GRAPHICULT #8 | “Nina che disagio” di Ilaria Palleschi

- novembre 23, 2018

Cosa faresti se ti trovassi davanti un’altra te?

È  la domanda che si pone la protagonista del primo lavoro di Ilaria Palleschi, e da cui è tratto il titolo del libro “Nina che disagio”.

La trama gira intorno a Nina, una ragazza che insegue il suo sogno di illustratrice. Il tavolo da disegno è il suo rifugio: dalla realtà che deve affrontare e da una madre continuamente in apprensione.
Il disagio è una costante delle costanti della storia ed è ben descritto in diversi passaggi, dall’episodio in cui la protagonista deve prendere un tramezzino e non riesce a farsi strada fino al bancone; a quello in cui è in cerca di un abito da festa ma alla fine indossa sempre i soliti vestiti perché ormai sono una specie di armatura; oppure quando, arrivata ad una festa, la sua amica – ancora di salvezza – non si presenta lasciando Nina in preda al panico.

Sarà questo uno dei momenti più importanti, che faranno capire alla protagonista quanto sia difficile per lei socializzare. Nina si chiede allora cosa fare, come comportarsi  (c’è un protocollo da seguire?). L’unica soluzione che riesce a trovare per sopravvivere alla festa – un piano a mio parere più che condivisibile – è quella di cercare Il Divano. Mentre è lì seduta due ragazzi le si avvicinano, ma subito se ne vanno. Tornando a casa, dopo la pessima serata, incontra una signora, una specie di fata madrina, che in un batter d’occhio fa apparire un’altra Nina, la sua versione 2.0, socialmente potenziata, femminile al punto giusto, che prende in mano la situazione. A sentirla così sembra tutto perfetto, un lavoro, un ragazzo, tutto va nel verso giusto per la nuova Nina, ma non sempre le nuove versioni sono migliori delle precedenti. Alla Nina 2.0 piace la vita che si sta costruendo, la vuole per sé, ma la Nina originale riesce a prendere consapevolezza di sé e fa di tutto per riavere ciò che era suo.

Il punto forte, non è solo il personaggio o la situazione, ma la narrazione. La quarta parete viene abbattuta e la protagonista dialoga direttamente con il lettore, ad esempio quando Nina cammina per strada e va a sbattere contro il “vetro di carta”, uno stratagemma spesso utilizzato nel mondo cinematografico. I balloon sono tinti di nero quando c’è un contatto diretto protagonista-lettore.
Nonostante Nina sia estranea al mondo, lo stile “cartoonesco” che le ha donato l’autrice, con i riferimenti alla cultura pop e ai suoi spot, la riescono ad inserire in un perfetto contesto contemporaneo. Il tratto poliedrico dell’autrice si nota quando Nina, chiudendosi in sé fa un viaggio nella sua interiorità e qui i disegni cambiano e rimandano ai vari Dylan Dog e Peanuts, rispettando lo stile degli originali.

Nina a mio parere è un personaggio attuale, che rispecchia chiunque si senta inadeguato al contesto che lo circonda. In un graphic novel di 160 pagine, la penna di Ilaria Palleschi ci insegna ad avere fiducia in ciò che si è, perché l’essere qualcun altro, non sempre è la scelta migliore.

“Avrò sempre paura, solo che la cosa non mi spaventa più.”

– Nina –

Ilaria Palleschi:
Da sempre affascinata alle arti visive, frequenta l’Istituto Europeo del Design di Roma. Una volta diplomata fonda: Lo Studio Pilar. Dal 2012 inizia la sua carriera di freelance per case editrici come “Armando Curcio Editore”, ma anche di moda come “Ortys – officina Milano” e per studi di architettura “Studio Nobili di Roma”. “Nina che disagio” è il suo primo graphic novel, pubblicato nel 2018.


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