, a causa di una ferita da arma da fuoco, nella sua super macchina nel parcheggio di un concessionario.

Il 14 ottobre mamma Cleopatra, quattro mesi dopo la scomparsa del figlio, si incontra con Travis Baker, batterista dei Blink-182, e John Cunningham, produttore, per affidargli il compito di concludere il progetto di X, “Skins”. Meno di due mesi dopo, fortunatamente, possiamo riascoltare la sua voce.

Lui, in quanto persona, non c’è più, ok, ma rimane la sua anima, i sui sentimenti, la sua “insanity”: è proprio lì che ci aveva lasciati, all’album “?” dove nell’intro X ci dice che stiamo per addentrarci, in sintesi, nel suo essere. Anche in questo nuovo disco, nell’introduzione, una voce robotica ci avverte che, da lì a breve, entreremo: “in a place you could feel outside your skin, my mind”.

Se non hai già ascoltato “Guardian Angel” vai, ti aspetto. Qualcosa di familiare? Strano vero?

Esatto, è “Jocelyn Flores” ma al contrario, cioè dalla fine all’inizio. Jocelyn era un’amica di X che si tolse la vita nel 2017, evento che lo scosse pesantemente. Si parla di scuse che lui deve a chi ha sofferto per colpa sua, per colpa del suo passato e delle sue esperienze, con la sensibilità che siamo abituati a trovare in tutti i suoi brani. Ma il cielo apparentemente sereno cambia improvvisamente, in “Train Food” siamo scaraventati con forza in una stazione ferroviaria, con i tuoni di sottofondo. Una sola nota di pianoforte, e poi una chitarra accompagna la voce che ci racconta della Morte, personificata, che segue le persone e le rapisce, facendole riflettere sulla propria vita, su tutto quello che hanno fatto e che potrebbero fare se…non fossero legate a dei binari: “now it’s here, death is now arrived, time is finally up”

L’altalena di emozioni riprende in “whoa (mind in awe)” dove viviamo 2 minuti e 32 di speranza, con un beat che trasmette serenità ed una strofa, solo una, dove X parla e conforta i sui genitori.

L’apparente quiete si trasforma in angoscia e nostalgia, perché in “BAD!” si cade in un baratro masochista dettato da amore, dolore e piacere esattamente in quest’ordine, quasi un fulmine a ciel sereno considerando la durata di poco più di un minuto e mezzo.

Lascia che la playlist scorra e appena arriverai a 00.40 secondi di “STARING AT THE SKY” sappi che verrai preso a pizze da un growl prepotentissimo e che è solo l’inizio perché subito dopo arriva “One Minute”, il featuring con Kanye West che non solo dura 1\3 dell’album, ma ti fa capire che il minuto di prima è passato e che il prossimo è di X e, sentendolo molto convinto e incazzato, glielo lascerei.

Sei provato fisicamente da questo tour imprevedibile di emozioni? Ti senti Paolo di Paolo e Francesca?

Non preoccuparti, perché in “difference(intelude)” composto da chitarra e voce puoi prendere fiato, farti una tisana e pensare all’amore e al matrimonio, guardando la pioggia che cade dalla finestra del salotto, come nei film. Ma non riposarti troppo, si parte per “I don’t let go” dove un beat ci trasporta in oriente e X ci rassicura del fatto che sa di non poter “lasciarsi andare” perché sa che ha molto ancora per cui vivere. L’ultimo slancio di queste montagne russe di emozioni ce lo dà “what are you so afraid of”, dove sembra di ascoltare Morrissey dei Smiths, in particolare “Asleep”. Vai ad ascoltarla, tanto non ho nulla da fare.

Un saluto in piena serenità per l’ennesimo, purtroppo l’ultimo, viaggio che XXXTentacion ci ha fatto fare nella sua mente, nei sui sentimenti, nel suo Io.

Le uscite sono in fondo, l’ultimo spenga la luce.

Copertina

Tracklist

01. Introduction
02. Guardian angel
03. Train food
04. whoa (mind in awe)
05. BAD!
06. STARING AT THE SKY
07. One Minute (feat. Kanye West)
08. difference (interelude)
09. I don’t let go
10. what are you so afraid of

Visita la sezione recensioni del Magazine di Radio Cult, o leggi altri articoli di Gabriele Galeazzi.

 

 

 


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