Gatta Cenerentola | ANIMACULT

- Marzo 19, 2018

Dimenticatevi del principe azzurro, scordatevi gli uccellini invadenti e le canzoni smielate: la favola di Cenerentola è tornata alle sue origini e sa di gangster movie.
Se Disney per Cinderella (1950) prese ispirazione da Cendrillon di Perrault, La Gatta Cenerentola (2017) prende le fondamenta dall’omonima fiaba di Giambattista Basile (1634).

L’aspro racconto popolare ha ben poco a che fare con la Cenerentola maggiormente conosciuta, e lo studio MAD Entertainment lo ha confermato con questo film d’animazione che decisamente non si può chiamare cartone animato, e che decisamente non è adatto ai bambini (o almeno non a tutti).

Ambientato in una Napoli cupa e vagamente futuristica, la trama scorre tra malavita e malasorte grazie a personaggi originali e sfaccettati. Mia è una Cenerentola muta, vittima delle circostanze e realmente sfruttata dall’affascinante matrigna Angelica e da circa sei sorellastre, di cui, possiamo dire con certezza, sentivamo veramente il bisogno, dalla prima all’ultima. Il principe azzurro è diventato un poliziotto che, insieme al suo alter ego cattivo davvero cattivo (un po’ boss camorrista e un po’ Gigi D’Alessio), ci manda in leggera crisi ormonale.

Una nave, il porto di Napoli e un’eredità, una storia di speranza per una città che tramite questo film arriva nei cinema di tutta Italia. Lo studio napoletano MAD ha tirato fuori dal cilindro un capolavoro ispirato alla loro città, per la loro città: un’ode alla Napoli che insiste e si impone.

Si può dire che questo film accontenti ogni esigenza: amanti del romanticismo, del dark, del sangue, del neomelodico napoletano e della voglia di piangere. Le musiche, curate da Antonio Fresa e Luigi Scialdone, sono la ciliegina dolce amara, una nota malinconica che non può che far emozionare. E con una riuscita “Io te voglio bene assaje” in chiave swing, non possiamo che inchinarci e ringraziare.

Dopo i piccoli miracoli di Bruno bozzetto e Enzo d’Alò, l’animazione italiana non è mai stata così interessante e competitiva.
Sarà perché è il primo film d’animazione candidato ai Premi David di Donatello, sarà perché è stato doppiato da attori come Alessandro Gassmann e Massimiliano Gallo, sarà perché le versioni dark della Disney mi piacciono particolarmente o sarà semplicemente per la presenza di un gatto, ma questo film l’ho amato veramente tanto e posso solo che consigliarvi di vederlo al più presto.

Se ve lo siete persi al PostModernissimo, potete recuperarlo in DVD e Blu-ray (lo streaming non ci piace).

Comunque se arriva su Netflix vi scrivo.

Trailer

 


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